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Dossier. Troppi genitori per un solo bambino

Lo Stato della California sta per approvare una legge che potrebbe dare il “via libera” alla possibilità, per i bambini, di ritrovarsi più di 2 genitori.

1 Bambini e nuove forme familiari

 

A quanti genitori può fare riferimento un bambino? A due, a tre o a quattro? No, non si tratta di un gioco a quiz con tanto di premio finale. Tutt’altro! Per chi, come noi, crede nella famiglia tradizionale e nei suoi valori, la risposta a questa domanda dovrebbe essere nota e, per certi versi, scontata. Ogni bambino, infatti, viene generato, accolto e curato in un ambiente familiare costituito da una coppia di coniugi. Ovvero da una donna (mamma) e da un uomo (papà) che hanno scelto la via del matrimonio per “sigillare” liberamente l’amore profondo e rispettoso che li lega, per dare vita a un nuovo nucleo familiare (diverso da quello da cui provengono) e, così, mettere al mondo la loro generazione successiva.

L’attuale scenario socio-culturale, tuttavia, ci sta abituando a confrontarci con altre “forme” familiari, che lasciano perplessi per via della loro inusuale complessità. In primo luogo, tutte quelle che derivano dalla condizione di separazione coniugale, frutto del fallimento del legame di coppia, e dal conseguente divorzio (denso di sofferenza per tutti i membri familiari, e in modo particolare per i figli): le famiglie monogenitoriali (composte da uno dei genitori separati e i figli), e, nel caso i due ex-coniugi incontrino nuovi partner e costruiscano con loro una relazione seria e duratura, le famiglie ricostituite o ricomposte (al cui interno si combinano “soluzioni relazionali variabili” ed estremamente delicate: per esempio, la convivenza sotto lo stesso tetto della nuova coppia e dei figli avuti dai matrimoni precedenti; per i figli, la gestione dei rapporti con i nuovi partner dei propri genitori, il mantenimento del legame con l’altro genitore e i conflitti con i “nuovi” fratelli, etc.). Per non parlare poi delle famiglie omogenitoriali, frutto dell’unione di coppie omosessuali che, secondo modalità diverse, cioè partendo dall’adozione fino al ricorso del donatore di sperma, allargano il loro legame accogliendo un figlio.

Tutte situazioni emergenti che andrebbero considerate con grande attenzione, per gestire al meglio i contrasti e le ferite provocate dalla chiusura del legame tra i coniugi (nel caso delle separazioni) e, soprattutto, per preservare il bene dei bambini. Attenzione che in California, per esempio, sta diventando vero e proprio oggetto di provvedimenti legislativi, a dir poco equivoci. Più precisamente, il Congresso del Golden State sta per approvare una Legge che potrebbe dare il “via libera” alla tutela legale delle famiglie cosiddette pluriparentali e quindi contemplare la possibilità, per i bambini, di avere più di 2 genitori, da “pescare”, di caso in caso, tra quelli biologici e quelli adottivi. Ecco alcuni esempi: la mamma, il papà biologico e il nuovo marito; due mamme lesbiche con il donatore del seme e la sua compagna.

Chi ha elaborato la proposta (tra cui il senatore democratico Mark Leno), afferma di essersi mosso con l’intenzione primaria di «mettere i diritti sociali del bambino davanti a tutto», di adeguare la Legge statale (oramai obsoleta) ai cambiamenti sociali susseguitisi nel tempo e di “normalizzare” situazioni non convenzionali consolidatesi all’interno dello scenario sociale californiano. Negli Stati Uniti, in effetti, il 46% dei bambini nascono fuori dall’unione matrimoniale, percentuale che sale a 50 per lo Stato della California.

 

2 Quando il clima delle relazioni diventa instabile

 

Anche altri stati statunitensi, come il Delaware e il District of Columbia, hanno all’attivo provvedimenti simili, in cui un terzo genitore “biologico”, a seconda dei casi, può conseguire stessi diritti e doveri nei confronti dei minori al pari di quelli spettanti ai genitori adottivi. Ma la proposta di legge californiana, tuttavia, amplierebbe il riconoscimento legale a tutti quei genitori biologici (sia madri sia padri) desiderosi di mantenere un legame diretto con il bambino, anche se adottato da una coppia omosessuale o se generato con uno dei due partner.

