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XXVI Domenica del Tempo Ordinario anno B. "Chi scandalizza uno di questi piccoli"

Nessuno può pretendere di detenere il monopolio della Presenza del Signore, se non vuole ridurre il Signore a idolo e divenire occasione di scandalo, cioè inciampo e ostacolo al cammino dell’uomo verso Dio

Gesù ha appena interrotto la discussione dei Dodici su chi tra loro fosse il più grande, consegnando parole che da quel giorno regolano per sempre i rapporti all’interno della comunità cristiana: “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti” (Mc 9,35). Ed ecco che, per bocca di Giovanni, si manifesta nuovamente l’incomprensione dei discepoli: “Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demoni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non ci seguiva”.

Giovanni esprime bene l’atteggiamento di chi si sente in dovere di difendere le prerogative della comunità da presunte minacce provenienti dall’esterno. Il suo è il cattivo zelo di quanti vogliono delimitare con troppa precisione i confini tra la comunità cristiana e l’esterno, con la malcelata ambizione di essere i soli detentori dell’autentico potere carismatico: nel fare questo egli finisce addirittura per esigere – caso unico in tutti i vangeli – la sequela del gruppo comunitario (“non ci seguiva”)! Già l’Antico Testamento testimoniava un episodio analogo. Per azione dello Spirito due uomini profetizzano pur senza essersi recati all’assemblea di Mosè e dei settanta anziani; Giosuè chiede allora a Mosè di fermarli, ma si sente rispondere: “Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore dare loro il suo Spirito!” (Nm 11,29)…

Gesù fa propri i sentimenti di Mosè e rimprovera Giovanni: “Non glielo proibite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio Nome e subito dopo possa parlare male di me. Chi non è contro di noi è per noi”. Certo, i discepoli incapaci di scacciare il demone che tormentava il ragazzo epilettico (cf. Mc 9,18) si meravigliano che altri compiano tali gesti, e la loro frustrazione si trasforma in arroganza e inimicizia. Ma Gesù insegna loro che la potenza del suo Nome – confessato in verità solo grazie all’azione dello Spirito santo (cf. 1Cor 12,3) – non può essere ristretta entro confini troppo angusti: sì, il Nome del Signore eccede sempre i confini della chiesa che pure lo confessa e il Signore annovera suoi testimoni ben al di là delle frontiere della comunità cristiana! Il Nome di Gesù non può essere fonte di separazione tra le persone che lo invocano positivamente perché esprime apertura e servizio universale nel dono di sé.

Nessuno può pretendere di detenere il monopolio della Presenza del Signore, se non vuole ridurre il Signore a idolo e divenire occasione di scandalo, cioè inciampo e ostacolo al cammino dell’uomo verso Dio. Uno scandalo che è tale innanzitutto all’interno della comunità cristiana: “Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare”. Nella chiesa vi sono infatti i “piccoli”, quei cristiani la cui fede è più facilmente soggetta al turbamento (cf. Rm 14,1-23): “chi ferisce la loro coscienza debole, pecca contro Cristo” (cf. 1Cor 8,12). Queste che sono le membra del corpo più umili e indifese (cf. 1Cor 12,22-27) devono essere circondate di maggior cura, perché nel giorno del giudizio mostreranno la loro grandezza. Allora si riveleranno come le membra più vicine alla testa, a Cristo, e chiunque le abbia scandalizzate dovrà arrossire: erano infatti l’immagine di Cristo povero e umile, la cui potenza si manifesterà nell’ultimo giorno…

Lo scandalo appare inoltre nella vita personale di ogni cristiano. E qui Gesù non teme di usare immagini forti: “Se la tua mano ti scandalizza, tagliala … Se il tuo piede ti scandalizza, taglialo … Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geenna”. Sono parole che non vogliono spaventare chi le ascolta, ma solo ricordare con chiarezza le esigenze del radicalismo evangelico: occorre rinunciare a ciò che può ostacolare l’ingresso nel Regno, ossia praticare una dura lotta personale contro le tendenze che spingono l’uomo a cadere nel peccato, a seguire quelle inclinazioni che contraddicono la vita di comunione offerta dal Vangelo…

Tracciare confini troppo netti con l’esterno proprio mentre si è incapaci di vivere il Vangelo: il Signore Gesù ci mette in guardia da questo duplice errore, chiamandoci a vigilare su noi stessi e a vivere un’apertura cordiale al dialogo con chi non può o non vuole appartenere alla comunità cristiana.

Enzo Bianchi

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