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Ciao, Benedetto. È sede vacante

L'ora, storica, è arrivata. Alle 20 di giovedì 28 febbraio è finito il pontificato di Joseph Ratzinger eletto al soglio di Pietro il 19 aprile 2005. Ecco cosa succede adesso.

 

Ore 20, la Chiesa volta pagina

 

Ore otto, si chiude. Si chiude il portone di Castel Gandolfo, con le guardie svizzere che smontano e tornano a Roma. Si chiude l’appartamento papale con i sigilli apposti anche all’ascensore che porta nelle stanze private. Si chiude un Pontificato, quello di Papa Benedetto, cominciato il 19 aprile del 2005. Il gesto di Papa Ratzinger chiude un’epoca, ma apre, al contempo, un nuovo corso per la vita della Chiesa. Sempre più radicata nello spirito e nella preghiera, ma pronta ad affrontare le sfide di un mondo in continua e rapida trasformazione.

Non è stato semplice il Pontificato di Benedetto XVI. Papa studioso e timido, di quella timidezza che può essere scambiata per distacco e freddezza, Ratzinger si è trovato subito alle prese con una Chiesa divisa e difficile da gestire. Gli scandali, da quello della pedofilia a quelli portati alla luce da Vatileaks, hanno disegnato agli occhi del mondo quello che lo stesso Benedetto ha definito “il volto della Chiesa”. Eppure, è il grande insegnamento che ci lascia, quella litigiosa, disunita, tentata dal successo e dal denaro, è pur sempre la Chiesa di Cristo. E Cristo la ama e la accompagna. “Non scendo dalla croce”, ha spiegato nell’ultima udienza in piazza San Pietro, “continuerò a stare accanto alla croce anche se in modo diverso”.

E negli ultimi giorni quella apparente freddezza si è trasformata in affetto e commozione. Gli stessi fedeli che, in più di una intervista ammettevano “abbiamo amato Giovanni Paolo II, ci sentivano distanti da questo Papa”, alla notizia della rinuncia hanno subito provato “grande vicinanza e solidarietà”. Un gesto che ricapitola tutto un Pontificato e lo mette sotto il segno dell’umiltà, della preghiera, del primato della coscienza che si lascia ispirare e guidare da Dio, della comunione. La Chiesa, pur nella pluralità, “è come un’orchestra”, e quella che esce dai diversi strumenti deve “essere un’armonia”.

“Chi crede non sarà mai solo", "la preghiera è fonte infinita di gioia”. Benedetto XVI ci lascia con queste due certezze – le stesse che aveva enunciato il 24 aprile del 2005 nella sua prima messa da Pontefice – e con un ultimo saluto affidato a internet. Il tweet numero 37 del suo account esorta: “Grazie per il vostro amore e il vostro sostegno. Possiate sperimentare sempre la gioia di mettere Cristo al centro della vostra vita”.

Annachiara Valle
 
 

A Castel Gandolfo: «Non più Papa, ma pellegrino»

 

Il portone del Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo è stato chiuso alle 20 di stasera. Benedetto XVI non è più Papa e per la Santa Sede il soglio di Pietro è Sede vacante. La chiusura del portone è l'ultimo atto di una giornata memorabile, nella quale il mondo ha potuto vedere per l'ultima volta Joseph Ratzinger con le insegne del romano pontefice. I momenti finali del pontificato cominciato con la fumata bianca del 19 aprile 2005 si sono svolti davanti alle telecamere.

Tra l'uscita dall'appartamento papale e il saluto dal balcone del palazzo di Castel Gandolfo sono trascorsi circa 45 minuti. Alle 16,50 il Papa ha lasciato il suo appartamento appoggiandosi al bastone, affiancato dai cardinali Comastri e Vallini, alle sue spalle il segretario Georg Ganswein. Cinque minuti dopo Benedetto XVI è apparso nel cortile di San Damaso, all'interno del Palazzo apostolico.  Nel cortile era schierato su due file il picchetto d'onore delle guardie svizzere, con  le divise disegnate da Michelangelo e il pennacchio rosso sull'elmo. Tutto  intorno una piccola folla di suore, sacerdoti, personale della Segreteria di Stato, anche dipendenti laici del Vaticano con le loro  famiglie: c'erano anche dei bambini. L'applauso è stato fragoroso. Anche in Piazza San Pietro, dove erano  stati allestiti dei maxischermi,  c'erano centinaia di persone, mentre gli elicotteri delle televisioni sorvolavano i palazzi vaticani. Intanto l' elicottero bianco dell'Aeronautica militare con lo stemma pontificio sul finestrino aspettava nell'eliporto.

