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Il Papa: umiltà e perdono per la vera pace

L'omelia alla Messa di Amman, dopo l'incontro con il re di Giordania. Il monarca: collaboriamo. Francesco: grazie per quello che fate per i profughi. Alle 18 appuntamento con rifugiati e disabili.

Ore 16 (ora locale). La pace non si compra e non si vende, ma è "un dono da ricercare e costruire artigianalmente mediante piccoli e grandi gesti che coinvolgono la nostra vita quotidiana". Così il Papa ha detto nella sua omelia della Messa ad Amman, dedicata in particolare allo Spirito Santo a commento del Vangelo di Giovanni (14,16). Lo Spirito prepara, unge e invia, ha detto Francesco: prepara Gesù alla sua missione di salvezza, nello stile del Servo umile e mite. Unge Gesù e i discepoli, e i battezzati; grazie ad esso "la nostra umanità viene segnata dalla santità di Gesù Cristo e ci rende capace di amare i fratelli con lo stesso amore con cui Dio ci ama".

È necessario, dice il Papa, porre "gesti di umiltà, di fratellanza, di perdono, di riconciliazione, premessa e condizione per una pace vera, solida e duratura".

Infine, lo Spirito Santo invia: "Anche noi siamo inviati come messaggeri e testimoni di pace". Il cammino della pace si consolida se riconosciamo che tutti abbiamo lo stesso sangue e facciamo parte del genere umano, ha concluso il Papa, che ha salutato i bambini in procinto di ricevere la Prima Comunione, e i rifugiati cristiani provenienti dalla Palestina, dalla Siria e dall'Iraq.

Infine, le ultime parole dell'omelia sono per invocare lo Spirito Santo, affiché "prepari i nostri cuori all'incontro con i fratelli al di là delle differenze di idee, lingia, cultura, religione, di ungere tutto il nostro essere cin l'olio della sua misericordia che guarisce le ferite degli errori, delle incomprensioni, delle controversie; di inviarci con umiltà e mitezza nei sentieri impegnativi ma fecondi della ricerca della pace".

13.45 (ora locale) "Ringrazio le autorità della Giordania per quello che fanno per i profughi che fuggono dalla guerra", così Papa Francesco ha detto nel saluto rivolto a re Abdallah di Giordania, nell'incontro del primo pomeriggio a Palazzo Reale. 

Francesco, poi, ha chiesto che si trovi una necessaria soluzione pacifica al conflitto siriano. Ma anche si trovi una "giusta soluzione" al conflitto israelo-palestinese.

"Santità, lei si è impegnato per il dialogo, specialmente con l'islam - ha sottolineato a sua volta re Abdallah, rivolgendosi a Papa Francesco nella cerimonia di benvenuto nel palazzo reale di Amman -. La Giordania è il primo Paese musulmano a ricevere la sua visita e questo è un onore. Auspico che possiamo continuare il nostro lavoro insieme".

Ore 13 (ora locale) Papa Francesco è arrivato ad Amman, in Giordania, prima tappa del suo pellegrinaggio in Terra Santa, alle 12 ora italiana. Ad accoglierlo all'aeroporto è stato il principe Ghazi bin Muhammad, membro della famiglia reale, mentre il re Abdullah e la regina Rania gli hanno dato il benvenuto nel Palazzo reale Al-Husseini. Appena sceso dalla scaletta dell' aereo, alcuni bambini hanno regalato al Papa un'orchidea nera, simbolo della Giordania.

Dall'aereo il Papa ha inviato un tweet sul suo account @pontifex : "Cari amici, vi chiedo di accompagnarmi con le vostre preghiere nel mio pellegrinaggio in Terra Santa".

"Sarà un viaggio molto impegnativo, anche per voi, tanto. Dovete guardare, scrivere, pensare, fare tante cose. Vi ringrazio, prego per voi", ha detto Francesco salutando i 70 giornalisti al seguito durante il volo che lo ha condotto ad Amman. "Come ho detto un'altra volta - ha poi sottolineato con una battuta - scendo come Daniele, ma so che i leoni non mordono. Quindi vado in pace".

Ore 8.33 italiane L'Airbus A321 dell'Alitalia con a bordo Papa Francesco è decollato dall'aeroporto di Fiumicino alla volta di Amman, prima tappa del viaggio apostolico in Terra Santa.

Appena sceso dalla vettura a Fiumicino, Papa Francesco, sorridente, con nella mano sinistra la sua borsa di pelle nera, è stato accolto dal segretario di Stato Vaticano, cardinale Pietro Parolin. Quindi dirigendosi verso l'Airbus A321 dell'Alitalia, è stato salutato dalle varie autorità presenti: per prima con il ministro Marianna Madia, con la quale si è intrattenuto cordialmente per alcuni secondi.

Quindi è stato salutato dal vescovo della diocesi di Porto Santa Rosina, Gino Reali; poi è stata la volta del vice direttore generale business dell'Alitalia Giancarlo Schisano; dell'amministratore delegato di Aeroporti di Roma, Lorenzo Lo Presti; dal prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, e del vicesindaco di Fiumicino, Annamaria Anselmi. Bergoglio, nel breve tragitto ha voluto personalmente salutare ad uno ad uno tutti i presenti, compresi i rappresentanti delle forze dell'ordine.

