Arcivescovo

S.E. Francesco

Cacucci

IN AGENDA

Il Papa: custodiamo la Terra «No alla cultura dello spreco»

La catechesi del mercoledì dedicata alla Giornata mondiale dell'ambiente, contro la "cultura dello spreco" che porta a scartare anche le persone. 70mila fedeli in Piazza San Pietro

Il Papa ha denunciato la tirannia del denaro e dello scarto, contro la persona ."Quello che comanda è il denaro - ha detto a braccio all'udienza generale - i soldi comandano, e Dio nostro Padre ha dato il compito di custodire la terra non ai soldi, a noi, gli uomini e le donne, noi abbiamo questo compito". "Se muore una persona non è notizia, se tanti bambini non hanno da mangiare non è notizia, sembra normale, non può essere cosi". Non abituiamoci al superfluo e allo spreco di cibo, ha detto.
Oggi - ha detto il Papa all'udienza generale, davanti a oltre 70 mila persone in piazza San Pietro - vorrei soffermarmi sulla questione dell'ambiente, come ho avuto già modo di fare in diverse occasioni, me lo suggerisce anche la odierna Giornata mondiale dell'ambiente, promossa dalle Nazioni  Unite, che lancia un forte richiamo a eliminare gli sprechi e la distruzione degli alimenti".

Papa Francesco ha quindi ricordato "le prime pagine della bibbia", in cui si dice che Dio ha affidato la creazione all'uomo e alla donna ," perchè la coltivassero e la custodissero, cosa vuole dire - ha chiesto - 'coltivare e custodire', stiamo veramente coltivando e custodendo il creato oppure lo stiamo sfruttando e trascurando?".

L'agricoltore cura la terra, ha spiegato papa Bergoglio, "perché dia frutto e perché questo frutto sia condiviso: è una indicazione di Dio data non solo all'inizio della storia, ma a ciascuno di noi, è parte del suo progetto, vuole dire far crescere il mondo con responsabilità, farlo crescere perchè sia un giardino abitabile per tutti".

Papa Francesco ha quindi osservato che "Benedetto XVI ha ricordato più volte che questo richiede cogliere il ritmo della creazione, invece, presi dalla logica del dominare, del manipolare, non rispettiamo la creazione, non la consideriamo come dono gratuito, stiamo perdendo  l'atteggiamento dello stupore, dell'ascolto, della contemplazione della creazione, così non reggiamo più il ritmo della storia d'amore di Dio con l'uomo".

Il Pontefice si è quindi chiesto perchè accada questo. "Ci siamo allontanati da Dio, - ha osservato - non leggiamo il suo segno: il coltivare e custodire non comprende solo  l'ambiente, riguarda anche rapporti umani e  i papi hanno parlato di ecologia umana, strettamente legata a quella ambientale".

"Stiamo vivendo un momento di crisi - ha detto il Pontefice - lo vediamo nell'ambiente, ma soprattutto nell'uomo: la persona umana oggi è in pericolo, ecco l'urgenza della ecologia umana".

A giudizio di papa Bergoglio "il pericolo è grave perché non è solo questione di economia, ma di etica e antropologia, la chiesa - ha detto -  lo ha sottolineato più volte e molti  dicono 'si è giusto è vero', ma il sistema continua come prima, perchè ciò che domina sono le dinamiche" del mercato, "quello che comanda è il denaro, i soldi comandano, ma Dio nostro padre ha dato il compito  di custodire la terra non ai soldi, ma a noi, gli uomini e le donne, noi abbiamo questo compito".

Dopo le sue critiche al fatto che fanno notizia gli indici di borsa e non le persone e i bambini che muoiono di fame, e dopo la condanna della cultura dello spreco, il Pontefice ha fatto riferimento al miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Con il miracolo, ha spiegato avanzano 12 ceste, "non ci sono scarti, il 12 rappresenta simbolicamente le tribù di Israele, cioè tutto il popolo, e questo ci dice che quando il cibo viene condiviso, niente va perduto ecologia  umana e ecologia ambientale camminano insieme".

Papa Francesco ha concluso la catechesi chiedendo di prendere sul serio l'impegno contro lo spreco e per una ecologia anche della persona. Invito questo che ha ripreso nei saluti ai diversi gruppi linguistici. Al gruppo arabo ha ricordato anche la situazione dei senza tetto:  "Non abituiamoci alla tragedia della povertà, ai drammi di tante persone senza tetto che muoiono sulle strade, a vedere tanti bambini senza educazione e assistenza medica".

© Avvenire, 5 giugno 2013

Il Testo dell'Udienza

 

 

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi vorrei soffermarmi sulla questione dell’ambiente, come ho avuto già modo di fare in diverse occasioni. Me lo suggerisce anche l’odierna Giornata Mondiale dell’Ambiente, promossa dalle Nazioni Unite, che lancia un forte richiamo alla necessità di eliminare gli sprechi e la distruzione di alimenti.