Nel frattempo, a Castel Gandolfo, piazza della Libertà andava riempiendosi di gente. Si recitava il Rosario. Benedetto XVI è stato salutato dal cardinale Bertone e ha ricevuto l'omaggio di vari monsignori. Il Papa ha allargato le braccia, salutato, benedetto. L'autista s'è inginocchiato e  gli ha baciato l'anello trattenendo a stento le lacrime. Poi il Papa ha lasciato il cortile in auto e s'è diretto verso l'eliporto scortato dalla Gendarmeria.  Alle 17.04 le pale del velivolo si sono messe in moto.

Le campane di Roma hanno cominciato a suonare a distesa. L'elicottero ha sorvolato il Tevere,  i Fori, il Colosseo. “What a fantastic view!” (“che immagine fantastica”), hanno esclamato i telecronisti della Bbc. L'elicottero ha sorvolato la basilica di San Giovanni in  Laterano, la cattedrale del vescovo di Roma atterrando a Castel Gandolfo alle 17,23. Benedetto XVI è stato accolto dal vescovo di Albano, Marcello Semeraro, dal “suo parroco” don Pietro Diletti e dal sindaco, Milvia Monachesi, che indossava la fascia tricolore. Un breve percorso in auto ha porta il Papa fin dentro la villa pontificia. Poco dopo le 17,30 il Pontefice si affaccia per l'ultima volta a un balcone. Davanti a lui, la folla che riempiva piazza della Libertà. Su un cartello si è letto: “la tua umiltà ti ha reso più grande, grazie Papa Benedetto”. “Grazie, cari amici sono felice  di essere con voi circondato  dalla bellezza del creato e dalla vostra simpatia,  che mi fa molto bene”, ha esordito Joseph Ratzinger. 

«Voi sapete - ha ripreso il Papa dopo essere stato interrotto dagli applausi - che questo giorno mio è diverso da quelli precedenti: non sono più Pontefice Sommo della Chiesa cattolica: fino alle otto di sera lo sarò ancora, poi non più. Sono semplicemente un pellegrino che inizia l'ultima tappa del suo pellegrinaggio su questa terra. Ma vorrei ancora, ...ma vorrei ancora - ha detto dopo essere stato bloccato da fragorosi battimani - con il mio cuore, con il mio amore, con la mia preghiera, con la mia riflessione, con tutte le mie forze interiori, lavorare per il bene comune e il bene della Chiesa e dell'umanità. Andiamo avanti con il Signore per il bene della Chiesa e del mondo. Grazie, vi imparto adesso con tutto il cuore la mia benedizione. Sia benedetto Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo. Grazie, buona notte. Grazie a voi tutti».

 Roberto Zichittella 
 
 
 

Media, gli occhi del mondo su San Pietro

 

 

Il mondo guarda a San Pietro. I numeri lo confermano. Sono già 3.641 gli accrediti giornalistici rilasciati finora dalla sala stampa della Santa Sede per la fine del pontificato e l'avvio della sede apostolica vacante. Lo ha reso noto il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, citando i dati forniti dal responsabile accrediti Angelo Scelzo. Gli accrediti sono stati concessi a 968 testate di 61 nazioni per 24 lingue diverse, e sono divisi tra stampa (336), fotografi (156), televisione (2470), radio (231) e web (115). Numeri che si aggiungono ai giornalisti accreditati permanentemente presso la Santa Sede per seguire l'attività del Papa.

Il pontificato si è concluso come è cominciato: nel segno della semplicità. «Dopo il grande Giovanni Paolo II i signori cardinali hanno scelto me, un semplice ed umile lavoratore nella vigna del Signore», aveva detto Ratzinger appena eletto, il 19 aprile 2005. «Torno qui a Castel Gandolfo come un pellegrino per affrontare l'ultimo tratto del mio cammino. Grazie e buonanotte». Così Papa Benedetto XVI si è congedato dalla Chiesa e dal mondo giovedì 28 febbraio, poco dopo le 18 di sera. Una giornata storica che segna uno spartiacque decisivo. Raccontata in diretta mondovisione. A partire dai principali siti di notizie.

