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Educare gli adulti alla fede… per la famiglia, il lavoro e la festa

Mons. Angelo Casile, Direttore dell'Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro, introduce il Convegno nazionale dei Direttori degli Uffici di Pastorale Sociale. Bari, Hotel Parco dei Principi, 25 ottobre 2012

Gesù ci ricorda: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato?» (Mt 5,13). Se il sale perdesse sapore a cosa servirebbe? Questa domanda semplice e profonda dice tutta la rilevanza del nostro essere cristiani. Se il cristiano non è sale in ogni momento della sua vita come potrà essere riconosciuto dal Signore quale «servo buono e fedele» (Mt 25,21)?

Siamo il sale della terra perché abbiamo accolto nella nostra vita l’annuncio che «Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi» (Ef 5,2). Per questo siamo chiamati ogni giorno anzitutto con la testimonianza cristiana a dare sapore a ciò che viviamo, a offrire la sapienza (il sapore) del Vangelo alle persone che il Signore ci dona di incontrare nei diversi luoghi della nostra vita. Se il cristiano è sale, le persone che gli stanno attorno godono della bellezza e della verità del messaggio evangelico.

Il Santo Padre Benedetto XVI nella lettera apostolica Porta Fidei, con la quale ha indetto l’Anno della fede, ci sollecita: «Non possiamo accettare che il sale diventi insipido e la luce sia tenuta nascosta (cfr Mt 5,13-16). Anche l’uomo di oggi può sentire di nuovo il bisogno di recarsi come la samaritana al pozzo per ascoltare Gesù, che invita a credere in Lui e ad attingere alla sua sorgente, zampillante di acqua viva (cfr Gv 4,14)»[1].

Come persone e come comunità possiamo ripartire dal nutrirci della Parola di Dio e del Pane della vita per essere autentici testimoni di Gesù, speranza del mondo. Occorre riscoprire la freschezza della Parola di vita eterna e il dono sempre nuovo del Pane di eterna misericordia per vivere un autentico Anno della fede. Iniziamo quest’Anno particolare con l’umile confessione dei nostri peccati per accogliere i doni del regno di Dio: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc 1,15).

Viviamo l’Anno della fede come occasione per annunciare il Vangelo, per vivere in profondità il nostro personale rapporto con Gesù Eucaristia e per offrire «un’esemplare testimonianza di vita, radicata in Cristo e vissuta nelle realtà temporali: famiglia; impegno professionale nell’ambito del lavoro, della cultura, della scienza e della ricerca; esercizio delle responsabilità sociali, economiche, politiche»[2].

I lavori del convegno Educare gli adulti alla fede… per la famiglia, il lavoro e la festa tengono insieme diverse prospettive che meritano di essere richiamate:

-       Anzitutto Educare… seguendo le indicazioni degli orientamenti pastorali Educare alla vita buona del Vangelo. Come Chiesa ci muoviamo sempre in un ambito di evangelizzazione ed educazione: «Annunciare Cristo, vero Dio e vero uomo, significa portare a pienezza l’umanità e quindi seminare cultura e civiltà. Non c’è nulla, nella nostra azione, che non abbia una significativa valenza educativa»[3].

-       … gli adulti, come comunità cristiane e associazioni privilegiamo la formazione degli adulti alla fede perché sappiano vivere la gioia dell’incontro con Gesù Cristo e sappiano offrire ragioni solide e credibili di vita evangelica. La «missione antica e nuova che ci sta innanzi è quella di introdurre gli uomini e le donne del nostro tempo alla relazione con Dio, aiutarli ad aprire la mente e il cuore a quel Dio che li cerca e vuole farsi loro vicino»[4].

-       … alla fede, rinnoviamo la nostra adesione di fede nel Signore vivendo intensamente gli impegni battesimali e riscoprendo il messaggio vivamente attuale del Concilio Vaticano II. LAnno della fede è dono di Dio da vivere in stato di continua e profonda conversione come singoli e come comunità affinché porti frutti di rinnovamento e ci renda capaci di testimoniare la nostra fede.

