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Giubileo dei volontari. «Nel vostro servizio la credibilità della Chiesa»

Papa Francesco ai volontari per il Giubileo degli operatori di misericordia. «Voi esprimete il desiderio tra i più belli nel cuore dell’uomo, quello di far sentire amata una persona che soffre»

Foto Lapresse

«Voltarsi dall'altra parte - ha affermato Papa Francesco parlando a braccio agli operatori di misericordia e ai volontari - è un peccato di oggi».
È stato questo uno dei passaggi centrali della catechesi che Papa Francesco ha rivolto ai volontari e agli operatori di misericordia: si è soffermato, ripetendo più volte, l'invito a non voltarsi da un'altra parte di fronte a chi è nel bisogno: «Non si può distogliere lo sguardo e voltarsi dall’altra parte per non vedere le tante forme di povertà che chiedono misericordia. Non sarebbe degno della Chiesa né di un cristiano “passare oltre” e supporre di avere la coscienza a posto solo perché abbiamo pregato!».

La catechesi

«Non mi stancherò mai di dire che la misericordia di Dio non è una bella idea, ma un’azione concreta; e anche la misericordia umana non diventa tale fino a quando non ha raggiunto la sua concretezza nell’agire quotidiano». Lo ha sottolineato Papa Francesco, durante la catechesi per l’udienza giubilare per gli operatori della misericordia, in piazza San Pietro.

E rivolgendosi in particolare ai migliaia di volontari che hanno preso parte al Giubileo dedicato al mondo del volontariato, Papa Francesco ha invitato tutti a essere artigiani della misericordia e «umili strumenti nelle mani di Dio per alleviare le sofferenza del mondo»: «Fratelli e sorelle, voi qui rappresentate il grande e variegato mondo del volontariato. Tra le realtà più preziose della Chiesa ci siete proprio voi che ogni giorno, spesso nel silenzio e nel nascondimento, date forma e visibilità alla misericordia. Voi esprimete il desiderio tra i più belli nel cuore dell’uomo, quello di far sentire amata una persona che soffre. Nelle diverse condizioni del bisogno e delle necessità di tante persone, la vostra presenza è la mano tesa di Cristo che raggiunge tutti. La credibilità della Chiesa passa in maniera convincente anche attraverso il vostro servizio verso i bambini abbandonati, gli ammalati, i poveri senza cibo e lavoro, gli anziani, i senzatetto, i prigionieri, i profughi e gli immigrati, quanti sono colpiti dalle calamità naturali… Insomma, dovunque c’è una richiesta di aiuto, là giunge la vostra attiva e disinteressata testimonianza. Voi rendete visibile la legge di Cristo, quella di portare gli uni i pesi degli altri (cfr Gal 6,2; Gv 13,34). Siate sempre pronti nella solidarietà, forti nella vicinanza, solerti nel suscitare la gioia e convincenti nella consolazione. Il mondo ha bisogno di segni concreti di solidarietà, soprattutto davanti alla tentazione dell’indifferenza, e richiede persone capaci di contrastare con la loro vita l’individualismo, il pensare solo a sé stessi e disinteressarsi dei fratelli nel bisogno. Siate sempre contenti e pieni di gioia per il vostro servizio, ma non fatene mai un motivo di presunzione che porta a sentirsi migliori degli altri. Invece, la vostra opera di misericordia sia l’umile ed eloquente prolungamento di Gesù Cristo che continua a chinarsi e a prendersi cura di chi soffre. L’amore, infatti, «edifica» (1 Cor 8,1) e giorno dopo giorno permette alle nostre comunità di essere segno della comunione fraterna.

Le testimonianze
Papa Francesco ha abbracciato in piazza San Pietro Roberto Giannoni che - in occasione del Giubileo degli operatori della misericordia - ha portato la sua testimonianza di vittima di un clamoroso errore giudiziario.
"L'arresto, una famiglia distrutta, la carcerazione in regime di 41 bis, e poi l'assoluzione? ma chi ti ridà la tua vita di prima, i genitori morti, il lavoro perso?", si chiede ad alta voce Roberto, che parlando davanti a 40 mila persone in piazza San Pietro a un certo punto ha dovuto interrompere la lettura del suo testo perchè non riusciva a trattenere le lacrime.

L'uomo è stato al centro di una terribile vicenda giudiziaria che ha sconvolto la sua vita e distrutto la sua famiglia. Bancario, direttore della filiale di Sassetta della Cassa di Risparmio di Livorno, viene arrestato il 10 giugno 1992 dagli uomini della DIA di Firenze con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, usura, concorso in usura, estorsioni, riciclaggio, traffico di stupefacenti ed armi. «Tutto - spiega Roberto - si regge sulle dichiarazioni rilasciate da due collaboratori di giustizia. Gli vengono negati gli arresti domiciliari, resta in carcere per 12 mesi, di cui 10 sotto il regime del 41 bis in custodia cautelare. Viene assolto su richiesta della stessa procura al termine di un processo durato quasi quattro anni ed una vicenda durata sei anni sei mesi sei giorni. Nel frattempo ha perso il posto di lavoro, il padre è morto di crepacuore un mese prima dell'inizio del processo, la madre un mese dopo la sentenza, sfinita dall'angoscia». Su questa vicenda Roberto Giannoni ha scritto un libro, Hotel Sollicciano - 12 mesi in una suite dello Stato a mezza pensione.