Antonio Sanfrancesco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sede vacante: cos'è e cosa accade

 

Dalle 20 di stasera è iniziata la Sede vacante. La Chiesa universale, ora, attende l’elezione del successore di Benedetto XVI. All’ascensore e all’appartamento del Papa verranno apposti i sigilli, le stanze in cui ha vissuto per otto anni il Pontefice rimarranno vuote, simbolicamente e fisicamente. Da quel momento decadranno pure tutti i capi dicastero della Curia romana, l’attività di governo nei giorni seguenti sarà quindi garantita dalla cosiddetta Camera Apostolica composta dal Camerlengo e dal suo vice – in questo caso il Segretario di Stato Tarcisio Bertone e monsignor Luigi Celata - e dagli uditori. Al Camerlengo spetterà già nelle prossime ore il compito di annullare l’anello del pescatore, simbolo del ministero petrino, e il sigillo del pontificato.

Nei giorni scorsi il Papa aveva inoltre nominato monsignor Giuseppe Sciacca uditore della Camera apostolica. Quest’ultimo, che è il Segretario dello Stato della Città del Vaticano, ricoprirà in questa speciale occasione un importante ruolo: quello di consulente giuridico del Camerlengo, una funzione particolarmente delicata nel momento in cui la rinuncia del Pontefice ha disegnato scenari inediti anche dal punto di vista  della normativa che regola la fine di un pontificato e i passaggi successivi.

Se la Curia ‘decade’ quasi in blocco all’inizio della sede vacante, alcune cariche restano in vigore. Si tratta del decano del Sacro collegio, cioè il cardinale Angelo Sodano, del vicario di Roma, il cardinale Agostino Vallini, quindi del Penitenziere maggiore, il cardinale Manuel Monteiro de Castro, dell'elemosiniere monsignor Guido Pozzo. Al loro posto restano pure il sostituto della Segreteria di Stato, monsignor Angelo Giovanni Becciu, il segretario per i Rapporti con gli Stati, monsignor Dominique Mamberti,  e l’arciprete della basilica vaticana, il cardinale Angelo Comastri.

L’altro organismo che però avrà il compito di governare la Chiesa nei giorni che precedono l‘elezione del nuovo Papa, è il Sacro collegio cardinalizio. Fra l’altro le poste vaticane diffonderanno uno speciale annullo, un francobollo sul quale si leggerà: “Benedictus p.XVI renunziat ministerio petrino”, allo stesso modo circoleranno alcune monete, che faranno di certo la fortuna di qualche collezionista, con impresso un simbolo speciale relativo al tempo della sede vacante. Ma se questi sono i passaggi formali più immediati e certi, l’altro aspetto di rilievo è l’inizio dei lavori che porterà al prossimo conclave. In questa fase, infatti, il collegio cardinalizio viene guidato dal decano; da ricordare però che il cardinale Sodano – che ricopre il ruolo - ha più di 80 anni non entrerà quindi nella Cappella Sistina dove sarà sostituito dal  vice-decano, vale a dire il cardinale Giovanni Battista Re. Ad ogni modo domattina Sodano farà partire le convocazioni ufficiali a tutti i cardinali del mondo, anche se in questo caso si tratta di un atto solo formale. C’è infatti già una data: il 4 marzo iniziano le cosiddette congregazioni generali, cioè gli incontri ufficiali fra tutti i cardinali  - elettori e ultraottantenni – che si svolgeranno nell’aula del sinodo in Vaticano.

