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Il Papa: «I sacramenti non sono apparenza»

«È importante che i bambini siano battezzati presto, e che siano cresimati» ha detto il Pontefice alla folla che ha gremito piazza San Pietro anche questo mercoledì. L'arrivo un'ora prima per riuscire a salutare i fedeli. E la richiesta di preghiera per la guarigione di una bambina di 18 mesi.

I sacramenti esprimono e realizzano una effettiva comunione tra di noi in quanto in essi incontriamo Cristo Salvatore e attraverso di lui i nostri fratelli". Lo ha ricordato Papa Francesco durante l'udienza generale di oggi, sottolineando che per questo "è importante che i bambini siano battezzati presto, e che siano cresimati". "I sacramenti - ha spiegato - non sono apparenze: c'è Gesù Cristo vivo, in particolare nell'Eucaristia: proprio Lui vivo che ci fa adorare il Padre".

Il Papa durante l'udienza generale ha chiesto ai fedeli un minuto di silenzio e poi di recitare insieme una Ave Maria per la salute di una bimba, Noemi, da lui incontrata prima dell'udienza, come ha raccontato alle oltre 50mila persone radunate in piazza San Pietro. "Adesso - ha detto papa Francesco ultimando la sua catechesi, dedicata oggi ai carismi e ai sacramenti - mi permetto di chiedervi un atto di carità, state tranquilli - ha aggiunto sorridendo - che non si farà una raccolta: prima di venire in piazza sono andato a trovare una bambina di un anno e mezzo, con una malattia gravissima, suo papà e sua mamma pregano, chiedono al Signore la salute di questa bella bambina, si chiama Noemi, sorrideva poveretta, facciamo un atto di amore, - ha aggiunto papa Bergoglio - noi non la conosciamo, ma è una bambina battezzata, è una di noi, è una bambina cristiana, facciamo un atto d'amore per lei, chiediamo al Signore che la aiuti e le dia la salute, in silenzio un attimo, e poi pregheremo l'Ave Maria. E adesso tutti insieme pregiamo la Madonna per la salute di Noemi". Dopo aver recitato la Ave Maria con i fedeli in piazza, il Papa ha concluso: "Grazie per questo atto di carità". Alcune persone in piazza si sono commosse durante questo episodio.

Prima dell'Udienza il Papa (che è anche sceso in piazza San un'ora circa prima dell'inizio
previsto, per darsi il tempo di salutare i fedeli), ha benedetto la fiaccola della 26esima Universiade invernale, che si aprirà l'11 dicembre prossimo in Trentino. Lo svolgimento delle Universiadi quest'anno non produrrà alcun incremento delle emissioni globali di gas climalteranti: le 20.000 tonnellate totali di emissioni di anidride carbonica previste per lo svolgimento delle varie attività saranno compensate infatti da numerosi interventi di efficienza e risparmio energetico.

© Avvenire, 6 novembre 2013

 

Il testo dell'Udienza

 

 

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre Francesco ha incontrato gruppi di pellegrini e di fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo. Nel discorso in lingua italiana, il Papa si è soffermato ancora sulla Comunione dei Santi. Dopo la sintesi in diverse lingue, Papa Francesco ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del
Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Mercoledì scorso ho parlato della comunione dei santi, intesa come comunione tra le persone sante, cioè tra noi credenti. Oggi vorrei approfondire l’altro aspetto di questa realtà: vi ricordate che c’erano due aspetti: uno la comunione, l’unità fra noi e l’altro aspetto la comunione alle cose sante, ai beni spirituali. I due aspetti sono strettamente collegati fra loro, infatti la comunione tra i cristiani cresce mediante la partecipazione ai beni spirituali. In particolare consideriamo: i Sacramenti, i carismi, e la carità. (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica nn. 949-953). Noi cresciamo in unità, in comunione, con: i Sacramenti, i carismi che ciascuno ha dallo Spirito Santo, e con la carità..

