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Ecco lo spot per l' eutanasia. Tre tv vogliono trasmetterlo

I Radicali portano in Italia il filmato censurato in Australia. Un attore su un letto dice: ho fatto la mia scelta, il governo mi ascolti.

Arriva in Italia lo spot pro eutanasia (nella foto). I Radicali lanciano tra mille polemiche su Internet il video a favore della dolce morte. È un filmato creato da Exit international, l'associazione del medico australiano Philip Nitschke, da anni impegnato nella battaglia per il diritto di morire. La Free Tv Australia l' ha censurato, ma tre emittenti lombarde sono già pronte a trasmetterlo. Sono Telelombardia, Antenna 3 e Milano, tutte dell' editore Sandro Parenzo. Quarantacinque secondi di spot, per una bufera politica. Il messaggio pro eutanasia è affidato a un uomo di mezza età seduto su un letto, capelli rasati, occhiaie profonde (la voce in Italia è dell' attore Toni Garrani): «Io ho scelto di fare l' università e di studiare ingegneria. Ho scelto di sposare Tina e avere due figli splendidi. Ho scelto che macchine guidare, la maglietta che indosso, il taglio di capelli. Quello che non ho scelto è di diventare un malato terminale». La voce è pacata, lo sguardo sereno: «Non ho scelto di patire la fame perché mangiare mi fa male come ingoiare lamette da barba e certamente non ho scelto che la mia famiglia debba vivere questo inferno insieme a me. Ho fatto la mia scelta finale. Ho solo bisogno che il governo mi ascolti». Il radicale Marco Cappato, segretario dell' Associazione Luca Coscioni, spiega: «È un filmato rispettoso e dignitoso che lancia un appello alle istituzioni: quello di permettere a ciascuno di scegliere come morire quando le condizioni di vita non sono più sostenibili». Secondo i Radicali è il momento di rompere un tabù. Per spiegare la disponibilità a mandare in onda lo spot, Fabio Ravezzani, direttore di Telelombardia e Antenna 3, si rifà a Voltaire: «Non condivido la tua opinione, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto ad esprimerla». Le tre tv lombarde, però, vogliono essere certe di non incorrere nelle sanzioni dell' Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni: «Il caso è in mano ai nostri legali, che verificheranno il rispetto delle normative vigenti». Dal canto suo l' Agcom fa sapere: «Il Garante non ha alcun potere di autorizzazione preventiva sui programmi tv. Semmai può avere quello sanzionatorio, successivo, qualora i contenuti fossero in contrasto con la sensibilità, i diritti o i sentimenti religiosi delle persone». Nel frattempo fioccano le stroncature politiche a 360 gradi. Il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella (Pdl): «Il diritto a morire non deve esistere. La scelta tra la vita e la morte non è accostabile alla scelta di un taglio di capelli. C' è un confine tracciato con grande cautela tra libertà di scelta delle terapie e diritto a morire». Contrario allo spot perfino il deputato-medico del Pd Ignazio Marino: «Rischia di diventare uno strumento utilizzato impropriamente dalla maggioranza per dire "noi siamo pro vita, loro pro morte" (ostacolando il percorso della legge sul testamento biologico)». Il video, però, ricorda un dato riportato dal rapporto Eurispes 2010: il 67% degli italiani è favorevole alla legalizzazione dell' eutanasia.

Simona Ravizza

© Corriere.it, 10 novembre 2010

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