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Il Papa prega per i farmacisti: grazie per il vostro aiuto ai malati

Nella Messa a Santa Marta, Francesco ringrazia i farmacisti che lavorano in questo tempo caratterizzato dalla pandemia per aiutare le persone malate. Nell'omelia, afferma che la grande forza che abbiamo per predicare il Vangelo è la gioia del Signore, gioia che è frutto dello Spirito Santo

Francesco presiede la Messa a Casa Santa Marta nel giovedì dell’Ottava di Pasqua. Nell’introduzione, Francesco rivolge il suo pensiero ai farmacisti:

In questi giorni mi hanno rimproverato perché ho dimenticato di ringraziare un gruppo di persone che anche lavora … Ho ringraziato i medici, infermieri, i volontari… “Ma lei si è dimenticato dei farmacisti”: anche loro lavorano tanto per aiutare gli ammalati ad uscire dalla malattia. Preghiamo anche per loro.

Nell’omelia, Francesco commenta il Vangelo odierno (Lc 24, 35-48) in cui Gesù risorto appare ai discepoli, sconvolti e pieni di paura perché credevano di vedere un fantasma, e apre loro la mente per comprendere le Scritture. E per la gioia non riuscivano a credere. Essere pieni di gioia - sottolinea il Papa - è l’esperienza più alta della consolazione. È la pienezza della presenza del Signore, è il frutto dello Spirito Santo, è una grazia. Cita l’Esortazione apostolica di Paolo VI “Evangelii nuntiandi” che parla di evangelizzatori gioiosi. La grande forza che abbiamo per predicare il Vangelo e andare avanti come testimoni di vita è la gioia del Signore, che è frutto dello Spirito Santo.

Di seguito il testo dell'omelia secondo una nostra trascrizione:

In questi giorni, a Gerusalemme, la gente aveva tanti sentimenti: la paura, lo stupore, il dubbio. “In quei giorni, mentre lo storpio guarito tratteneva Pietro e Giovanni, tutto il popolo, fuori di sé per lo stupore …”: c’è un ambiente non tranquillo perché accadevano cose che non si capivano. Il Signore è andato dai suoi discepoli. Anche loro sapevano che era già risorto, anche Pietro lo sapeva perché aveva parlato con lui quella mattina. Questi due che erano tornati da Emmaus lo sapevano, ma quando il Signore è apparso si spaventarono. “Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma”; la stessa esperienza l’avevano avuta sul lago, quando Gesù è venuto camminando sulle acque. Ma in quel tempo Pietro, facendosi coraggioso, ha scommesso sul Signore, ha detto: “Ma se sei tu, fammi camminare sulle acque”. Questo giorno Pietro era zitto, aveva parlato con il Signore, quella mattina, e di quel dialogo nessuno sa cosa si erano detti e per questo era zitto. Ma erano così pieni di paura, sconvolti, credevano di vedere un fantasma. E dice: “Ma no, perché siete turbati? Perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mani, i piedi…”, gli fa vedere le piaghe. Quel tesoro di Gesù che lo ha portato in Cielo per farlo vedere al Padre e intercedere per noi. “Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa”.

E poi viene una frase che a me dà tanta consolazione e per questo, questo passo del Vangelo è uno dei miei preferiti: “Ma poiché per la gioia non credevano…”, ancora ed erano pieni di stupore, la gioia gli impediva di credere. Era tanta quella gioia che “no, questo non può essere vero. Questa gioia non è reale, è troppa gioia”. E questo gli impediva di credere. La gioia. I momenti di grande gioia. Erano strapieni di gioia ma paralizzati per la gioia. E la gioia è uno degli auguri che Paolo fa ai suoi di Roma: “Che il Dio della speranza vi riempia di gioia” gli dice. Riempire di gioia, essere pieno di gioia. È l’esperienza della consolazione più alta, quando il Signore ci fa capire che questa è un’altra cosa dall’essere allegro, positivo, luminoso… No, è un’altra cosa. Essere gioioso ma pieno di gioia, una gioia traboccante che ci prende davvero. E per questo Paolo gli augura che “il Dio della speranza vi riempia di gioia”, ai Romani.

E quella parola, quella espressione, riempire di gioia viene ripetuta, tante, tante volte. Per esempio, quando accade nel carcere e Pietro salva la vita al carceriere che stava per suicidarsi perché si erano aperte le porte con il terremoto e poi gli annuncia il Vangelo, lo battezza, e il carceriere, dice la Bibbia, era “pieno di gioia” per aver creduto. Lo stesso accade con il ministro dell’economia di Candàce, quando Filippo lo battezzò, sparì, lui seguì il suo cammino “pieno di gioia”. Lo stesso successe nel giorno dell’Ascensione: i discepoli tornarono a Gerusalemme, dice la Bibbia, “pieni di gioia”. È la pienezza della consolazione, la pienezza della presenza del Signore. Perché, come Paolo dice ai Galati, “la gioia è il frutto dello Spirito Santo”, non è la conseguenza di emozioni che scoppiano per una cosa meravigliosa… No è di più. Questa gioia, questa che ci riempie è il frutto dello Spirito Santo. Senza lo Spirito non si può avere questa gioia. Ricevere la gioia dello Spirito è una grazia.

Mi vengono in mente gli ultimi numeri, gli ultimi paragrafi dell’Esortazione Evangelii nuntiandi di Paolo VI, quando parla dei cristiani gioiosi, degli evangelizzatori gioiosi, e non di quelli che vivono sempre giù. Oggi è un giorno bello per leggerlo. Pieni di gioia. È questo che ci dice la Bibbia: “Ma poiché per la gioia non credevano …”, era tanta che non credevano.

C’è un passo del libro di Neemia che ci aiuterà oggi in questa riflessione sulla gioia. Il popolo tornato a Gerusalemme ha ritrovato il libro della legge, è stato scoperto di nuovo - perché loro sapevano la legge a memoria, il libro della legge non lo trovavano - grande festa e tutto il popolo si riunì per ascoltare il sacerdote Esdra che leggeva il libro della legge. Il popolo commosso piangeva, piangeva di gioia perché aveva trovato proprio il libro della legge e piangeva, era gioioso, il pianto… Alla fine quando il sacerdote Esdra finì, Neemia disse al popolo: “State tranquilli, adesso non piangete più, conservate la gioia, perché la gioia nel Signore è la vostra forza”.

Questa parola del libro di Neemia ci aiuterà oggi. La grande forza che noi abbiamo per trasformare, per predicare il Vangelo, per andare avanti come testimoni di vita è la gioia del Signore che è frutto dello Spirito Santo, e oggi chiediamo a Lui di concederci questo frutto.

Il Papa ha terminato la celebrazione con l'adorazione e la benedizione eucaristica, invitando a fare la Comunione spirituale. Di seguito la preghiera recitata dal Papa:

Gesù mio, credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’altare. Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’anima mia. Poiché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io ti abbraccio e tutto mi unisco a Te. Non permettere che mi abbia mai a separare da Te.

Prima di lasciare la Cappella dedicata allo Spirito Santo, è stata intonata l’antifona mariana “Regina caeli”, cantata nel tempo pasquale:

Regína caeli laetáre, allelúia.
Quia quem merúisti portáre, allelúia.
Resurréxit, sicut dixit, allelúia.
Ora pro nobis Deum, allelúia.

(Regina dei cieli, rallegrati, alleluia.
Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia,
è risorto, come aveva promesso, alleluia.
Prega il Signore per noi, alleluia).

© www.vaticannews.va, giovedì 16 aprile 2020

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