Il rientro a Roma è previsto per le 23 di lunedì – lo porterà in Giordania (sabato), nei Territori palestinesi (domenica) e in Israele (nel pomeriggio di domenica e lunedì). Un viaggio carico di suggestioni – a partire dall’abbraccio domenica sera nella basilica del Santo Sepolcro col patriarca ecumenico Bartolomeo I, che rinnova dopo 50 anni esatti quello storico tra Paolo VI e Atenagora – e che condurrà il Papa al cuore di ferite ancora aperte. Per la cronaca: il Pontefice pronuncerà 11 discorsi – più tre omelie – in sole 54 ore.

© Avvenire, 24 maggio 2014

«Soluzione pacifica alla crisi in Siria»

Discorso al re di Giordania

Maestà, Eccellenze, Cari Fratelli Vescovi, Cari Amici,
Ringrazio Dio di poter visitare il Regno Hascemita di Giordania, sulle orme dei miei predecessori Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, e ringrazio Sua Maestà il Re Abdullah II per le sue cordiali parole di benvenuto, nel vivo ricordo del recente incontro in Vaticano.

Estendo il mio saluto ai membri della Famiglia Reale, al Governo e al Popolo della Giordania, terra ricca di storia e di grande significato religioso per l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islam. Questo Paese presta generosa accoglienza a una grande quantità di rifugiati palestinesi, iracheni e provenienti da altre aree di crisi, in particolare dalla vicina Siria, sconvolta da un conflitto che dura da troppo tempo. Tale accoglienza merita, Maestà, la stima e il sostegno della comunità internazionale.

La Chiesa Cattolica, secondo le sue possibilità, vuole impegnarsi nell’assistenza ai rifugiati e a chi vive nel bisogno, soprattutto tramite Caritas Giordania. Mentre con dolore constato la permanenza di forti tensioni nell’area medio-orientale, ringrazio le Autorità del Regno per quello che fanno e incoraggio a continuare ad impegnarsi nella ricerca dell’auspicata durevole pace per tutta la Regione; a tale scopo si rende quanto mai necessaria e urgente una soluzione pacifica alla crisi siriana, nonché una giusta soluzione al conflitto israeliano-palestinese. Colgo questa opportunità per rinnovare il mio profondo rispetto e la mia stima per la comunità Musulmana, e manifestare apprezzamento per il ruolo di guida svolto da Sua Maestà il Re nel promuovere una più adeguata comprensione delle virtù proclamate dall’Islam e la serena convivenza tra i fedeli delle diverse religioni.

Lei è noto come un uomo di pace, e artefice della pace: grazie! Esprimo riconoscenza alla Giordania per aver incoraggiato diverse importanti iniziative a favore del dialogo interreligioso per la promozione della comprensione tra Ebrei, Cristiani e Musulmani, tra le quali quella del “Messaggio Interreligioso di Amman” e per aver promosso in seno all’ONU la celebrazione annuale della “Settimana di Armonia tra le Religioni”.

Vorrei ora rivolgere un saluto carico di affetto alle comunità cristiane accolte da questo Regno, comunità presenti nel Paese fin dall’età apostolica: esse offrono il loro contributo per il bene comune della società nella quale sono pienamente inserite. Pur essendo oggi numericamente minoritarie, esse hanno modo di svolgere una qualificata e apprezzata azione in campo educativo e sanitario, mediante scuole ed ospedali, e possono professare con tranquillità la loro fede, nel rispetto della libertà religiosa, che è un fondamentale diritto umano e che auspico vivamente venga tenuto in grande considerazione in ogni parte del Medio Oriente e del mondo intero. Esso «comporta sia la libertà individuale e collettiva di seguire la propria coscienza in materia religiosa, sia la libertà di culto … la libertà di scegliere la religione che si crede essere vera e di manifestare pubblicamente la propria credenza» (Benedetto XVI, Esort. ap. Ecclesia in Medio Oriente, 26).

I cristiani si sentono e sono cittadini a pieno titolo ed intendono contribuire alla costruzione della società insieme ai loro concittadini musulmani, offrendo il proprio specifico apporto. Rivolgo infine uno speciale augurio per la pace e la prosperità del Regno di Giordania e del suo popolo, con l’auspicio che questa visita contribuisca ad incrementare e promuovere buone e cordiali relazioni tra Cristiani e Musulmani. E che il Signore Dio ci difenda tutti da quella paura del cambiamento alla quale Sua Maestà ha fatto riferimento. Vi ringrazio per la vostra calda accoglienza e cortesia. Dio Onnipotente e Misericordioso conceda alle Vostre Maestà felicità e lunga vita e ricolmi la Giordania delle sue benedizioni. Salam!