Anzitutto la comunione ai Sacramenti. I Sacramenti esprimono e realizzano un’effettiva e profonda comunione tra di noi, poiché in essi incontriamo Cristo Salvatore e, attraverso di Lui, i nostri fratelli nella fede. I Sacramenti non sono apparenze, non sono riti, ma sono la forza di Cristo; è Gesù Cristo presente nei Sacramenti. Quando celebriamo l’Eucaristia è Gesù vivo, che ci raduna, ci fa comunità, ci fa adorare il Padre. Ciascuno di noi, infatti, mediante il Battesimo, la Confermazione e l’Eucaristia, è incorporato a Cristo e unito a tutta la comunità dei credenti. Pertanto, se da un lato è la Chiesa che "fa" i Sacramenti, dall’altro sono i Sacramenti che "fanno" la Chiesa, la edificano, generando nuovi figli, aggregandoli al popolo santo di Dio, consolidando la loro appartenenza.

Ogni incontro con Cristo, che nei Sacramenti ci dona la salvezza, ci invita ad "andare" e comunicare agli altri una salvezza che abbiamo potuto vedere, toccare, incontrare, accogliere, e che è davvero credibile perché è amore. In questo modo, i Sacramenti ci spingono ad essere missionari, e l’impegno apostolico di portare il Vangelo in ogni ambiente, anche in quelli più ostili, costituisce il frutto più autentico di un’assidua vita sacramentale, in quanto è partecipazione all’iniziativa salvifica di Dio, che vuole donare a tutti la salvezza. La grazia dei Sacramenti alimenta in noi una fede forte e gioiosa, una fede che sa stupirsi delle "meraviglie" di Dio e sa resistere agli idoli del mondo. Per questo è importante fare la Comunione, è importante che i bambini siano battezzati presto, che siano cresimati, perché i Sacramenti sono la presenza di Gesù Cristo in noi, una presenza che ci aiuta. È importante, quando ci sentiamo peccatori, accostarci al sacramento della Riconciliazione. Qualcuno potrà dire: "Ma ho paura, perché il prete mi bastonerà". No, non ti bastonerà il prete; tu sai chi incontrerai nel sacramento della Riconciliazione? Incontrerai Gesù che ti perdona! È Gesù che ti aspetta lì; e questo è un Sacramento che fa crescere tutta la Chiesa.

Un secondo aspetto della comunione alle cose sante è quello della comunione dei carismi. Lo Spirito Santo dispensa ai fedeli una moltitudine di doni e di grazie spirituali; questa ricchezza diciamo "fantasiosa" dei doni dello Spirito Santo è finalizzata alla edificazione della Chiesa. I carismi – parola un po’ difficile – sono i regali che ci dà lo Spirito Santo, abilità possibilità… Regali dati non perché siano nascosti, ma per parteciparli agli altri. Non sono dati a beneficio di chi li riceve, ma per l’utilità del popolo di Dio. Se un carisma, invece, un regalo di questi, serve ad affermare se stessi, c’è da dubitare che si tratti di un autentico carisma o che sia fedelmente vissuto. I carismi sono grazie particolari, date ad alcuni per fare del bene a tanti altri. Sono delle attitudini, delle ispirazioni e delle spinte interiori, che nascono nella coscienza e nell’esperienza di determinate persone, le quali sono chiamate a metterle al servizio della comunità. In particolare, questi doni spirituali vanno a vantaggio della santità della Chiesa e della sua missione. Tutti siamo chiamati a rispettarli in noi e negli altri, ad accoglierli come stimoli utili per una presenza e un’opera feconda della Chiesa. San Paolo ammoniva: «Non spegnete lo Spirito» (1 Ts 5,19). Non spegniamo lo Spirito che ci dà questi regali, queste abilità, queste virtù tanto belle che fanno crescere la Chiesa.

Qual è il nostro atteggiamento di fronte a questi doni dello Spirito Santo? Siamo consapevoli che lo Spirito di Dio è libero di darli a chi vuole? Li consideriamo come un aiuto spirituale, attraverso il quale il Signore sostiene la nostra fede e rafforza la nostra missione nel mondo?

