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Chiese d'estate. In Nigeria e in Italia

Nel Paese africano colpito dai fondamentalisti i fedeli continuano a seguire le funzioni religiose. Mentre nell'estate d'Occidente...

Questa riflessione nasce da una chiesa vuota, e da una testimonianza africana. La chiesa vuota non ha un nome, o meglio ne ha tanti: quelli di tutte le parrocchie in cui le celebrazioni, con l'avanzare del caldo e l'avanzare delle vacanze, vedono il numero dei fedeli diminuire, nonostante l'orario delle messe, in estate, diventi tradizionalmente meno fitto. In effetti, può non piacere ma sono molti i cattolici "della domenica" che, per abitudine, tra luglio e agosto, complici anche il caldo e la facilità di raggiungere le spiagge, scelgono di riservare alla messa le ore finali della giornata festiva, e di assistere all'ultima funzione prevista in parrocchia. Se poi il traffico, o la voglia di "tirar tardi" lo impediscono, poco male, forse tra una settimana ci sarà più tempo.

In questo senso, a chi ha sotto gli occhi il paesaggio delle città del nord del mondo, "in ferie" anche per quanto riguarda la liturgia, potrà sembrare straordinaria la testimonianza, cui facevo riferimento all'inizio, di mons. John Onaiyekan, arcivescovo di Abuja, capitale di quella Nigeria dove a essersi alzata - e da ben più di qualche mese - è soprattutto la temperatura del conflitto ideologico. Gli attacchi mortali e le bombe del gruppo fondamentalista "Boko Haram", infatti, negli ultimi 12 mesi non hanno preso di mira solo strutture militari o governative, ma anche edifici religiosi: chiese di ogni confessione cristiana, ma anche moschee che l'integralismo pseudo-religioso considera ugualmente compromesse con le istituzioni statali "peccaminose". Davanti ad uno scenario simile l'osservatore "occidentale" potrebbe chiedersi, legittimamente, se i fedeli locali non siano spaventati dal pericolo al punto di disertare le celebrazioni. La risposta di mons. Onaiyekan è immediata e lineare:

"Assolutamente no! Qui, in Nigeria, i cristiani sono convintissimi, giovani e adulti. E tutti sono disposti e pronti a continuare a frequentare la chiesa!"

Raccogliere questa testimonianza, poche ore dopo un attacco sanguinoso, e poco dopo la conclusione di una messa ad Abuja, non mi ha fatto penasre solo ai banchi delle nostre parrocchie, che il sole d'agosto basta a svuotare. A tornarmi in mente sono state anche alcune parole di Giovanni Paolo II, che si possono leggere nell'esortazione apostolica Ecclesia in Africa, in cui si invita la Chiesa del continente africano, "Chiesa di missione" a diventare "essa stessa missionaria" (Ecclesia in Africa, § 8). E certo l'esempio dei cristiani di Nigeria, costanti nell'espressione di fede anche tra i pericoli, può essere considerato un vero annuncio missionario, anche senza che nessuno di quei religiosi o quei fedeli lo abbia portato direttamente tra le navate vuote d'Occidente.

Davide Maggiore

© www.vinonuovo.it, 28 agosto 2012

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