Amm. Apostolico

S.E. Francesco

Cacucci

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Il problema sinottico e l’analisi statistica dello stile linguistico profondo dei Vangeli

I Vangeli di Matteo, Marco e Luca, chiamati sinottici perché hanno molto materiale in comune, sono molto diversi da quello di Giovanni. Le concordanze e la differenze tra loro hanno prodotto molti studi sulla loro interdipendenza, dando origine al cosiddetto problema sinottico

L'ipotesi tradizionale, risalente ad Agostino di Ippona (IV-V secolo), presuppone che l'ordine di composizione dei Vangeli sinottici sia stato Matteo, Marco, Luca. Alla fine del XVIII secolo, Griesbach propose l'ordine Matteo, Luca, Marco. Alla fine del XVIII secolo, tuttavia, ha preso piede la priorità di Marco, che oggi risulta essere l'ipotesi dominante, per i seguenti motivi.

Marco ha 661 versetti, molto meno di Matteo (1068 versetti) e Luca (1149 versetti). L'80% dei versetti di Marco si trova anche in Matteo, e il 65% in Luca. Il materiale di Marco in comune con Matteo e Luca è indicato come Triplice Tradizione. Il materiale che condividono Matteo e Luca, circa 220 versi - non presenti in Marco - è indicato come Duplice Tradizione.

Molti studiosi condividono l'ipotesi della priorità marciana per la Triplice Tradizione e l'ipotesi della Fonte Q per la Duplice Tradizione. Tale ipotesi, che cerca di spiegare sia la Duplice sia la Triplice Tradizione, è detta Ipotesi delle Due Fonti. L'ipotesi dell’esistenza della Fonte Q si basa sull'indipendenza di Matteo e Luca nell’attingere dal materiale pre-esistente (Marco e Fonte Q).

La maggior parte degli studiosi considera valida l'Ipotesi delle Due Fonti, anche se essa presenta carenze riguardo alle cosiddette “concordanze minori”, poiché ci sono versetti in cui Matteo e Luca concordano tra loro, ma divergono da Marco. La presenza di questi versetti non sembra essere immediatamente compatibile con la priorità di Marco sugli altri Vangeli.

Un'altra soluzione alle “concordanze minori” è di ipotizzare che Matteo, Marco e Luca dipendano da un Vangelo primitivo, combinato con un'altra fonte supplementare, contenente i “detti di Gesù”, come la Fonte Q. Altri ancora sostengono che Luca abbia attinto il materiale della Duplice Tradizione direttamente da Matteo, senza riferirsi all'ipotetica Fonte Q. Anche Marco dipenderebbe direttamente da Matteo. Questa ipotesi può essere considerata di tipo agostiniano perché propone l'ipotesi di priorità di Matteo per la Triplice Tradizione, e l'ipotesi di posteriorità di Luca per la Duplice Tradizione. C’è, inoltre, chi sostiene la priorità marciana per la Triplice Tradizione e la posteriorità lucana per la Duplice, evitando di ricorrere alla Fonte Q.In un recente studio abbiamo analizzato, statisticamente, gli indici linguistici del linguaggio profondo di alcuni testi del Nuovo Testamento - Matteo (Mt), Marco (Mk), Luca (Lk), Giovanni (Jn), Atti degli Apostoli (Ac), Apocalisse (Re) – e di alcuni testi classici greci, presi come riferimento: le Storie di Polibio (Po), le Vite Parallele di Plutarco (Pl), la Guerra Giudaica di Giuseppe Flavio (FJ) e le Favole di Esopo (Ae). Si tratta di proprietà statistiche dei testi, di cui gli autori non erano a conoscenza, dipendenti dal loro stile di scrittura, dalla loro cultura e dalla cultura media degli ascoltatori e dei lettori di questi testi. Dopo aver ricordato come si è sviluppata la punteggiatura nelle lingue classiche, lo studio ha applicato metodi matematici sviluppati specificamente per studiare i parametri linguistici profondi dei testi letterari, come il numero di parole per frase, il numero di caratteri per parola, il numero di parole per interpunzione, il numero di interpunzioni per frase, tutte peculiari allo stile dello scrittore. L’analisi non riguarda la complessità o il significato del contenuto del testo (teologico, dottrinale, filosofico, ecc.), ma la capacità o lo sforzo dell’autore di esprimerlo in maniera semplice dal punto di vista linguistico, per facilitarne l’accesso ad un pubblico più ampio possibile.

I risultati ottenuti possono essere riassunti nel grafico di Figura 1, dove Mt2 e Lk2 indicano i versetti della Duplice Tradizione di Matteo e Luca; Mt3, Mk3 e Lk3 indicano i versetti della Triplice Tradizione di Matteo, Marco e Luca; Mt, Mc e Lk indicano l’intero Vangelo; “Mt Own” e “Lk Own” indicano i testi che troviamo solo in Matteo o Luca, come i Vangeli dell’Infanzia o alcune parabole presenti soltanto in un solo vangelo.