Tuttavia già stamane ben 144 porporati hanno voluto salutare personalmente Benedetto XVI nella Sala Clementina del Palazzo apostolico. Così, informalmente, come del resto era abbastanza naturale, le consultazioni e gli scambi fra i diversi ‘grandi elettori’ hanno già preso il via. Se questo è il quadro generale è giusto sottolineare che non tutti i cardinali votanti sono già arrivati a Roma, molti sono in viaggio in queste ore provenienti da diverse parti del mondo. Nella nuova situazione venutasi a creare con le dimissioni del Papa, poi, un certo dibattito – anche mediatico - è nato intorno alla data d’inizio del conclave. Appurato che lo stesso Benedetto XVI con un apposito atto legislativo – l’ormai famoso motu proprio - ha lasciato i cardinali liberi di anticipare o procrastinare di qualche giorno il momento in cui i porporati cominciano a votare nella Sistina, ufficialmente sarà dal 4 marzo che il sacro collegio riunito al gran completo prenderà una decisione. Ma non è detto che già lunedì la questione sarà definitivamente risolta, d’altro canto i porporati potranno a quel punto prendersi il tempo che riterranno necessario per decidere quali temi trattare e quale calendario delineare per avvicinarsi al giorno fatidico.

  Francesco Peloso

 

Luigi Accattoli: "La sua rinuncia in linea con lo spirito del Concilio"

 

“Questo gesto di Benedetto XVI è stato molto importante perché ha come completato la riforma della figura papale cominciata con Paolo VI”. Luigi Accattoli, vaticanista “storico” del Corriere della sera, non è stato preso in contropiede dalla rinuncia di Papa Ratzinger al ministero petrino. “Naturalmente sorpreso nell’immediato sì, ma confermato in quello che credevo nel profondo. E cioè che solo una persona come lui poteva compiere un gesto simile. Il problema delle dimissioni di un Papa era maturato da Pio XII in poi, ma in realtà solo uno come Ratzinger poteva compierlo data la sua diversità con le figure tradizionali dei Papi e anche la sua vicinanza al Concilio”.

Perché, secondo Accattoli, la rinuncia di Benedetto è perfettamente in linea con lo spirito del Concilio Vaticano II “che parla di collegialità, cioè di un avvicinamento con la figura episcopale, e di Papa come capo del collegio”. Il vaticanista insiste sul fatto che “Paolo VI aveva cominciato la riforma della figura papale liberandosi del fasto e della corte, Giovanni Paolo II l’aveva continuata con i suoi atteggiamenti da uomo completo, che va in vacanza, che va a sciare. Ora Benedetto XVI aggiunge la rivendicazione del ritirarsi quando non si hanno più le forze sufficienti. In questo io vedo un grandissimo significato e anche un vantaggio in chiave ecumenica perché alleggerisce la figura del papato, la sua valenza simbolica assoluta e sacrale e la avvicina alla visione del vescovo, quindi anche con una apertura maggiore al dialogo con gli altri cristiani”.

Annachiara Valle

 

L'ultimo saluto ai cardinali: «Al mio successore prometto obbedienza»

 

I cardinali sono già quasi tutti disposti sulle sedie ben prima che cominci l’udienza, l’ultima di papa Benedetto nella Sala Clementina. Qualcuno si alza quando entra il cardinale Tarcisio Bertone, che, in qualità di Camerlengo, svolgerà l’ordinaria amministrazione dalle 20.00 di stasera, ora in cui comincia la sede vacante, e il momento dell’elezione del nuovo Papa. Il cardinale decano, Angelo Sodano, in attesa dell’ingresso di Benedetto, rivolge un saluto ai presenti, ma l’audio viene tolto dal circuito interno alla sala stampa vaticana. In chiaro vengono trasmesse solo le ultime parole con le quali il decano dà appuntamento ai cardinali elettori “nell’aula del Sinodo, nei prossimi giorni”.

Poi, quando, accolto da un caloroso applauso, Benedetto XVI, con le insegne rosse delle grandi occasioni, si siede sul trono pontificio, il cardinale Sodano riprende la parola, “con grande trepidazione”. Come i discepoli di Emmaus, sottolinea il decano, “ardeva il nostro cuore quando camminavamo con lei in questi ultimi otto anni”. Il Papa, con un discorso breve ma intenso, si rivolge direttamente ai cardinali. “Grazie per la vostra vicinanza e il vostro consiglio che sono stati di grande aiuto nel mio ministero”. Cita Romano Guardini, il grande teologo, del “quale conservo il libro con la dedica personale” per dire “un pensiero semplice che mi sta molto a cuore, un pensiero sulla Chiesa e sul suo mistero”. Un pensiero, appunto, formulato da Guardini “nell’anno in cui i padri durante il Vaticano II approvavano la Lumen Gentium”.

