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«Domenica vado a Greccio e scriverò una lettera sul significato del presepio»

Francesco dedica l’udienza generale al viaggio in Thailandia e Giappone: «Basta con l’ipocrisia di chi parla di pace e vende armi di guerra. L’Occidente ha perso il senso di vivere». E annuncia la visita all’inizio dell’Avvento «per pregare nel posto del primo presepio che ha fatto San Francesco d’Assisi»

«Per proteggere la vita bisogna amarla, e oggi la grave minaccia, nei Paesi più sviluppati, è la perdita del senso di vivere. Le prime vittime del vuoto di senso di vivere sono i giovani, perciò un incontro a Tokyo è stato dedicato a loro». È tutta dedicata al viaggio in Thailandia e Giappone l’udienza generale di papa Francesco che al termine della catechesi, dopo i saluti ai pellegrini italiani, annuncia la visita domenica prossima, all’inizio dell’Avvento, a Greccio «per pregare nel posto del primo presepio che ha fatto San Francesco d’Assisi e per inviare a tutto il popolo credente una lettera per capire il significato del presepio». Una visita dal profondo significato che segna l’avvio del cammino verso il Natale. Poi Francesco esprime «vicinanza al caro popolo albanese che ha sofferto tanto in questi giorni» per le vittime del terribile terremoto che ha colpito il Paese: «L’Albania», ha detto, «è stato il primo Paese d’Europa che ho voluto visitare. Sono vicino alle vittime, prego per i morti, per i feriti, per le famiglie. Che il Signore benedica questo popolo a cui voglio tanto bene».

Francesco inizia la catechesi e ricorda che il viaggio in Thailandia e Giappone «ha accresciuto la mia vicinanza e il mio affetto per questi popoli: Dio li benedica con abbondanza di prosperità e di pace». Il viaggio è durato sette giorni con una ventina di discorsi, ventisettemila chilometri, 35 ore di viaggio, sei aerei di cui tre solo domenica scorsa.

Bergoglio ha spiegato, tappa per tappa, il significato dei suoi incontri: «La Tailandia», ha detto, «è un antico Regno che si è fortemente modernizzato. Incontrando il Re, il Primo Ministro e le altre Autorità, ho reso omaggio alla ricca tradizione spirituale e culturale del popolo Thai, il popolo del “bel sorriso”. La gente laggiù sorride. Ho incoraggiato l’impegno per l’armonia tra le diverse componenti della nazione, come pure perché lo sviluppo economico possa andare a beneficio di tutti e siano sanate le piaghe dello sfruttamento, specialmente delle donne e dei minori. La religione buddista è parte integrante della storia e della vita di questo popolo, perciò mi sono recato in visita al Patriarca Supremo dei buddisti, proseguendo sulla strada della reciproca stima iniziata dai miei Predecessori, perché crescano nel mondo la compassione e la fraternità. In questo senso è stato molto significativo l’incontro ecumenico e interreligioso, avvenuto nella maggiore Università del Paese».

Il Papa ha poi ricordato come «la testimonianza della Chiesa in Tailandia passa anche attraverso opere di servizio ai malati e agli ultimi. Tra queste eccelle l’Ospedale Saint Louis, che ho visitato incoraggiando il personale sanitario e incontrando alcuni pazienti. Ho poi dedicato momenti specifici ai sacerdoti e alle persone consacrate, ai vescovi, e anche ai confratelli gesuiti. A Bangkok ho celebrato la Messa con tutto il popolo di Dio nello Stadio Nazionale e poi con i giovani nella Cattedrale. Lì abbiamo sperimentato che nella nuova famiglia formata da Gesù Cristo ci sono anche i volti e le voci del popolo Thai».

«Basta con l’ipocrisia di chi parla di pace e vende armi»

Bergoglio per spiegare ai fedeli il significato della tappa in Giappone si è soffermato sul motto della visita “Proteggere ogni vita” ricordando come il Giappone sia «un Paese che porta impresse le piaghe del bombardamento atomico ed è per tutto il mondo portavoce del diritto fondamentale alla vita e alla pace. A Nagasaki e Hiroshima ho sostato in preghiera, ho incontrato alcuni sopravvissuti e familiari delle vittime, e ho ribadito la ferma condanna delle armi nucleari e dell’ipocrisia di parlare di pace costruendo e vendendo ordigni bellici. Dopo quella tragedia», ha continuato, «il Giappone ha dimostrato una straordinaria capacità di lottare per la vita; e lo ha fatto anche recentemente, dopo il triplice disastro del 2011: terremoto, tsunami e incidente alla centrale nucleare».

Per proteggere la vita, ha detto Francesco, «bisogna amarla, e oggi la grave minaccia, nei Paesi più sviluppati, è la perdita del senso di vivere. Le prime vittime del vuoto di senso di vivere sono i giovani, perciò un incontro a Tokyo è stato dedicato a loro. Ho ascoltato le loro domande e i loro sogni; li ho incoraggiati ad opporsi insieme ad ogni forma di bullismo, e a vincere la paura e la chiusura aprendosi all’amore di Dio, nella preghiera e nel servizio al prossimo. Altri giovani li ho incontrati nell’Università “Sophia”, insieme con la comunità accademica. Questa Università, come tutte le scuole cattoliche, sono molto apprezzate in Giappone».

Infine, ricordando la visita a Tokyo all’Imperatore Naruhito e l’incontro con le Autorità del Paese con il Corpo Diplomatico, il Papa ha auspicato il rinnovo di «una cultura di incontro e dialogo, caratterizzata da saggezza e ampiezza di orizzonte. Rimanendo fedele ai suoi valori religiosi e morali, e aperto al messaggio evangelico, il Giappone potrà essere un Paese trainante per un mondo più giusto e pacifico e per l’armonia tra uomo e ambiente».

Antonio Sanfrancesco

© www.famigliacristiana.it, mercoledì 27 novembre 2019

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