Più si è a sinistra o in basso nel grafico, più il testo ha una struttura linguistica semplice in termini di lunghezza delle frasi, di numero di caratteri per parola, di numero di parole per interpunzione, di numero di interpunzioni per frase.

Il triangolo blu rappresenta graficamente l’estensione della leggibilità linguistica di Luca quando ha scritto il Vangelo. Il triangolo rosso rappresenta l’ulteriore estensione dello stile di scrittura che ha espresso Luca quando ha scritto gli Atti degli Apostoli. Analogamente il triangolo verde rappresenta l’estensione linguistica con cui Matteo ha scritto il Vangelo. È interessante notare come Luca abbia un’estensione di stile di scrittura molto più ampia di Matteo: il triangolo blu (Vangelo lucano) è contenuto nel triangolo verde (Vangelo matteano); il triangolo rosso (Atti) si discosta molto dai primi due. Ciò implica che Luca si sia volutamente limitato nelle sue capacità linguistiche quando ha scritto il Vangelo, verosimilmente perché si è dovuto e voluto attenere a una Tradizione scritta a lui precedente. D’altra parte è lo stesso evangelista a dircelo nel prologo del suo Vangelo: “Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, così ho deciso anch'io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teòfilo” (Lc 1,1-3).

Resta da capire se la Tradizione a lui precedente fosse: o un proto-vangelo che, a questo punto, in base a quanto ottenuto dalla rappresentazione grafica della leggibilità dei testi riassunta in Figura 1, dovrebbe essere di Matteo; oppure la Fonte Q e il Vangelo di Marco, secondo quanto suggerito dall’Ipotesi delle Due Fonti.

È possibile, infatti, escludere che Matteo abbia attinto da Luca, o l’esistenza di un proto-vangelo lucano. Questa conclusione è sostenuta dal fatto che anche nei testi propri (indicati con “Lk Own” in Figura 1), Luca è molto vicino, dal punto di vista linguistico, ai testi propri di Matteo (indicati con “Mt Own” in Figura 1). Se, infatti, Luca avesse scritto prima di Matteo, nel suo Vangelo dell’Infanzia e, ad esempio nelle parabole della Misericordia di Dio, che caratterizzano il suo vangelo, si sarebbe discostato di più dallo stile e dalla leggibilità dei testi propri di Matteo. Invece, non solo così non è stato, ma l’analisi statistica ci permette di concludere che proprio questi testi propri, dal punto di vista dell’analisi dei parametri linguistici profondi, si assomigliano tanto quanto i testi della Duplice e Triplice Tradizione. Si può, quindi, concludere che Luca abbia molto probabilmente attinto da Matteo e che, per i testi propri, ci sia stata una tradizione scritta e/o orale, di stile matteano, che permette di sostenere l’ipotesi dell’esistenza di un proto-vangelo matteano, scritto in lingua aramaica, come ricordato, peraltro, da Eusebio, riferendosi a quanto asserito da uno dei più antichi padri della Chiesa, Papia di Gerapoli.

Resta da verificare la possibilità che Marco e la Fonte Q abbiano potuto ispirare, indipendentemente, sia Luca sia Matteo. Per questa verifica si può sempre far riferimento alla Figura 1, al triangolo giallo che unisce Marco alla Fonte Q. Quest’ultimo triangolo non è sovrapponibile né a quello blu (Vangelo lucano) né a quello verde (Vangelo matteano). Ciò implica che Luca e Matteo, nello scrivere il vangelo, non si sarebbero attenuti alle caratteristiche matematiche dei testi contenuti nella presunta Fonte Q e in Marco. Ciononostante, però, secondo l’Ipotesi delle Due Fonti, pur avendo Matteo e Luca attinto dalla Fonte Q e da Marco in maniera indipendente, i loro due Vangeli sono perfettamente sovrapponibili, come mostrato dall’analisi riassunta in Figura 1. Vista l’ipotizzata indipendenza dell’uso delle fonti a loro precedenti, Matteo e Luca avrebbero dovuto, invece, mostrare tra loro delle differenze nella struttura matematica dei testi ed essere, nel contempo, maggiormente sovrapponibili a Marco e alla Fonte Q. La Figura 1, però, mostra chiaramente che ciò non è verificato. In base a questi risultati, quindi, anche l’ipotesi della priorità marciana si potrebbe escludere, rafforzando l’ipotesi di un proto-Matteo.

Liberato De Caro, Istituto di Cristallografia, Consiglio Nazionale delle Ricerche (IC-CNR), 70126 Bari, Italia

Emilio Matricciani, Dipartimento di Elettronica Informazione e Bioingegneria, Politecnico di Milano, 20133 Milan, Italia

 

Per saperne di più:

E. Matricciani and L. De Caro, A Deep-Language Mathematical Analysis of Gospels, Acts and Revelation, Religions 10, 257 (2019).

Lo studio può essere scaricato al link:https://www.mdpi.com/2077-1444/10/4/257