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Fatima. Papa Francesco: sono venuto a chiedere concordia tra i popoli

Una Chiesa "vestita di bianco", grazie al "candore lavato nel sangue dell'Agnello versato anche oggi nelle guerre che distruggono il mondo in cui viviamo"

Papa Francesco ha concluso la sua prima giornata di visita a Fatima con la recita del Rosario. Lungi silenzi e preghiera potente. Come quando, poco dopo il suo arrivo, si è rivolto alla "Signora dalla veste bianca" definendosi "vescovo vestito di bianco", a nome di una Chiesa anch'essa "vestita di bianco", grazie al "candore lavato nel sangue dell'Agnello versato anche oggi nelle guerre che distruggono il mondo in cui viviamo".

Francesco è venuto per chiedere la "concordia fra tutti i popoli". E con questo viaggio nel centenario delle apparizioni mariane del 1917 si sta facendo pellegrino di speranza e di pace. L'evocazione suggestiva del terzo Segreto di Fatima, nella parte in cui parla appunto del vescovo vestito di bianco, si fa metafora di una Chiesa di martiri che non può essere limitata a quella del pur sanguinoso XX secolo.

"Quelle parole – ha detto ad Avvenire e al Gr Radio Rai il cardinale segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, poco prima della recita del Rosario – sottolineano il particolare legame tra Pietro e Fatima,
tra Pietro e la sofferenza, chiunque sia Pietro". Lette in questa luce, dunque, le espressioni della preghiera di papa Bergoglio acquistano una luce nuova. Avevano del resto subito colpito gli osservatori per la straordinaria vicinanza alla visione dei tre pastorelli, trascritta da suor Lucia e custodita fino a quando nel 2000, proprio durante il suo terzo e ultimo viaggio nel santuario mariano, Giovanni Paolo II aveva deciso di renderla note, riconoscendosi nel "vescovo vestito di bianco", ucciso dai soldati. Lui stesso, del resto, il 13 maggio 1981 era stato condotto sulla soglia della morte dai proiettili di Ali Agca, uno dei quali è ora incastonato nella corona della statua della Vergine.

Francesco che ha eletto il sollievo alla sofferenza degli ultimi a leit motiv del suo Pontificato, ha ben presenti, dunque, " dolori della famiglia umana che geme e piange in questa valle di lacrime". E perciò come il suo predecessore ora santo si affida a Maria, "immagine della colonna luminosa che illumina le vie del mondo", "trionfo sull'assalto del male". Con Lei, afferma, "percorreremo ogni rotta, andremo pellegrini
lungo tutte le vie, abbatteremo tutti i muri e supereremo ogni frontiera, uscendo verso tutte le periferie".

Il senso del viaggio di papa Bergoglio a Fatima sta proprio qui. Ed è, nonostante la “terza guerra mondiale a pezzi”, nonostante il terrorismo spesso in nome di Dio, nonostante il dramma dei migranti e tutti gli altri mali che affliggono il mondo, un messaggio di speranza. La speranza che il cuore Immacolato di Maria trionfi, come promesso 100 anni fa da Lei stessa ai tre pastorelli (due dei quali, Francesco a Giacinta, saranno canonizzati, oggi sabato 13 maggio). Il mezzo in fondo è semplice. Preghiera, penitenza,
misericordia, perdono. Ciò che Bergoglio raccomanda ogni giorno. Il futuro non è film già scritto. La “cultura della distruzione” non è inevitabile. La storia si può cambiare. Francesco lo sa. E da Fatima lo ripete a tutto il mondo.

Mimmo Muolo, inviato a Fatima

© Avvenire, venerdì 12 maggio 2017

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