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Episcopalis Communio. Sinodo: ora l’ascolto del Popolo di Dio è legge

Una Costituzione apostolica tutta per la sinodalità, firmata da Papa Francesco il 15 settembre 2108 e resa pubblica oggi

Una Costituzione apostolica tutta per la sinodalità. La prassi sinodale che ha caratterizzato negli ultimi anni la modalità di celebrazione dei Sinodi dei vescovi – ordinari, straordinari, speciali – diventa ora legge universale della Chiesa. Con la nuova Costituzione apostolica Episcopalis communio, firmata da papa Francesco il 15 settembre 2108 e resa pubblica oggi, vengono così tradotti in norma tutti i passaggi del cammino sinodale per tappe di una «Chiesa costitutivamente sinodale» che «inizia ascoltando il Popolo di Dio», «prosegue ascoltando i pastori», culmina nell'ascolto del Vescovo di Roma, chiamato a pronunciarsi come «Pastore e Dottore di tutti i cristiani».
Se papa Francesco ha infatti portato la Chiesa sui cammini della sinodalità, scelta maturata nel solco della Tradizione in continuità con il Concilio, certamente decisiva è stata l’esperienza dei Sinodi – quello straordinario del 2014 e quello ordinario del 2015 – durante i quali si è andata precisando una prassi sinodale che ha permesso non solo di recuperare il senso di partecipazione ma anche di comprendere tale dimensione costitutiva della Chiesa. «Una Chiesa sinodale è una Chiesa dell’ascolto – aveva affermato il Papa il 10 ottobre 2015 in occasione del cinquantesimo anniversario di istituzione del Sinodo dei vescovi – l’uno in ascolto degli altri e tutti dello Spirito Santo per conoscere ciò che egli dice alla Chiese». Ed aveva indicato le tappe di questo dinamismo: «Il cammino sinodale inizia ascoltando il popolo di Dio… prosegue ascoltando i pastori… culmina nell'ascolto del Vescovo di Roma». In apertura del suo discorso aveva sostenuto che si doveva «proseguire su questa strada» perché «proprio il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio».

Nella Costituzione attuale che presenta un’ampia premessa teologica, articolata in dieci punti unita alla normativa canonica, con i suoi ventisette articoli, viene così ora resa normativamente stabile la pratica della sinodalità come forma di cammino della Chiesa e con essa il principio che regola le tappe di questo processo: l’ascolto. Popolo di Dio, Collegio episcopale, Vescovo di Roma: l’uno in ascolto degli altri «e tutti in ascolto dello Spirito santo».
Seguendo poi le tre fasi dello svolgimento: ascolto, decisione e attuazione, i Sinodi dovranno così essere il vero risultato di una estesa consultazione dei fedeli nelle diocesi e predisporre anche l’accompagnamento nella fase attuativa. «Il Sinodo dei vescovi – scrive papa Francesco nel testo della costituzione -–deve sempre più diventare uno strumento privilegiato di ascolto del popolo di Dio». E «benché nella sua composizione si configuri come un organismo essenzialmente episcopale», non vive «separato dal resto dei fedeli», «al contrario, è uno strumento adatto a dare voce all'intero popolo di Dio». Per questo è «di grande importanza» che nella preparazione dei Sinodi «riceva una speciale attenzione la consultazione di tutte le Chiese particolari».


In questa prima importante fase del processo consultivo, i vescovi, seguendo le indicazioni della Segreteria Generale – come disposto dalla costituzione – «sottopongono le questioni da trattare nell'assemblea sinodale» ai sacerdoti, ai diaconi e ai fedeli laici delle loro Chiese, «sia singolarmente sia associati, senza trascurare il prezioso apporto che può venire dai consacrati e dalle consacrate». Importante è «il contributo degli organismi di partecipazione della Chiesa particolare, specialmente il consiglio presbiterale e il consiglio pastorale, a partire dai quali veramente può incominciare a prendere forma una Chiesa sinodale». A questa consultazione dei fedeli segue quindi – durante la celebrazione del Sinodo – il «discernimento da parte dei pastori», uniti «nella ricerca di un consenso che scaturisce non da logiche umane, ma dalla comune obbedienza allo Spirito di Cristo. Attenti al sensus fidei del popolo di Dio – che devono saper attentamente distinguere dai flussi spesso mutevoli dell’opinione pubblica». A conclusione del Sinodo deve infine seguire anche «la fase della sua attuazione, con lo scopo di avviare in tutte le Chiese particolari la ricezione delle conclusioni sinodali». Al Sinodo possono essere chiamati non solo vescovi. E la stessa assemblea del Sinodo può svolgersi in più periodi «tra loro distinti». La stessa Segreteria Generale, nella fase post-sinodale, «promuove per la propria parte, insieme al dicastero vaticano competente, l’attuazione degli orientamenti sinodali» approvati dal Pontefice.

«Apparirà più chiaro» in questo modo che nella Chiesa c’è «una profonda comunione sia tra i pastori e i fedeli, essendo ogni ministro ordinato un battezzato tra i battezzati, costituito da Dio per pascere il suo gregge», sia tra i vescovi e il Papa che è un «vescovo tra i vescovi, chiamato al contempo – come Successore dell’apostolo Pietro – a guidare la Chiesa di Roma che presiede nell'amore tutte le Chiese. Ciò impedisce che ciascun soggetto possa sussistere senza l’altro». Proprio «incoraggiando una conversione del papato» che lo renda più fedele alle «necessità attuali dell’evangelizzazione», l’attività del Sinodo – spiega Francesco – potrà a suo modo contribuire al ristabilimento dell’unità fra tutti i cristiani».

Nell'ampia premessa del documento il Papa ricorda come Paolo VI nel 1965 – all'atto di istituire il Sinodo come «speciale consiglio permanente di sacri Pastori» – si dichiarava consapevole che esso, «col passare del tempo» poteva «essere maggiormente perfezionato». E come poi, a tale successivo sviluppo, hanno concorso, da un lato, la progressiva ricezione della dottrina conciliare sulla collegialità episcopale e, dall'altro, l’esperienza delle numerose Assemblee sinodali celebrate a partire dal 1967 (anno nel quale veniva pubblicato anche un apposito Ordo Synodi Episcoporum), fino all’ultima edizione dell’Ordo Synodi, promulgata da Benedetto XVI il 29 settembre 2006. «In questi anni – spiega papa Francesco – constatando l’efficacia dell’azione sinodale di fronte alle questioni che richiedono un intervento tempestivo e concorde dei pastori della Chiesa, è cresciuto il desiderio che il Sinodo diventi ancor più una peculiare manifestazione e un’efficace attuazione della sollecitudine dell’episcopato per tutte le Chiese».

«Per tali ragioni – chiarisce ancora il Papa nella Costituzione – fin dall'inizio del mio ministero petrino ho rivolto una speciale attenzione al Sinodo dei vescovi, fiducioso che esso potrà conoscere «ulteriori sviluppi per favorire ancora di più il dialogo e la collaborazione tra i vescovi e tra essi e il Vescovo di Roma».
A questi punti seguono i ventisette articoli dettagliati contenenti le disposizioni. Tra quelle nuove il compito della Segreteria generale di accompagnare la terza fase di attuazione e la possibilità per la stessa Segreteria di «promuovere la convocazione di una riunione pre-sinodale con la partecipazione di alcuni fedeli», ma anche la possibilità di dare carattere magisteriale, previa approvazione papale, alle proposizioni finali del Sinodo.

Stefania Falasca

© Avvenire, martedì 18 settembre 2018

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