E veniamo al terzo aspetto della comunione alle cose sante, cioè la comunione della carità, la unità fra noi che fa la carità, l’amore. I pagani, osservando i primi cristiani, dicevano: ma come si amano, come si vogliono bene! Non si odiano, non sparlano uno contro l’altro. Questa è la carità, l’amore di Dio che lo Spirito Santo ci mette nel cuore. I carismi sono importanti nella vita della comunità cristiana, ma sono sempre dei mezzi per crescere nella carità, nell’amore, che san Paolo colloca al di sopra dei carismi (cfr 1 Cor 13,1-13). Senza l’amore, infatti, anche i doni più straordinari sono vani; questo uomo guarisce la gente, ha questa qualità, quest’altra virtù… ma ha amore e carità nel suo cuore? Se ce l’ha bene, ma se non ce l’ha non serve alla Chiesa. Senza l’amore tutti questi doni e carismi non servono alla Chiesa, perché dove non c’è l’amore c’è un vuoto che viene riempito dall’egoismo. E mi domando: se tutti noi siamo egoisti, possiamo vivere in comunione e in pace? Non si può, per questo è necessario l’amore che ci unisce. Il più piccolo dei nostri gesti d’amore ha effetti buoni per tutti! Pertanto, vivere l’unità nella Chiesa e la comunione della carità significa non cercare il proprio interesse, ma condividere le sofferenze e le gioie dei fratelli (cfr 1 Cor 12,26), pronti a portare i pesi di quelli più deboli e poveri. Questa solidarietà fraterna non è una figura retorica, un modo di dire, ma è parte integrante della comunione tra i cristiani. Se la viviamo, noi siamo nel mondo segno, "sacramento" dell’amore di Dio. Lo siamo gli uni per gli altri e lo siamo per tutti! Non si tratta solo di quella carità spicciola che ci possiamo offrire a vicenda, si tratta di qualcosa di più profondo: è una comunione che ci rende capaci di entrare nella gioia e nel dolore altrui per farli nostri sinceramente.

E spesso siamo troppo aridi, indifferenti, distaccati e invece di trasmettere fraternità, trasmettiamo malumore, freddezza, egoismo. E con malumore, freddezza, egoismo non si può far crescere la Chiesa; la Chiesa cresce soltanto con l’amore che viene dallo Spirito Santo. Il Signore ci invita ad aprirci alla comunione con Lui, nei Sacramenti, nei carismi e nella carità, per vivere in maniera degna della nostra vocazione cristiana!

E adesso mi permetto di chiedervi un atto di carità: state tranquilli che non si farà la raccolta! Prima di venire in piazza sono andato a trovare una bambina di un anno e mezzo con una malattia gravissima. Suo papà e sua mamma pregano, e chiedono al Signore la salute di questa bella bambina. Si chiama Noemi. Sorrideva poveretta! Facciamo un atto di amore. Noi non la conosciamo, ma è una bambina battezzata, è una di noi, è una cristiana. Facciamo un atto di amore per lei e in silenzio chiediamo che il Signore la aiuti in questo momento e le dia la salute. In silenzio un attimo, e poi pregheremo l'Ave Maria. E adesso tutti insieme preghiamo la Madonna per la salute di Noemi. Ave Maria... Grazie per questo atto di carità.

Ai saluti:

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana: alle famiglie, alle parrocchie, ai gruppi e alle associazioni. In particolare, saluto i fedeli delle diocesi di Teramo-Atri, Porto-Santa Rufina, Teggiano-Policastro e Patti, accompagnati dai loro Vescovi, ed auspico che questo pellegrinaggio porti frutti spirituali e pastorali a beneficio delle rispettive Comunità diocesane. Saluto l’associazione "Genitori in cammino", con l’Arcivescovo di Ferrara-Comacchio; l’Unione nazionale delle Pro Loco e il gruppo di Protezione Civile Lucano, invocando su ciascuno la continua assistenza divina.

Saluto infine i giovani, gli ammalati egli sposi novelli. Il mese di novembre, dedicato alla memoria e alla preghiera per i defunti, ci offre l’opportunità di considerare più in profondità il significato dell’esistenza terrena e il valore della vita eterna. Questi giorni siano per tutti uno stimolo a comprendere che la vita ha valore se spesa per amare Dio ed il prossimo.

© Avvenire, 6 novembre 2013

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