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Il Papa: «Il cammino dello Spirito è sempre un viaggio di pace»

Il mosaico della pace si è ricomposto ieri nella Sala Clementina, in Vaticano. Lì, in uno delle Sale più belle del Palazzo Apostolico, il Papa ha infatti ricevuto e ringraziato le delegazioni che giovedì sono state protagoniste, insieme con lui, del nuovo incontro di Assisi.

E, dopo aver ricordato la «lungimiranza» di Giovanni Paolo II, che per primo, 25 anni fa, aveva convocato nella città di san Francesco i leader religiosi di tutto il mondo, ha espresso l’auspicio che la strada tracciata in questo quarto di secolo possa continuare ad essere percorsa.

«Incontri di questo tipo – ha osservato il Pontefice – sono per forza di cose eccezionali e poco frequenti», ma sono pure «una vivida espressione del fatto che ogni giorno, in tutto il nostro mondo, persone di differenti tradizioni religiose vivono e lavorano insieme in armonia». Ed è «certamente significativo per la causa della pace», ha aggiunto, che tanti uomini e donne, ispirati dalle loro più profonde convinzioni, siano impegnati a lavorare per il bene della famiglia umana». Perciò Benedetto XVI si è detto «sicuro» che l’incontro dell’altroieri ad Assisi abbia mostrato un «genuino» e comune desiderio «di contribuire al bene di tutti gli esseri umani» e di quanto questo debba essere condiviso con gli altri».

In un certo senso, ha proseguito papa Ratzinger, «questo incontro è rappresentativo dei miliardi di uomini e donne in tutto il mondo che sono attivamente impegnati nella promozione della giustizia e della pace. È anche un segno dell’amicizia e della fraternità che è fiorita come frutto degli sforzi di così tanti pionieri in questo tipo di dialogo. Possa questa amicizia continuare a crescere tra tutti i seguaci delle religioni del mondo e con gli uomini e le donne di buona volontà». Come dire, in sostanza, che il mosaico della pace ha bisogno di sempre nuove tessere e che le religioni hanno un particolare talento nel comporlo. Per questo Benedetto XVI ha ringraziato ad una ad una le delegazioni presenti ad Assisi e ricevute ieri in Vaticano. Ha avuto, infatti, parole di gratitudine per la «presenza fraterna» dei cristiani e per i rappresentanti del popolo ebraico, «a noi – ha detto – particolarmente vicini», senza omettere naturalmente il suo grazie per tutti gli «illustri rappresentanti delle religioni del mondo» e «per coloro – ha aggiunto in riferimento ad una delle novità più interessanti di Assisi 2011 – che non seguono alcuna tradizione religiosa ma sono impegnati nella ricerca della verità e hanno voluto condividere questo pellegrinaggio come segno della loro volontà di collaborare alla costruzione di un mondo migliore».

Dunque, se «guardando indietro, possiamo apprezzare la lungimiranza del compianto papa Giovanni Paolo II nell’aver convocato il primo incontro di Assisi, e il bisogno di uomini e donne di diverse religioni di testimoniare insieme che il cammino dello spirito è sempre un cammino di pace»; guardando al futuro, ha auspicato il Papa, «speriamo che ognuno di noi possa continuare ad alimentare sulla strada della verità il pellegrinaggio che conduce alla pace».

Come un pellegrinaggio, infatti, era stata concepita la giornata di giovedì scorso ad Assisi. Una giornata che proprio il Pontefice aveva suggellato ribadendo non solo il «no» alla violenza in nome di Dio, ma anche ricordando la terribile lezione della storia recente. E cioè «che il no a Dio ha prodotto crudeltà e una violenza senza misura». Parole che probabilmente saranno risuonate anche ieri nella mente e nei cuori dei presenti all’udienza. Insieme alla immagini di Assisi. «Nessuna retorica inutile ed effimera – scrive oggi in un editoriale il direttore de L’Osservatore Romano, Gian Maria Vian – ha appesantito l’incontro di Assisi, svoltosi sotto il segno di di una essenzialità semplice che anche in questo modo ha avvicinato tutti i presenti a Francesco». E proprio questa essenzialità, secondo Vian, è ciò che resterà dell’incontro di Assisi.

Dopo l’udienza, il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, ha invitato a pranzo le delegazioni. Un momento diverso da quelli vissuti in precedenza, ma ugualmente importante per rafforzare amicizia e dialogo. E in definitiva per contribuire al mosaico della pace. Anche oggi necessario come 25 anni fa.

Mimmo Muolo
 
© Avvenire, 29 ottobre 2011
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