“La Chiesa - ecco il pensiero - non è una istituzione escogitata da qualcuno o costruita a tavolino, ma è una una realtà vivente che vive, anche trasformandosi, eppure nella sua natura rimane sempre la stessa e la sua natura è Cristo”. Benedetto XVI sottolinea che “questa è stata anche la nostra esperienza di ieri in piazza, vedere che la Chiesa è un corpo vivo, è nel mondo ma non è del mondo”. E citando ancora Guardini conclude: “la Chiesa si risveglia nelle anime, la Chiesa vive, cresce ed è ''opera dello Spirito santo”.

Quindi il Pontefice promette preghiera “soprattutto in questo momento perché siate docili allo Spirito”. E mentre Benedetto XVI ricorda che “tra di voi, nel collegio cardinalizio, c’è anche il futuro Papa al quale prometto incondizionata riverenza e obbedienza”, sottolinea anche che ”in questo otto anni abbiamo vissuto con fede momenti bellissimi di luce radiosa nel cammino della Chiesa, assieme a momenti in cui qualche nube si è addensata nel cielo. Abbiamo cercato di servire Cristo e la sua Chiesa con amore profondo e totale, che è l'anima del nostro ministero”.

Il Papa, infine, prima di salutare uno a uno i 144 cardinali presenti ha voluto ribadire che “abbiamo donato speranza, quella che ci viene da Cristo e che sola può illuminare il cammino. Insieme possiamo ringraziare il Signore che ci ha fatto crescere nella comunione; insieme pregarlo di aiutarvi a crescere ancora in questa unità profonda, cosicché il Collegio dei cardinali sia come un'orchestra, dove le diversità, espressione della Chiesa universale, concorrano sempre alla superiore e concorde armonia”.

Annachiara Valle
 
 

L'ultima udienza: «Non abbandono la croce»

 

Oltre 55 mila biglietti distribuiti dalla Casa Pontificia nei settori riservati e altri centomila i fedeli che riempiono il resto di piazza San Pietro e l’inizio di via della Conciliazione. “Saremo sempre con il Papa”, sventola uno striscione al centro della folla. “La grandezza de un hombre ne la humilde de un papa”, recita un altro. È una piazza colorata che attende il Papa per l’ultima udienza del suo Pontificato.

Il Papa la percorre tutta a bordo della Papamobile bianca prima di salire sul sagrato. «Il Papa si sente sicuro nell’abbraccio della loro comunione», dirà nel corso dell’udienza. È l’ultimo saluto a Roma e ai pellegrini giunti da tutto il mondo prima di quello, definitivo, giovedì 28, ai fedeli di Castel Gandolfo.

Poi, dalle 20.00 dell'ultimo giorno di febbraio la Guardia svizzera, deputata alla custodia del Papa regnante, lascerà Benedetto XVI, Pontefice emerito, e rientrerà in Vaticano. «Non ritorno alla vita privata», spiega papa Ratzinger, «a una vita di viaggi, incontri, ricevimenti, conferenze. Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore Crocifisso». «Ho voluto bene a tutti, ogni giorno ho portato ciascuno di voi nella preghiera. Vorrei che il mio saluto e il mio ringraziamento giunga a tutti. Il cuore del Papa si allarga al mondo intero».

Il Papa ringrazia in modo particolare quanti gli sono stati vicini in questi anni «Un Papa non è solo nella guida della barca di Pietro, anche se è sua la prima responsabilità. IO non mi sono mai sentito solo nel portare la gioia e il peso del ministero petrino. Il Signore mi ha messo accanto tante persone che, con generosità e amore a Dio e alla Chiesa, mi hanno aiutato e mi sono state vicine. Ad iniziare dal mio Segretario di Stato che mi ha accompagnato con fedeltà in questi anni».

Poi, spesso interrotto dagli applausi, ha spiegato il perché della sua decisione insistendo sulle «forze diminuite. Ho chiesto a Dio con insistenza, nella preghiera, di illuminarmi con la sua luce per armi prendere la decisione più giusta non per il mio bene, ma per il bene della Chiesa». In prima fila, ad ascoltare il Papa, un nutrito gruppo di cardinali e vescovi e diverse autorità religiose e civili.

