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Convegno Ecclesiale Regionale. Intervista a Mons. Vito Angiuli

La Chiesa di Puglia si prepara al terzo Convegno Regionale sul tema "I laici nella Chiesa e nella società pugliese oggi", in programma a San Giovanni Rotondo dal prossimo 27 aprile al 30 aprile. Oltre 350 delegati dalle 19 Diocesi regionali si interrogheranno sui temi del laicato cattolico (Educatori, Corresponsabili, Testimoni) per aprire un confronto che sappia coinvolgere le identità e le istituzioni sociali dalla famiglia, all'associazionismo, alla pubblica amministrazione, al mondo dell'economia e del lavoro, alla luce di una attuale riproposizione del Vangelo. Sono state realizzate delle interviste ad alcuni Vescovi sulle nove aree di discussione in cui si articolerà il convegno stesso.

puglia2.jpgIntervista a Mons. Vito Angiuli, Vescovo di Ugento – Santa Maria di Leuca, in preparazione del III Convegno Ecclesiale regionale di san Giovanni Rotondo (27 - 30 aprile 2011) sul tema: " I laici nella Chiesa e nella società pugliese oggi".

 

 

 

- Quali sono gli strumenti di una trasmissione efficace della fede?

Fin dall’inizio, la Chiesa ha inteso la trasmissione della fede come una dimensione fondamentale della sua azione missionaria. Nella Seconda Lettera a Timoteo leggiamo questa esortazione: «Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e di cui sei convinto, sapendo da chi l’hai appreso e che fin dall’infanzia conosci le sacre Scritture: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene per mezzo della fede in Cristo Gesù» (2Tim 3, 14-15). Lungo il corso dei secoli, l’impegno a trasmettere la fede alle nuove generazioni è stato esercitato in diverse forme.

Oggi, questo compito rimane uno degli aspetti più decisivi e importanti della vita della Chiesa, pur se non mancano gravi difficoltà per la sua realizzazione. I Lineamenta del prossimo Sinodo dei Vescovi disegna lo scenario attuale con queste parole: «I tratti di un modo secolarizzato di intendere la vita segnano il comportamento quotidiano di molti cristiani, che si mostrano spesso influenzati, se non condizionati, dalla cultura dell’immagine con i suoi modelli e impulsi contraddittori. La mentalità edonistica e consumistica predominante induce in loro una deriva verso la superficialità e un egocentrismo che non è facile contrastare. La “morte di Dio” annunciata nei decenni passati da tanti intellettuali cede il posto ad uno sterile culto dell’individuo. Il rischio di perdere anche gli elementi fondamentali della grammatica di fede è reale, con la conseguenza di cadere in un’atrofia spirituale e in un vuoto del cuore, o al contrario in forme surrogate di appartenenza religiosa e di vago spiritualismo» (Sinodo dei Vescovi, XIII Assemblea generale ordinaria, La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana, 6).

Gli strumenti più efficaci per la trasmissione della fede sono la vita della comunità cristiana e la testimonianza personale di ogni cristiano. È in questo contesto che occorre far risplendere la bellezza del Vangelo nella vita ordinaria. Lo strumento da prediligere è quello della relazione interpersonale e del rapporto da persona a persona. Come ricorda Papa Paolo VI occorre «uno stile comunitario e personale; uno stile che interpella alla verifica le comunità nel loro insieme ma anche ogni singolo battezzato, accanto alla proclamazione fatta in forma generale del Vangelo, l’altra forma della sua trasmissione, da persona a persona, resta valida ed importante. [...] Non dovrebbe accadere che l’urgenza di annunziare la buona novella a masse di uomini facesse dimenticare questa forma di annuncio mediante la quale la coscienza personale di un uomo è raggiunta, toccata da una parola del tutto straordinaria che egli riceve da un altro» (Paolo VI, Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, 46).