Quando parliamo di ambiente, del creato, il mio pensiero va alle prime pagine della Bibbia, al Libro della Genesi, dove si afferma che Dio pose l’uomo e la donna sulla terra perché la coltivassero e la custodissero (cfr 2,15). E mi sorgono le domande: Che cosa vuol dire coltivare e custodire la terra? Noi stiamo veramente coltivando e custodendo il creato? Oppure lo stiamo sfruttando e trascurando? Il verbo “coltivare” mi richiama alla mente la cura che l’agricoltore ha per la sua terra perché dia frutto ed esso sia condiviso: quanta attenzione, passione e dedizione! Coltivare e custodire il creato è un’indicazione di Dio data non solo all’inizio della storia, ma a ciascuno di noi; è parte del suo progetto; vuol dire far crescere il mondo con responsabilità, trasformarlo perché sia un giardino, un luogo abitabile per tutti. Benedetto XVI ha ricordato più volte che questo compito affidatoci da Dio Creatore richiede di cogliere il ritmo e la logica della creazione. Noi invece siamo spesso guidati dalla superbia del dominare, del possedere, del manipolare, dello sfruttare; non la “custodiamo”, non la rispettiamo, non la consideriamo come un dono gratuito di cui avere cura. Stiamo perdendo l’atteggiamento dello stupore, della contemplazione, dell’ascolto della creazione; e così non riusciamo più a leggervi quello che Benedetto XVI chiama “il ritmo della storia di amore di Dio con l’uomo”. Perché avviene questo? Perché pensiamo e viviamo in modo orizzontale, ci siamo allontanati da Dio, non leggiamo i suoi segni.

Ma il “coltivare e custodire” non comprende solo il rapporto tra noi e l’ambiente, tra l’uomo e il creato, riguarda anche i rapporti umani. I Papi hanno parlato di ecologia umana, strettamente legata all’ecologia ambientale. Noi stiamo vivendo un momento di crisi; lo vediamo nell’ambiente, ma soprattutto lo vediamo nell’uomo. La persona umana è in pericolo: questo è certo, la persona umana oggi è in pericolo, ecco l’urgenza dell’ecologia umana! E il pericolo è grave perché la causa del problema non è superficiale, ma profonda: non è solo una questione di economia, ma di etica e di antropologia. La Chiesa lo ha sottolineato più volte; e molti dicono: sì, è giusto, è vero… ma il sistema continua come prima, perché ciò che domina sono le dinamiche di un’economia e di una finanza carenti di etica. Quello che comanda oggi non è l'uomo, è il denaro, il denaro, i soldi comandano. E Dio nostro Padre ha dato il compito di custodire la terra non ai soldi, ma a noi: agli uomini e alle donne. noi abbiamo questo compito! Invece uomini e donne vengono sacrificati agli idoli del profitto e del consumo: è la “cultura dello scarto”. Se si rompe un computer è una tragedia, ma la povertà, i bisogni, i drammi di tante persone finiscono per entrare nella normalità. Se una notte di inverno, qui vicino in via Ottaviano, per esempio, muore una persona, quella non è notizia. Se in tante parti del mondo ci sono bambini che non hanno da mangiare, quella non è notizia, sembra normale. Non può essere così! Eppure queste cose entrano nella normalità: che alcune persone senza tetto muoiano di freddo per la strada non fa notizia. Al contrario, un abbassamento di dieci punti nelle borse di alcune città, costituisce una tragedia. Uno che muore non è una notizia, ma se si abbassano di dieci punti le borse è una tragedia! Così le persone vengono scartate, come se fossero rifiuti.

Questa “cultura dello scarto” tende a diventare mentalità comune, che contagia tutti. La vita umana, la persona non sono più sentite come valore primario da rispettare e tutelare, specie se è povera o disabile, se non serve ancora – come il nascituro –, o non serve più – come l’anziano. Questa cultura dello scarto ci ha resi insensibili anche agli sprechi e agli scarti alimentari, che sono ancora più deprecabili quando in ogni parte del mondo, purtroppo, molte persone e famiglie soffrono fame e malnutrizione. Una volta i nostri nonni erano molto attenti a non gettare nulla del cibo avanzato. Il consumismo ci ha indotti ad abituarci al superfluo e allo spreco quotidiano di cibo, al quale talvolta non siamo più in grado di dare il giusto valore, che va ben al di là dei meri parametri economici. Ricordiamo bene, però, che il cibo che si butta via è come se venisse rubato dalla mensa di chi è povero, di chi ha fame! Invito tutti a riflettere sul problema della perdita e dello spreco del cibo per individuare vie e modi che, affrontando seriamente tale problematica, siano veicolo di solidarietà e di condivisione con i più bisognosi.