L’obiettivo legislativo sarebbe quello di garantire una protezione ulteriore ai minori, pur nel caso in cui la coppia parentale ufficiale dovesse venir meno. Diverse e contrapposte le reazioni pubbliche. Infatti, secondo Nancy Polikoff, docente all’American University Washington College of Law, proposte di tale tipo permetterebbero semplicemente al diritto «di uniformarsi ai nuovi tipi di famiglie che segnano il ventunesimo secolo». Su un binario nettamente differente l’accorata versione offerta da Peter Sprigg, uno tra i dirigenti del Family Research Council: «In questo modo si minaccia la famiglia tradizionale, aprendo la strada a casi di bambini con sei, sette, otto genitori». E questo senza contare le possibili dispute che sorgerebbero per l’affidamento dei bambini in caso di separazioni e divorzi in situazioni multigenerazionali.

Cosa potrebbe comportare, allora, per lo sviluppo di qualsiasi bambino o bambina, l’andare incontro a un provvedimento di questo tipo? Rispondere non è affatto semplice, soprattutto a causa dell’ambiguità che caratterizza il sottofondo antropologico della proposta legislativa. Il cui obiettivo principale, come già detto, pare sia quello di salvaguardare il bene dei più piccoli. Ma come? E a quali condizioni? «L’attuale complessità delle forme familiari», spiega con dolce fermezza Angelica Arace, professore associato di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione all’Università degli Studi di Torino, «esige che la ricerca, per comprendere gli effetti che derivano dal crescere in famiglie “non tradizionali”, valuti accuratamente l’influenza di numerosi fattori, tra cui non solo quelli riconducibili alla struttura familiare in sé, ma anche alla qualità delle sue relazioni, nonché a variabili personali e di contesto».

E, a tal proposito, l’esperta fa anche notare come sia «opinione condivisa che tale complessità corra il rischio di tradursi in criticità e frammentazione, laddove l’organizzazione familiare rappresenti più una risposta alle esigenze degli adulti che un tentativo di garantire al bambino un ambiente relazionale ricco e soddisfacente, compiendo ciò che il noto pediatra e psicoanalista inglese Winnicott definiva un premuroso adattamento da parte dei genitori ai bisogni del bambino». Viene da chiedersi, infatti, se un provvedimento così pensato permetta davvero di tutelare il diritto del minore ad avere una famiglia che si occupi di lui, o se, piuttosto, esso vada nella direzione di ascoltare le ragioni dei “grandi”, «garantendo all’adulto la possibilità di “reclamare”, sempre e comunque, il diritto ad un legame genitoriale, e correndo così il rischio di promuovere forme di discontinuità, precarietà e instabilità familiari in cui l’impegno e la responsabilità genitoriali appaiono diluiti e sfilacciati anziché condivisi e rafforzati». «Ecco perché se dovessero prevalere le ragioni degli adulti», precisa, infine, la professoressa Arace, «allora il rischio di un provvedimento legislativo simile sarebbe quello di mettere a repentaglio uno dei bisogni psicologici irrinunciabili dei bambini, ossia quello di sviluppare costanti relazioni di accudimento, che garantiscano ai bambini il diritto alla protezione e alla sicurezza affettiva, incoraggiando il calore e l’intimità e sostenendo, attraverso modelli educativi chiari e coerenti, lo sviluppo della regolazione normativa».

Impresa già di per sé dura, come l’esperienza comune insegna, quando ad occuparsi di un figlio sono “solo” due genitori e non tante mamme e più papà che “entrano ed escono”, non si sa come e non si sa quando, dalla vita dei bambini.