Ovviamente un ruolo importante rivestono anche i mass media per la loro capacità di collegare nello spazio e nel tempo realtà diverse e lontane tra loro. Sapientemente usati, gli strumenti della comunicazione sociale possono concorrere a far conoscere il Vangelo a un vasto gruppo di persone.

- In quali ambiti è possibile?

Va innanzitutto ricordato che l’impegno a trasmettere la fede investe ciascun cristiano. «Un simile compito di annuncio e di proclamazione non è riservato a qualcuno, a pochi eletti. È dono fatto ad ogni uomo che risponde con fiducia alla chiamata alla fede. La trasmissione della fede non è un’azione specializzata, da appaltare a qualche gruppo o a qualche singolo individuo appositamente deputato. È esperienza di ogni cristiano e di tutta la Chiesa, che in questa azione riscopre continuamente la propria identità» (ivi, 12)

Tutti gli ambiti in cui l’uomo vive sono ambienti nei quali è possibile far conoscere il Vangelo. Non vi sono condizioni o luoghi nei quali il Vangelo non possa essere annunciato come parola che libera e salva. Ambito primario, originario e privilegiato della trasmissione della fede è la famiglia, piccola chiesa domestica. «Nello spazio familiare può avvenire l’educazione alla fede essenzialmente nella forma di educazione alla preghiera del bambino. Pregare insieme al bambino serve ai genitori per abituarlo a riconoscere la presenza amante del Signore, permettendo loro ridiventare testimoni autorevoli presso il bambino stesso» (ivi, 22). Poi c’è la scuola, il mondo del lavoro, e tutte le realtà in cui l’uomo vive.

 - Esistono occasioni in cui si rischia un’ingerenza della Chiesa?

 Se la Parola viene annunciata con umiltà e con lo stile proprio del Vangelo non si può parlare di ingerenza perché l’annuncio cristiano sollecita la responsabilità della persona lasciando piena libertà di adesione. La Parola di Dio viene dall’alto, è Parola rivelata da Dio per il bene dell’uomo; essa va trasmessa con umiltà, senza alcuna imposizione. Si tratta di testimoniare la speranza che abita nel cuore rispondendo «con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza» (1 Pt 3, 16), con quella forza mite che viene dall’unione con Cristo. Si tratta di annunciare il Vangelo con uno stile che abbraccia il pensiero e l’azione, i comportamenti personali e la testimonianza pubblica l’attenzione educativa e la dedizione premurosa ai poveri.

- Ci sono ambiti in cui la società pugliese è più carente nella trasmissione della fede?

La società pugliese ha aspetti positivi che non si riscontrano in altre regioni dell’Italia e dell’Europa. Tra questi va annoverata la ricca pietà popolare, una realtà nella quale il Vangelo viene offerto costantemente al popolo di Dio con semplicità e concreta aderenza alla realtà.

Tra gli aspetti problematici va annoverato l’istituto familiare. Anche in Puglia la famiglia vive una situazione di difficoltà e di crisi. Essa, tuttavia, rimane ancora una risorsa a cui attingere per trasmettere e testimoniare la fede in modo sincero e autentico. Educare alla fede vuol dire anche insegnare a ravvivarla ogni giorno.

- Come fare nei momenti di crisi che ciascuno affronta nel corso della propria esistenza?

È necessario aiutare i singoli cristiani a mettere in pratica ciò che il Concilio Vaticano II ci ha insegnato, ovvero il primato dell’ascolto attento e obbediente della Parola di Dio. Non dimentichiamo che nell’ultima esortazione apostolica Verbum Domini, Papa Benedetto XVI sottolinea la centralità della Parola nella vita del cristiano e della comunità parrocchiale.

In secondo luogo è importante la partecipazione attiva alla vita della comunità. In un contesto fortemente secolarizzato occorre mantenere vivo il contatto con la comunità cristiana in modo da non perdere l’ambito vitale in cui la fede è sostenuta e continuamente rigenerata.

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