Pochi giorni fa, nella Festa del Corpus Domini, abbiamo letto il racconto del miracolo dei pani: Gesù dà da mangiare alla folla con cinque pani e due pesci. E la conclusione del brano è importante: «Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi avanzati: dodici ceste» (Lc 9,17). Gesù chiede ai discepoli che nulla vada perduto: niente scarti! E c’è questo fatto delle dodici ceste: perché dodici? Che cosa significa? Dodici è il numero delle tribù d’Israele, rappresenta simbolicamente tutto il popolo. E questo ci dice che quando il cibo viene condiviso in modo equo, con solidarietà, nessuno è privo del necessario, ogni comunità può andare incontro ai bisogni dei più poveri. Ecologia umana ed ecologia ambientale camminano insieme.

Vorrei allora che prendessimo tutti il serio impegno di rispettare e custodire il creato, di essere attenti ad ogni persona, di contrastare la cultura dello spreco e dello scarto, per promuovere una cultura della solidarietà e dell’incontro. Grazie.


Saluti:

Je salue cordialement les pèlerins francophones, particulièrement les fidèles venus des Antilles, de l’Ile Maurice et de Côte d’Ivoire. Je salue également le groupe d’imams de France engagés dans le dialogue interreligieux. Chers amis, ayons soin de la création, ayons soin de la personne humaine, de sorte que personne autour de nous ne soit privé du nécessaire. Bon pèlerinage à tous !

I offer an affectionate greeting to all the English-speaking pilgrims and visitors present at today’s Audience, including those from England, Scotland, the Netherlands, Nigeria, Singapore and the United States. God bless you all!

Einen herzlichen Gruß richte ich an alle Pilger deutscher Sprache. Wir alle sind gerufen, die Welt, die Gott geschaffen hat, als schönen Garten zu bebauen und zu hüten, in dem alle Menschen wohnen können. Der Heilige Geist gebe uns Einsicht und gute Ausdauer, dass wir Werkzeuge der Liebe Gottes auf dieser Erde werden. Ich wünsche euch allen einen guten Aufenthalt in Rom.

Saludo a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España, Colombia, Uruguay, Argentina, México y los demás países latinoamericanos. Invito a todos a respetar y cuidar la creación, a prestar atención y cuidado a toda persona, a contrarrestar “la cultura del descarte” y del desecho para promover una cultura de la solidaridad y del encuentro. Muchas gracias.

Queridos peregrinos de língua portuguesa, sede bem-vindos! Uma saudação particular aos fiéis diocesanos de Curitiba com o seu Pastor, Dom Moacyr Viti, encorajando-vos a todos a apostar em ideais grandes de serviço, que engrandecem o coração e tornam fecundos os vossos talentos. De bom grado abençoo a vós e aos vossos entes queridos.

كلمات الأب الأقدس للأشخاص الناطقين باللغة العربية:

الأخوات والإخوة الأحباء الناطقون باللغة العربية: لا يجب أن نتعود على مآسي الفقر، وعلى موت بعض الأشخاص من البرد فوق الطروقات، لأنهم بلا مأوى، أو على رؤية بعض الأطفال بدون تعليم، أو رعاية طبية. لنتذكر جيدا، أن الطعام الذي يتم إهداره، هو مثل طعام منهوب من مائدة الفقير والجائع! دعونا نلتزم جميعا بالعمل على احترام وحماية الخليقة، وعلى مقاومة ثقافة الإهدار والإقصاء، ودعم ثقافة التضامن واللقاء. وأمنح لكم جميعا البركة الرسولية!

Serdecznie witam obecnych tu Polaków. W sposób szczególny pozdrawiam kleryków i neoprezbiterów. Kochani, dziękujcie Chrystusowi za dar waszego powołania i pielęgnujcie je w świetle i mocy Ducha Świętego, abyście zawsze byli gorliwymi szafarzami łaski Bożej i prawdziwymi przewodnikami na drogach świętości. Was drodzy polscy pielgrzymi, i wszystkich Polaków proszę: dziękujcie Bogu za waszych kapłanów i wspierajcie ich modlitwą, życzliwością i dobrą radą. Niech Pan wam błogosławi!

* * *

Un caloroso benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i fedeli delle diocesi di Aversa, Macerata e Matera, con i Vescovi Mons. Spinillo, Mons. Giuliodori e Mons. Ligorio, venuti alla Sede di Pietro per il pellegrinaggio in occasione dell’Anno della fede; saluto i numerosi gruppi parrocchiali, le associazioni, la rappresentanza dei lavoratori di ditte operanti nel Veneto con il Patriarca di Venezia, Mons. Moraglia, e le scolaresche, in particolare i giovani cresimati della diocesi di Lamezia Terme e gli universitari di Perugia, accompagnati dai loro Pastori, Mons. Cantafora e Mons. Bassetti. A tutti auguro che la visita alle Tombe degli Apostoli serva ad irrobustire la fede e la testimonianza cristiana!

