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Il Papa ai sindacati: «Oggi più che mai c’è bisogno di voi, il lavoro non è merce»

In un messaggio ad un convegno in Vaticano, Francesco chiede di non ignorare gli esclusi, guardarsi dalla corruzione, educare alla solidarietà: «Il lavoro non può essere considerato come una merce né un mero strumento nella catena produttiva di beni e servizi ma ha la priorità rispetto a qualunque altro fattore di produzione, compreso il capitale»

«Il lavoro non può essere considerato come una merce né un mero strumento nella catena produttiva di beni e servizi, ma, essendo basilare per lo sviluppo, ha la priorità rispetto a qualunque altro fattore di produzione, compreso il capitale». Sono le parole che papa Francesco ha rivolto in una lettera ai partecipanti alla conferenza delle organizzazioni sindacali e dei movimenti dei lavoratori svoltasi in Vaticano. Bergoglio sarebbe dovuto intervenire venerdì pomeriggio nell'Aula Nuova del Sinodo dal dicastero per lo Sviluppo umano integrale sul tema “Dalla Populorum progressio alla Laudato si'”. Ha invece inviato una lettera ai partecipanti, indirizzata al prefetto del dicastero organizzatore, il cardinale Peter Turkson, che ne ha dato lettura al termine dei lavori.

«Di qui», la riflessione del Papa, «l'imperativo etico di “difendere i posti di lavoro”, di crearne di nuovi in proporzione all'aumento della redditività economica, come pure è necessario garantire la dignità del lavoro stesso. Tuttavia come osservò Paolo VI, non bisogna esagerare la “mistica” del lavoro. La persona "non è solo lavoro"; ci sono altre necessità umane che dobbiamo coltivare e considerare, come la famiglia, gli amici e il riposo».

Francesco ha ricordato che «qualunque lavoro dev'essere al servizio della persona, e non la persona al servizio di esso, e ciò implica che dobbiamo mettere in discussione le strutture che danneggiano o sfruttano le persone, le famiglie, le società e la nostra madre terra». Spiegando il senso del «legame tra le tre 'T': terra, tetto e lavoro [trabajo]», ha affermato che «non vogliamo un sistema di sviluppo economico che aumenti la gente disoccupata, né senza tetto, né senza terra. I frutti della terra e del lavoro - aggiunge - sono per tutti, e devono essere partecipati equamente a tutti».

Nel contesto attuale, «conosciuto come la quarta rivoluzione industriale, caratterizzato da questa “rapidazione”» - «l'intensificazione dei ritmi di vita e di lavoro» -, e «dalla sofisticata tecnologia digitale, dalla robotica e dall'intelligenza artificiale», «il mondo ha bisogno di voci come la vostra», ha detto ancora il Papa rivolgendosi alle organizzazioni sindacali. «Sono i lavoratori che, nel loro lottare per la giornata lavorativa giusta, hanno imparato ad affrontare una mentalità utilitaristica, di corto raggio e manipolatrice», ha osservato.

Per questa mentalità, «non importa se c'è degrado sociale e ambientale; non importa che cosa si usa e che cosa si scarta; non importa se c'è lavoro forzato di bambini o se si inquina il fiume di una città. Importa solo il guadagno immediato. Tutto si giustifica in funzione del dio denaro. Dato che molti di voi hanno contribuito a combattere questa patologia nel passato, si trovano oggi molto ben posizionati per correggerla nel futuro - aggiunge il Pontefice -. Vi prego di affrontare questa difficile tematica e di mostrarci, secondo la vostra missione profetica e creativa, che è possibile una cultura dell'incontro e della cura. Oggi non più in gioco solo la dignità di chi è occupato, ma la dignità del lavoro di tutti, e della casa di tutti, la nostra madre terra».

Siate esperti in solidarietà

Infine, Bergoglio ha invitato i sindacati e i movimenti di lavoratori «ad essere esperti in solidarietà». Ma per fare questo, ha aggiunto, bisogna guardarsi da tre tentazioni: «La prima, quella dell’individualismo collettivista, cioè proteggere solo gli interessi di quanti rappresentate, ignorando il resto dei poveri, emarginati ed esclusi dal sistema. Occorre investire in una solidarietà che vada oltre le muraglie della vostre associazioni, che protegga i diritti dei lavoratori, ma soprattutto di quelli i cui diritti non sono neppure riconosciuti. Sindacato è una parola bella che deriva dal greco dikein (fare giustizia) e syn (insieme). Per favore, fate giustizia insieme, ma in solidarietà con tutti gli emarginati».

Poi ha proseguito: «La mia seconda richiesta è di guardarvi dal cancro sociale della corruzione. È terribile la corruzione di quelli che si dicono “sindacalisti”, che si mettono d’accordo con gli imprenditori e non si interessano dei lavoratori lasciando migliaia di colleghi senza lavoro; questa è una piaga che mina le relazioni e distrugge tante vite e tante famiglie. Non lasciate che gli interessi illeciti rovinino la vostra missione, così necessaria nel tempo in cui viviamo. Il mondo e l’intera creazione aspirano con speranza ad essere liberati dalla corruzione (cfr Rm 8,18-22). Siate fattori di solidarietà e di speranza per tutti. Non lasciatevi corrompere!».

Infine, «la terza richiesta», ha detto il Papa, «è di non dimenticarvi del vostro ruolo di educare coscienze alla solidarietà, al rispetto e alla cura. La consapevolezza della crisi del lavoro e dell’ecologia esige di tradursi in nuovi stili di vita e politiche pubbliche. Per dar vita a tali stili di vita e leggi, abbiamo bisogno che istituzioni come le vostre coltivino virtù sociali che favoriscano il fiorire di una nuova solidarietà globale, che ci permetta di sfuggire all’individualismo e al consumismo, e che ci motivino a mettere in discussione i miti di un progresso materiale indefinito e di un mercato senza regole giuste».

Antonio Sanfrancesco

© Avvenire, 24 novembre 2017

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