Tra i cardinali presenti l'arcivescovo di Vienna Christoph Schoenborn, quello di Boston Sean O'Malley, Joao Braz de Aviz, il filippino Luis Antonio Tagle, l'arcivescovo di Monaco Reinhard Marx, Donald Wuerl (Washington), Roger Mahony (Los Angeles), il ghanese Peter Turkson, l'australiano Georg Pell, il messicano Norberto Rivera Carrera, John Tong (Hong Kong), Bernard Law. TRa gli italiani il cardinale Giovanni Battista Re, il segretario di Stato Tarcisio Bertone, i cardinali Angelo Bagnasco, Ennio Antonelli, Salvatore De Giorgi ed Herrand (che hanno fatto parte della commisisone cardinalizia (con loro anche Tomko) inacricata di indagare sul caso Vatileaks.

Sono presenti anche il Granduca ereditario Guillaume de Luxembourg, il ministro della Salute Renato Balduzzi, Jorge Fernandez Diaz, ministro degli Interni di Spagna, Maria Voce, leader dei Movimento dei Focolari, Kiko Arguello, leader del Cammino Neocatecumenale, Frere Alois, di Taizé, il presidente slovacco Ivan Gasparovic e il presidente della Baviera Horst Seehofer. A conclusione dell'udienza, il Papa riceve nella sala Clementina del palazzo apostolico il presidente slovacco, il presidente bavarese Seehofer, Teodoro Lonfernini e Denise Bronzetti, Capitani reggenti della Repubblica di San Marino, Joan Enric Vives i Sicilia, Arcivescovo di Urgell e Co-Principe di Andorra.

Annachiara Valle
 
 

Caro angioletto proteggi tu Benedetto, i bimbi e il Papa

 

La visita ai bambini dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma fu il primo incontro pubblico in una struttura sanitaria da parte di Benedetto XVI subito dopo la sua elezione. «In questo luogo si può offrire una testimonianza concreta ed efficace del Vangelo a contatto con l'umanità sofferente», disse il Pontefice nella sua visita del 30 settembre 2005, «qui si proclama con i fatti la potenza di Cristo che con il suo spirito guarisce e trasforma l'umana esistenza. Preghiamo perché, insieme con le cure, sia comunicato ai piccoli ospiti l'amore di Gesù».

Un affetto che i piccoli degenti del polo ospedaliero, una parte del quale è stato intitolato nell’ottobre scorso proprio a Benedetto XVI, non hanno affatto dimenticato e hanno ricambiato in questi giorni scrivendo numerosi messaggi per il Pontefice che l’11 febbraio scorso ha deciso di rinunciare al suo ministero. «Papa, perché ti sei dimesso? Mi mancherai», si legge in uno dei biglietti scritti dai piccoli pazienti. «Caro angioletto, proteggi Benedetto», si legge in un altro. E poi ancora: «Un giro tondo di saluti da tutti i bambini del mondo per il Papa più bravo del mondo». «Ricordaci nelle tue preghiere». «Benedetto prega per mia sorella falla tornare a casa». «Sei il nonno di tutti i bambini». «Grazie di tutto».

Messaggi semplici come solo i bambini nel loro linguaggio immediato e spesso disarmante sanno formulare. In uno di questi affiora proprio il ricordo della visita che nel 2005 il Papa fece all’Ospedale. «Caro papa», scrive Rebecca, «quando sei venuto in ospedale io ero molto piccola ma la mamma me lo racconta sempre. Oggi sono in DH (day hospital) e ricordando quel giorno ti abbraccio di cuore».

Nei biglietti di questi piccoli c’è molto di quella limpidezza evangelica che il Papa nell’ultima udienza del pontificato, ha raccomandato a tutti i fedeli che vogliono incontrare Gesù: «Vorrei invitare tutti» ha esortato Benedetto XVI, «a rinnovare la ferma fiducia nel Signore, ad affidarci come bambini nelle braccia di Dio, certi che quelle braccia ci sostengono sempre e sono ciò che ci permette di camminare ogni giorno anche nella fatica».

Antonio Sanfrancesco

 

Dossier a cura di Alberto Chiara
 
© Famiglia Cristiana, 28 febbraio 2013
 
Foto: Reuters, Ansa, Vatican.va

 

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