© Avvenire, 24 maggio 2014

 

«La pace è un dono da costruire con gesti»

Omelia ad Amman

Nel Vangelo abbiamo ascoltato la promessa di Gesù ai discepoli: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre» (Gv 14,16). Il primo Paraclito è Gesù stesso; l’«altro» è lo Spirito Santo.

Qui ci troviamo non lontano dal luogo in cui lo Spirito Santo discese con potenza su Gesù di Nazareth, dopo che Giovanni lo ebbe battezzato nel fiume Giordano (cfr Mt 3,16). Dunque il Vangelo di questa domenica, e anche questo luogo nel quale grazie a Dio mi trovo pellegrino, ci invitano a meditare sullo Spirito Santo, su ciò che Egli compie in Cristo e in noi, e che possiamo riassumere in questo modo: lo Spirito compie tre azioni: prepara, unge e invia.

Nel momento del battesimo, lo Spirito si posa su Gesù per prepararlo alla sua missione di salvezza; missione caratterizzata dallo stile del Servo umile e mite, pronto alla condivisione e alla donazione totale di sé. Ma lo Spirito Santo, presente fin dall’inizio della storia della salvezza, aveva già operato in Gesù nel momento del suo concepimento nel grembo verginale di Maria di Nazareth, realizzando l’evento mirabile dell’Incarnazione: “lo Spirito ti colmerà, ti adombrerà – dice l’Angelo a Maria – e tu partorirai un Figlio al quale porrai nome Gesù” (cfr Lc 1,35). In seguito, lo Spirito Santo aveva agito in Simeone e Anna nel giorno della presentazione di Gesù al Tempio (cfr Lc 2,22). Entrambi in attesa del Messia; entrambi ispirati dallo Spirito Santo, Simeone ed Anna alla vista del Bambino intuiscono che è proprio l’Atteso da tutto il popolo. Nell’atteggiamento profetico dei due vegliardi si esprime la gioia dell’incontro con il Redentore e si attua in certo senso una preparazione dell’incontro tra il Messia e il popolo.

I diversi interventi dello Spirito Santo fanno parte di un’azione armonica, di un unico progetto divino d’amore. La missione dello Spirito Santo, infatti, è di generare armonia – Egli stesso è armonia – e di operare la pace nei differenti contesti e tra soggetti diversi. La diversità di persone e di pensiero non deve provocare rifiuto e ostacoli, perché la varietà è sempre arricchimento. Pertanto, oggi, invochiamo con cuore ardente lo Spirito Santo, chiedendogli di preparare la strada della pace e dell’unità. In secondo luogo, lo Spirito Santo unge. Ha unto interiormente Gesù, e unge i discepoli, perché abbiano gli stessi sentimenti di Gesù e possano così assumere nella loro vita atteggiamenti che favoriscono la pace e la comunione. Con l’unzione dello Spirito, la nostra umanità viene segnata dalla santità di Gesù Cristo e ci rende capaci di amare i fratelli con lo stesso amore con cui Dio ci ama. Pertanto, è necessario porre gesti di umiltà, di fratellanza, di perdono, di riconciliazione. Questi gesti sono premessa e condizione per una pace vera, solida e duratura. Chiediamo al Padre di ungerci affinché diventiamo pienamente suoi figli, sempre più conformi a Cristo, per sentirci tutti fratelli e così allontanare da noi rancori e divisioni e amarci fraternamente. È quanto ci ha chiesto Gesù nel Vangelo: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito, perché rimanga con voi per sempre» (Gv 14,15-16).

E infine lo Spirito Santo invia. Gesù è l’Inviato, pieno dello Spirito del Padre. Unti dallo stesso Spirito, anche noi siamo inviati come messaggeri e testimoni di pace.
La pace non si può comperare, non si vende: essa è un dono da ricercare pazientemente e costruire “artigianalmente” mediante piccoli e grandi gesti che coinvolgono la nostra vita quotidiana. Il cammino della pace si consolida se riconosciamo che tutti abbiamo lo stesso sangue e facciamo parte del genere umano; se non dimentichiamo di avere un unico Padre celeste e di essere tutti suoi figli, fatti a sua immagine e somiglianza. In questo spirito abbraccio tutti voi: il Patriarca, i fratelli Vescovi, i sacerdoti, le persone consacrate, i fedeli laici, i tanti bambini che oggi ricevono la Prima Comunione e i loro familiari. Il mio cuore si rivolge anche ai numerosi rifugiati cristiani provenienti dalla Palestina, dalla Siria e dall’Iraq: portate alle vostre famiglie e comunità il mio saluto e la mia vicinanza.

Cari amici! Lo Spirito Santo è disceso su Gesù presso il Giordano e ha dato avvio alla sua opera di redenzione per liberare il mondo dal peccato e dalla morte. A Lui chiediamo di preparare i nostri cuori all’incontro con i fratelli al di là delle differenze di idee, lingua, cultura, religione; di ungere tutto il nostro essere con l’olio della sua misericordia che guarisce le ferite degli errori, delle incomprensioni, delle controversie; di inviarci con umiltà e mitezza nei sentieri impegnativi ma fecondi della ricerca della pace. Amen!

© Avvenire, 24 maggio 2014

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