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Il digitale in Italia rallenta: a rischio le piccole sale

La digitalizzazione delle sale cinematografiche italiane rallenta e rischia di fermarsi. A dimostrarlo sono i dati diffusi da MEDIA Salles, in occasione della giornata organizzata per i vent’anni del Programma MEDIA all’interno della Festa del Cinema di Roma, svoltasi a Roma all’Hotel Bernini Bristol, nell’ambito del Business Street del Festival.

Secondo i dati presentati dal 1° gennaio 2011 a ottobre 2011 gli schermi digitali in Italia sono passati da 912 a 1080 (+18,4%), ma negli altri cinque principali mercati europei l’incremento è stato molto più elevato: in particolare in Germania gli schermi digitali sono passati da 1239 a 2000 (+61,4%), mentre, considerando i primi sei mesi del 2011, l’incremento in Francia è stato del 43,2% (da 1885 a 2700 schermi digitali), nel Regno Unito del 42,8% (da 1400 a 2000), in Spagna pari al 32,1% (da 772 a 1020) e in Russia del 27,5% (da 941 a 1200). Da rilevare inoltre che in Italia dal 1° gennaio 2010 al 1° gennaio 2011 gli schermi digitali erano passati da 434 a 912 con un incremento del 110%. Più in generale, considerando i dati aggiornati al 1° gennaio 2011, gli schermi digitali in Europa sono 10.341, pari al 30% del totale degli schermi, e secondo MEDIA Salles, tra fine 2011 e inizio 2012 il 50% del totale degli schermi dovrebbe essere attrezzato per il digitale. Sono invece 8.417 gli schermi equipaggiati per il 3D, pari all’81% del totale degli schermi digitali.

Importante è stato l’intervento di Martin Kanzler, analista dell’Osservatorio Europeo dell’Audiovisivo, il quale ha sottolineato in particolare le difficoltà affrontate dalle piccole sale nel passaggio al digitale. Pur essendo diminuiti i costi legati alla tecnologia e all’acquisto dei proiettori digitali, secondo Kanzler rimangono comunque alti per gli esercenti i costi di conversione e di gestione del nuovo sistema. “In questo contesto – ha detto – ovviamente sono maggiormente penalizzate le piccole strutture che non possono comprare all’ingrosso e che non hanno la possibilità di sfruttare le economie di scala rese possibili dalla nuova tecnologia. Allo stesso tempo però i piccoli esercenti, a breve termine, dovranno riuscire a digitalizzarsi per non rischiare di rimanere fuori dal mercato nel momento in cui le grandi distribuzioni passeranno esclusivamente al digitale”. Il rischio, secondo Kanzler, è quindi quello che la sala tradizionale, che svolge anche un ruolo sociale importante, venga penalizzata e di conseguenza anche il cinema indipendente e di qualità che vede la sua sede naturale in queste strutture.

Dette da un interlocutore credibile e super partes queste parole fanno capire le difficoltà reali a cui vanno incontro le monosale, le sale d’essai e le sale della comunità. Le varie soluzioni finanziarie ed economiche  messi in campo in questi anni per la digitalizzazione delle sale si sono dimostrati carenti ed inefficaci per buona parte dell’esercizio tradizionale.

Più preoccupante, poi, in questa fase è il totale immobilismo delle Istituzioni, suffragato, ahimè, anche da interventi pubblici che lasciano interdetti. Lascia molto perplessi, infatti, che pubblicamente Riccardo Tozzi, Presidente dell’ANICA, dica all’interno del Convegno sul Cinema Digitale promosso dall’Ente dello Spettacolo svoltosi ieri a Roma frasi del genere: “Le sale non sono panda che vanno protetti dall’estinzione, forse dovrebbero essere di meno per uscire dal guazzabuglio distributivo che penalizza tutto il cinema italiano” . Qualcuno dovrebbe spiegarci come mai con l’aumentare delle sale, grazie alle presenza dei multiplex, il numero degli spettatori in questi anni sia rimasto fondamentalmente uguale, penalizzando logicamente l’esercizio più piccolo. Quello che manca in questo momento è una visione prospettica che veda tutti gli interlocutori coesi sia sul versante della diffusione del cinema italiano e sia nella salvaguardia di tutte le sale cinematografiche presenti sul territorio. Con meno sale sul territorio avremo meno presidi sociali e culturali e nel contempo il cinema italiano d’autore avrà meno sbocchi  e sarà di conseguenza penalizzato.  Facciamo nostre le parole preoccupate di Nicola Borelli, Direttore generale cinema del Mibac: “Solo fino all’anno scorso il problema di cui discutevamo era che le aziende produttrici di proiettori digitali non riuscivano a soddisfare la domanda, oggi invece la richiesta è crollata”. “Come Stato – ha aggiunto – non possiamo permetterci di perdere le sale tradizionali che garantiscono visibilità al cinema italiano ed europeo di qualità”.

E ora dalle parole ai fatti!  

 
 
Francesco Giraldo
 
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