Papa Francesco ha compiuto un ampio giro di piazza San Pietro, con sei bimbi seduti con lui sulla papamobile, un nuovo modello bianco e scoperto. Durante il giro come di consueto ha salutato moltissimi bambini, e un gruppo di suore di madre Teresa, una delle quali gli ha messo al collo una ghirlanda bianca e azzurra, i colori del sari delle suore della Carità fondate dalla piccola suora albanese che si è spesa soprattutto a Calcutta.

Il Papa si trovava in piazza per l'incontro con i partecipanti al giubileo del volontariato, che culmina domenica 4 settembre con la canonizzazione di madre Teresa.

© Avvenire, 3 settembre 2016

 

Giubileo dei volontari e degli operatori di misericordia

Volontari. Per scelta e progetto

 

L’esperienza del terremoto in Centro Italia è stata l’ennesima occasione per riscoprire l’importanza dei volontari e del volontariato, proprio dento il cammino dell'Anno Santo della Misericordia e all'antivigilia del Giubileo che papa Francesco ha voluto dedicare a tutti coloro - come disse incontrando la Focsiv (Federazione di organismi cristiani di servizio internazionale volontario) il 4 dicembre 2014 - che sono "immagine di una Chiesa che si cinge il grembiule e si china a servire i fratelli in difficoltà". Dopo ogni catastrofe, laddove c’è sofferenza spuntano i volontari, stuoli di persone che non accettano di essere semplici spettatori, ma si scoprono coinvolti e sconvolti dai dammi degli altri.

Ma il volontariato è un fatto personale o un modello di società? È stata sicuramente una scelta personale, e anche molto solitaria, quella che ha fatto Madre Teresa il giorno che ha lasciato la sicurezza delle mura del convento per perdersi nelle strade di Calcutta, alla ricerca di persone malate e moribonde da curare, accudire e accompagnare dignitosamente verso il loro ultimo viaggio.

Anche il volontariato è una scelta personale, un gesto di misericordia che germoglia in un cuore attento e generoso quando incontra l’altro e ne coglie il disagio, la sofferenza, la perdita della dignità di persona. Non è importante chi sia l’altro, a quale categoria appartenga perché né la sofferenza né la misericordia conoscono barriere, distanze, differenze, razze o religioni.

Il Volontariato Internazionale Cristiano nasce così, negli anni 60 del Novecento, annullando distanze geografiche, di razza e di religione, rispondendo con generosità alle sofferenze delle vittime delle alluvioni in India, al dramma delle popolazioni africane vittime della carestia e della fame, al silenzio delle popolazioni indigene dell’America Latina spogliate dei loro diritti fondamentali. Le risposte delle singole persone hanno poi gradualmente assunto la forza di realtà organizzate, quando hanno colto la necessità di costruire risposte collettive e organizzate per andare a incidere anche sulle cause di quelle sofferenze.

Anche Madre Teresa non si è accontentata di fare da sola tutto il bene che poteva fare la sua fragile persona, ma ha creato un modello e quindi una organizzazione, quella delle Missionarie della Carità, una rete organizzata di donne consacrate disposte di dedicare la loro vita ad alleviare le sofferenze degli altri, in tutti gli angoli del Mondo, capaci di rimanere al fianco dei fratelli sofferenti anche quando il prezzo per farlo è quello della propria vita, come le tre sorelle che nello Yemen in fiamme sono state sgozzate insieme agli anziani pazienti che accudivano. Il gesto individuale che si fa collettività e comunità acquista la forza e la capacità di cambiare la società, e quindi spaventa chi invece specula sull’ingiustizia e sulle sofferenze.

La Focsiv è l’espressione collettiva e organizzata di tante persone che, a partire dagli anni 70, hanno scelto di far tesoro della loro esperienza in un Paese del Sud del Mondo per organizzarsi insieme e cambiare, al Sud ed al Nord, una società che generava, e continua a generare, povertà e indigenze, discriminazioni e abusi, infinite miserie, tramite strutture di peccato capaci di far morire di fame tanti a beneficio di pochi.

Oggi più che ieri c’è la necessità di mantenere unite le generosità individuali per organizzarsi ed incidere significativamente sulla società dello scarto che genera periferie esistenziali e geografiche. E non basta più limitarsi a lenire le ferite, dobbiamo anche cercare e capirne le cause.

Prendersi cura di un immigrato che fugge alle violenze ed alla miseria è un gesto bello e importante ma non può esimerci dal cercare, comprendere e, laddove possibile modificare, le cause che lo hanno costretto ad abbandonare la sua casa ed a volte la sua famiglia.

Il Volontariato organizzato diventa proposta politica e modello sociale in grado di esprimere visioni di società e di relazioni alternative e diverse, dove le persone hanno lo spazio per relazioni equilibrate e costruttive con gli altri e con la natura.

Gli Stati sono chiamati a sostenere e promuovere il volontariato e le sue forme organizzate. Non lo diciamo solo noi volontari ma lo indicano anche le Nazioni Unite che nella dichiarazione 70/129 del 17 Dicembre 2015 affermano l’importanza di promuovere il volontariato e la necessità per gli Stati membri di lavorare con questa parte della Società Civile per la soluzione dei conflitti e per promuovere uno sviluppo sostenibile di tutto il Pianeta entro il 2030 “senza che nessuno rimanga indietro”.

Gianfranco Cattai

© Avvenire, 4 settembre 2016

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