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Il Dono e…i doni

“Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio…”“I Magi videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra”

L’accostamento delle due frasi (la prima del Vangelo secondo Giovanni, la seconda del Vangelo secondo Matteo) ci aiuta a capire il perché della bella usanza di scambiarci i doni il giorno dell’Epifania: il vero grande dono è Gesù; sul suo esempio noi manifestiamo il nostro amore con i doni.

Dio si fa dono visibile nella nascita di Gesù che contempliamo Bambino a Natale: Egli è il volto umano di Dio, rivela alla umanità chi è, vero Dio eterno nella gloria, vero uomo nato da Maria. Meditando su questo, Kierkegaard nel suo diario, nel 1841,  ha scritto: “L’idea del cristianesimo è il paradosso”. Il Verbo, facendosi carne (secondo la profonda affermazione del Vangelo), si immerge paradossalmente nell’abisso della nostra miseria, pone la sua tenda in mezzo a noi: la carne, fragilità estrema, si unisce alla divinità, il tempo di Dio si intreccia con il tempo degli uomini, costituendo un unico racconto sacro, il tempo umano diventa lo spazio vitale in cui incontrare il Dio-con noi, solidale con noi sino al punto da farsi uomo Egli stesso.  

La nostra esistenza diventa luogo dell’incontro con l’amore gratuito di Dio e, attraverso di esso, della nostra piena realizzazione come persone; con lo stile della sua debolezza, Dio si fa nostro contemporaneo, coinvolto nelle questioni del nostro tempo: Dio non ci ama perché siamo buoni e belli, ma ci rende buoni e belli perché ci ama.

“Il Figlio di Dio, con l’incarnazione – così è ricordato nella Costituzione conciliare La Chiesa nel mondo contemporaneo – si è unito in certo modo ad ogni uomo: ha lavorato con mani d’uomo, ha amato con cuore d’uomo…si è fatto veramente uno di noi”. E’ noto che tutto questo è vero per sempre, in tutti gli atteggiamenti e gli insegnamenti di Gesù, che rimane sempre con noi anche come pane eucaristico e come presenza specialmente nei più “piccoli”.

Il dono, che è Gesù, assumendo la natura umana, innalza noi ad una dignità sublime, ci restituisce la somiglianza con Dio resa deforme a causa del peccato, svela a noi il mistero dell’uomo e ci fa nota la nostra altissima vocazione. Come sempre, però, al dono di Dio è legata la nostra responsabilità: non è un dono solo da godere, ma da condividere, ponendoci anche noi, con il suo aiuto, a servizio degli altri.

E i doni? Da più parti arriva l’invito a un Natale più povero perché le tasche sono senza soldi; c’è chi piagnucola e fa capricci perché non potrà avere sotto l’albero i doni costosi degli anni precedenti, perché non potrà fare bella figura con i regali costosi degli altri anni.

Forse la riscoperta dell’autenticità del Natale (saper vivere e gioire delle cose semplici, scambiarsi i doni di poco valore, farsi gli auguri di persona con la gioia di vivere simpaticamente le nostre relazioni, ecc.) deluderà alcuni di noi, abituati al dono materiale e costoso. Crearci un’oasi di silenzio per ritrovare noi stessi e interrogarci sul senso profondo della vita alla luce degli insegnamenti del Natale potrà farci riscoprire il valore del dono, non necessariamente come fatto economico.

“Gesù che nasce per amore – suggerisce don Tonino Bello con i suoi auguri scomodi – ci conceda di inventarci una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio”.

sac. Giacinto Ardito

Direttore Ufficio Chiesa e Mondo della Cultura

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