Infine, un pensiero affettuoso ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Il mese di giugno è dedicato dalla pietà popolare alla devozione al Cuore di Gesù. Esso vi insegni, cari giovani, la bellezza dell’amare e del sentirsi amati; sia il Cuore di Cristo, cari ammalati, il vostro sostegno nella prova e nella sofferenza; e sostenga voi, cari sposi novelli, nel nuovo cammino della vita coniugale.

© www.vatican.va, 5 giugno 2013

 

La Messa in S. Marta

 

 

Gridare il proprio dolore davanti a Dio è una preghiera del cuore

 

Lamentarsi delle proprie sofferenze davanti a Dio non è peccato, ma una preghiera del cuore che arriva al Signore: è quanto ha affermato il Papa stamani nella Messa a Santa Marta. Erano presenti alcuni membri della Congregazione per il Culto Divino e della Biblioteca Apostolica Vaticana. Hanno concelebrato, tra gli altri, il cardinale Antonio Cañizares Llovera, mons. Cesare Pasini e mons. Joseph Di Noia.

La storia di Tobi e Sara, riportata nella prima lettura del giorno, è stata al centro dell’omelia del Papa: due persone giuste che vivono situazioni drammatiche. Il primo diventa cieco nonostante compia opere buone, rischiando addirittura la vita; la seconda sposa sette uomini che muoiono prima della notte di nozze. Entrambi, nel loro immenso dolore, pregano Dio di farli morire. “Sono persone in situazioni limite – osserva il Papa - situazioni proprio nel sottosuolo dell’esistenza, e cercano un’uscita. Si lamentano” ma “non bestemmiano”:

“E lamentarsi davanti a Dio non è peccato. Un prete che io conosco una volta l’ha detto ad una donna che si lamentava davanti a Dio per le sue calamità: ‘Ma, signora, è una forma di preghiera quella. Vada avanti’. Il Signore sente, ascolta i nostri lamenti. Pensiamo ai grandi, a Giobbe, quando nel capitolo III (dice): ‘Maledetto il giorno in cui sono venuto al mondo’. E anche Geremia, nel XX capitolo: ‘Maledetto il giorno …’. Si lamentano anche con una maledizione, non al Signore, ma a quella situazione, no? E’ umano, questo”.

Ci sono tante persone che vivono casi limite, ha sottolineato il Papa: bambini denutriti, profughi, malati terminali. Nel Vangelo del giorno – osserva – ci sono i Sadducei che presentano a Gesù il caso limite di una donna, vedova di sette uomini. Non parlavano di questa vicenda col cuore:

“I Sadducei parlavano di questa donna come se fosse un laboratorio, tutto asettico, tutto … Era un caso di morale. Noi, quando pensiamo a questa gente che soffre tanto, pensiamo come se fosse un caso di morale, pure idee, ‘ma, in questo caso, … questo caso …’, o pensiamo con il nostro cuore, con la nostra carne, anche? A me non fa piacere quando si parla di queste situazioni in maniera tanto accademica e non umana, alle volte con le statistiche … ma soltanto lì. Nella Chiesa ci sono tante persone in questa situazione”.

In questi casi – afferma il Papa – bisogna fare quello che dice Gesù, pregare:

“Pregare per loro. Loro devono entrare nel mio cuore, loro devono essere un’inquietudine per me: il mio fratello soffre, la mia sorella soffre. Ecco … il mistero della comunione dei Santi: pregare il Signore: ‘Ma, Signore, guarda quello: piange, soffre’. Pregare, permettetemi di dirlo, con la carne: che la nostra carne preghi. Non con le idee. Pregare con il cuore”.

E le preghiere di Tobi e Sara, che pur chiedendo di morire si rivolgono al Signore, ci danno speranza – sottolinea il Papa - perché sono a suo modo accolte da Dio, che non li fa morire ma guarisce Tobi e dà finalmente un marito a Sara: “La preghiera – spiega - sempre arriva alla gloria di Dio, sempre, quando è preghiera dal cuore”. Invece, “quando è un caso di morale, come questo di cui parlavano i Sadducei, non arriva mai, perché non esce mai da noi stessi: non ci interessa. E’ un gioco intellettuale”. Papa Francesco invita, infine, a pregare per quanti vivono situazioni drammatiche e soffrono tanto e come Gesù sulla Croce gridano: “Padre, Padre, perché mi hai abbandonato?”. Preghiamo – ha concluso –“perché la nostra preghiera arrivi e sia un po’ di speranza per tutti noi”.

Sergio Centofanti - Radio Vaticana

© Avvenire, 5 giugno 2013

Prossimi eventi