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Il Forum delle famiglie: quello di Bagnasco è il grido d'allarme della Chiesa

"Il cardinale Bagnasco torna a levare il grido d'allarme suo e della Chiesa alla volta del governo e della politica nel suo insieme". Lo ha detto Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari commentando le parole del presidente della Cei.

"Ci ricorda che non è più il tempo delle soluzioni "facili" o addirittura "propagandistiche", e che tutti devono essere pronti a fare la propria parte. Le famiglie lo sono e la fanno da sempre. Ma Bagnasco con voce potente, alla quale associamo anche la nostra, ricorda che a nessuno può essere concesso di sviare l'attenzione dai bisogni delle famiglie reali, cioè della base sociale del nostro Paese, per promuovere bisogni fittizi e diritti inesistenti".

"Nonostante l'urgenza e la gravità, le parole del card. Bagnasco si collocano in uno scenario di speranza", ha aggiunto Belletti che sottolinea anche il passaggio relativo alla famiglia "che è motore dell'economia e vero, unico, ammortizzatore sociale. Compiti faticosi che le famiglie da sempre hanno assunto su di loro ma che devono essere bilanciati da quel "favor familiae" tracciato dalla Costituzione e ignorato dalle Istituzioni. E qui non c'entra niente l'antropologia cristiana. Non ci sono fedi e ateismi che si scontrano. C'è solo una laicissima visione del mondo per la quale non ci sono diritti senza doveri e doveri senza diritti".

"E laicissimi principi - conclude Belletti - sono anche quelli della giustizia e della democrazia che vengono messi in discussione quando si tenta di introdurre a livello amministrativo nuove definizioni di famiglia, come nel caso dei registri comunali delle unioni civili, indebolendo così la stretta relazione tra famiglia e impegno pubblico del matrimonio, che invece la nostra Costituzione afferma con forza (nell'art. 29); oppure come nel caso del FineVita, quando si blocca l'iter di una legge già approvata da Camera e Senato con maggioranze larghissime e trasversali, e la si chiude nel cassetto, sulla soglia della sua approvazione definitiva, perché c'è sempre qualche avanguardia culturale che si illude di poter dettare le condizioni del vivere comune".

© Avvenire, 24 settembre 2012

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