 

3 Tra il "piccolo uovo" e il "segreto di papà"

(Stefano Gorla Direttore de Il Giornalino)

Cos’è la famiglia per un bambino o per un ragazzo? È un mondo dove s’incontrano esperienza e quotidianità, dove una persona compie il suo tirocinio nella vita, dove impara a misurarsi con sé stesso e con gli altri in un clima tendenzialmente favorevole, spesso costruito sull’amore e sull’empatia. È sempre interessante ascoltare bambini e ragazzi che parlano della loro famiglia, che ne descrivono caratteristiche e abitudini. Si scoprono orizzonti e modalità con cui i ragazzi vivono la famiglia.
Anche la letteratura per ragazzi si mostra attenta al tema e all’orizzonte della famiglia, luogo dove vivere avventure della mente e del cuore, approdo sicuro e contesto caldo dove sperimentarsi e sperimentare.

Nell'ultimo anno, tuttavia, è esplosa una tendenza particolare che sta coinvolgendo maggiormente i libri per bambini. Spazi dove si spingono narrazioni che rimescolano figure e contesti famigliari, offrendo contenuti sempre più adulti a bambini e ragazzi, non sappiamo se per un distorto concetto di “politicamente corretto” o se per ideologica propensione. Si guarda con interesse al “mercato” dei bambini per veicolare temi eticamente sensibili, storie di famiglie “plurali”, omoparentali, famiglie se-dicenti “diverse”. È emblematico il libro Piccolo uovo di Francesca Pardi e Altan (vincitore del premio Andersen 2012 per il milgiore libro o-6 anni) dove un piccolo uovo non sa ancora in che famiglia capiterà e compie un viaggio per scoprire cos’è una famiglia. Ecco l’incontro con diverse famiglie che mostrano molteplici coniugazioni d’affetto e amore: un micino con due mamme gatte, un piccolo ippopotamo con un solo genitore, una coppia di canguri che crescono due orsetti, due papà pinguini con la loro bimba e una famiglia “tradizione” di coniglietti. Una storia da cui emerge con leggerrezza che la famiglia è innanzitutto luogo di benessere e crescita, al di là della sua composizione, senza distinzioni di genere o d’orientamento affettivo e sessuale dei suoi membri. Tutti d’accordo? Certo e applausi a scena aperta anche se non mancano sorrisi di compatimento e fischi sonori a chi rimane perplesso di fronte alla filosofia di fondo.

Alla storia di Piccolo Uovo sono poi seguiti Qual è il segreto di papà?, un segreto che s’intreccia con la separazione da mamma ma in fondo solo perché papà ha un altro amore, in questo caso tale Luca, e Piccolo storia di una famiglia: perché hai due mamme, testo dal titolo esplicativo. Volumi intorno a cui si è costituita la casa editrice Lo Stampatello, «nata per colmare» si legge nel loro sito «un vuoto nell’editoria infantile, quello rappresentato dalle famiglie in cui i genitori sono donne o due uomini che si amano. Sono sempre più i figli delle coppie omosessuali in Italia ed è fondamentale per bambino specchiarsi nei racconti e nei libri illustrati». Storie coloratissime d’animali o favolistici personaggi che accompagnano i temi maggiormente a la page nel dibattito pubblico, dall’omosessualità dei genitori, alla fecondazione assistita (Brunella Baldi, C.C.P. Cicogne, cavoli, provette), alle famiglie allargate come la nuova serie di Giunti Junior Un divano per dodici. Nulla di nuovo sotto il sole, naturalmente.

In fondo ogni narrazione porta con sé una visione del mondo e, a volte, anche un suo tentativo di giustificazione. E resta vero che c’è un momento della crescita in cui in ogni bambina e bambino nasce fortissima l’esigenza di capire chi sono, da dove vengo, come sono venuto al mondo, se sono stato voluto, atteso, se c’era un progetto... Resta però la forte l’impressione che con questi temi e con l’ecumenica pluralità delle risposte si tenti di dare, soprattutto agli adulti, una rassicurazione, una coccolabile patina di quotidianità. E ancora una volta al centro si pone l’adulto, i suoi bisogni, i suoi desideri, i suoi disagi e le sue fatiche dimenticandosi dei bambini.   

Simone Bruno  -  Stefano Gorla

© Famiglia Cristiana, 1 agosto 2012

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