-       … per la famiglia, il lavoro e la festa, ci collochiamo nel solco del VII Incontro mondiale delle famiglie (Milano, 30 maggio - 3 giugno 2012) riflettendo sull’armonizzazione dei tempi della famiglia, del lavoro e del valore del Giorno del Signore. La famiglia, il lavoro e la festa sono tre benedizioni di Dio che ci aiutano a vivere un’esistenza pienamente umana e a costruire società dal volto umano. Ci incamminiamo con passo spedito verso la 47ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, che approfondirà il tema “Famiglia: speranza e futuro per la società italiana” (Torino, 12-15 settembre 2013).

Il succedersi del programma sviluppa le suddette prospettive in quattro sessioni:

-       Educare a una fede adulta per delineare gli orizzonti dell’educazione degli adulti alla fede nei contesti vitali e offrire uno sguardo sui dati relativi alla famiglia, ai giovani e al lavoro in Italia.

-       Vivere la famiglia, il lavoro e la festa per riflettere su come armonizzare i tempi della famiglia e del lavoro e sugli effetti prodotti dalla recente riforma del lavoro a riguardo della distribuzione del reddito, del tempo nella maternità e della fiducia dei giovani nel futuro.

-       Camminare verso la 47ª Settimana Sociale approfondendo insieme alcune tematiche rilevanti per una famiglia capace di generare speranza e futuro per il Paese: la libertà educativa, l’abitare, il welfare, il fisco e l’impresa-lavoro.

-       Vivere la Domenica insieme per ricordarci il valore sociale e comunitario del riposo festivo: «Dobbiamo “custodire” la domenica, e la domenica “custodirà” noi […]. È necessario ripresentare la domenica in tutta la sua ricchezza: giorno del Signore, della sua Pasqua per la salvezza del mondo, di cui l’Eucaristia è memoriale, origine della missione; giorno della Chiesa, esperienza viva di comunione condivisa tra tutti i suoi membri, irradiata su quanti vivono nel territorio parrocchiale; giorno dell’uomo, in cui la dimensione della festa svela il senso del tempo e apre il mondo alla speranza»[5]. Si fa festa insieme, come popolo, non come singoli individui. La festa rigenera la comunità e la comunità è rigenerata dalla festa. In questa cornice si collocano la proposta della Lectio, le celebrazioni eucaristiche e la visita alla Città.

La partecipazione al convegno del Comitato Scientifico e Organizzatore delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani, dell’Ufficio Nazionale per pastorale della famiglia, del Forum delle associazioni familiari e dei giovani del Progetto Policoro dicono la rilevanza del tema affrontato e la necessità di cooperare attivamente per un progetto comune: vivere il Vangelo nel «coraggio della speranza!»[6].

In questo progetto siamo rassicurati dalla presenza del Signore: «Anche oggi, a suo modo, umile, il Signore è presente e dà calore ai cuori, mostra vita, crea carismi di bontà e di carità che illuminano il mondo e sono per noi garanzia della bontà di Dio. Sì, Cristo vive, è con noi anche oggi, e possiamo essere felici anche oggi perché la sua bontà non si spegne; è forte anche oggi!»[7].

Mons. Angelo Casile

direttore Ufficio Nazionale

per i problemi sociali e il lavoro

 



[1] Benedetto XVI, Lettera apostolica Porta Fidei, 11 ottobre 2011, n. 3.

[2] Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, LEV, Città del Vaticano 2004, n. 543.

[3] Conferenza Episcopale Italiana, Orientamenti pastorali Educare alla vita buona del Vangelo, 4 ottobre 2010, Presentazione.

[4] Benedetto XVI, Discorso all’Assemblea della Conferenza Episcopale Italiana, 24 maggio 2012.

[5] Conferenza Episcopale Italiana, Nota pastorale Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, 30 maggio 2004, n. 8.

[6] Conferenza Episcopale Italiana, Documento Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno, 21 febbraio 2010, n. 20.

[7] Benedetto XVI, Benedizione ai partecipanti alla fiaccolata promossa dall’Azione Cattolica Italiana, 11 ottobre 2012.

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