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Il riciclaggio «gioca» sempre di più

La Banca d’Italia: in un anno più del doppio le segnalazioni dei gestori; aumentano le forme di simulazione per conferire provenienza lecita a contanti di origine sconosciuta. Ma l’esperto Mario Turla: in un comparto da 80 miliardi di euro e 15 milioni di persone, 283 operazioni sospette sembrano poche... ​

Se il giro di affari ha numeri da terza in­dustria nazionale – 80 miliardi di fattu­rato, 4% del Pil nazionale, 8 miliardi di tasse –; se ci sono 400 mila slot-machine e 6.181 locali e agenzie autorizzate; se i gioca­tori abituali sono ormai 15 milioni, «allora mi consenta di affermare che, su milioni e mi­lioni di giocate, 283 operazioni sospette di ri­ciclaggio sono, come dire…, un po’ pochine». Mario Turla, della società Oasi Diagram del­l’Istituto centrale Banche popolari italiane, consulente per l’antiriciclaggio di primari i­stituti di credito e di molti enti locali, com­menta con un sorriso amaro il dato emerso dal Rapporto annuale dell’Unità di Infor­mazione finanziaria (Uif) di Banca d’Italia trasmesso al ministero dell’Economia, e che si riferisce, appunto, alle segnalazioni so­spette fornite dai gestori di giochi e scom­messe. Addirittura, que­ste segnalazioni erano soltanto 130 nel 2011.
In un Paese ancora for­temente penalizzato dal­la presenza asfissiante delle mafie e in un com­parto, quello dei giochi, dove, scrive Banca d’Ita­lia, «l’incremento dei tra­sferimenti finanziari av­venuto negli ultimi anni, eleva il rischio di infiltra­zione della criminalità organizzata nel com­parto », e dove studi e indagini «testimonia­no la connessione tra il riciclaggio e il com­parto del gaming», 283 segnalazioni «non possono essere lo specchio della realtà», af­ferma Turla. Per il quale «da alcune catego­rie, come quella delle case da gioco, ci si a­spetta di più». Ci si aspetta, per esempio, il pieno rispetto della legge 231 del 2007 che re­cepisce una direttiva europea sul riciclaggio in merito alla segnalazione di operazioni so­spette.
Ma il comparto dei giochi non è il solo dal quale aspettarsi una più incisiva lotta al ri­ciclaggio che, stando all’Unità di informa­zione finanziaria di Bankitalia, è sempre più preoccupante grazie anche alla «vulnerabi­lità del sistema di prevenzione». Tenendo conto di tutte le segnalazioni so­spette di riciclaggio in Italia nel primo tri­mestre 2013 (quindi non soltanto relative al gioco), operate anche da notai, istituti di cre­dito e da altri soggetti e agenzie preposti, si raggiunge il numero di 15.552 (in flessione del 5% rispetto al 2012).
Tutte le segnalazio­ni passano al vaglio di un complesso sistema informatico della Banca d’Italia. Quan­do Via Nazionale ravvisa rilievi di carattere fiscale, invia la segnalazione al nucleo spe­ciale di Polizia valutaria; in presenza, inve­ce, di sospetti legati alla criminalità organiz­zata, il fascicolo passa alla Dia. Ma torniamo alle giocate. «È possibile ope­rare una distinzione – scrivono gli analisti della Uif –, tra gli operatori che utilizzano la rete fisica e quelli che si servono delle reti on-line». Per i primi, lo studio di Bankitalia fa emergere schemi di comportamento mol­to interessanti: «Le fattispecie più rilevanti concernono in prevalenza diverse forme di simulazione di attività di gioco, finalizzate a conferire una provenienza lecita a somme in contanti di origine sconosciuta».
Vedia­mo come: «Si conferma la prassi di acqui­stare in contanti fiches delle quali si richie­de poi il cambio in assegni senza che sia sta­ta posta in essere alcuna attività di gioco». E ancora: «Un’ulteriore operatività si caratteriz­za per l’inserimento di denaro contante in slot a cui segue la richiesta di restituzione dell’importo caricato nonostante non sia rilevabile un’effettiva partecipazione al gioco». Un nutrito numero di se­gnalazioni concerne «la prassi del “chip dum­ping”, che consiste nel trasferimento di fiches dal “dumper” (per­dente) al “destinatario” (vincente), accorda­tisi in precedenza, in modo da perdere e vin­cere in maniera sistematica nell’attività di gioco che li vede contrapposti come avver­sari ». Molte le segnalazioni di ripetuti accre­diti, su conti intestati a persone fisiche, «di somme derivanti da vincite di gioco.
La fre­quenza e la sistematicità che caratterizza ta­li vincite conferma la vitalità di un mercato secondario degli scontrini vincenti, che i ri­ciclatori acquistano – a prezzo maggiorato – dagli effettivi vincitori al fine di occultare la reale provenienza del denaro». Per quanto concerne il gioco online, l’Uif e­videnzia l’utilizzo di carte di credito clonate o rubate, di documenti falsi, e il ricorso a «piattaforme informatiche gestite da società straniere non autorizzate» con sedi in na­zioni con regimi di fiscalità agevolata e col­legate a società di pagamento «opache». Ma anche nelle scommesse sportive si rilevano «schemi comportamentali» per riciclare de­naro. Volumi troppo alti, complessivamen­te, per soli 283 sospetti...

Vito Salinaro

© Avvenire, 31 ottobre 2013

 

Quattro dl anti-azzardo: verso un testo unico Binetti: Stato smetta di sostenere il “gioco”

 

 

 

 

 

Le quattro proposte di legge contro il gioco d’azzardo pre­sentate in Parlamento, po­trebbero presto confluire in un uni­co disegno di legge. Obiettivo è ar­rivare all’istituzione di un 'Osserva­torio nazionale sulle dipendenze da gioco d’azzardo' e ad una serie di disposizioni «per la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle dipen­denze e del gioco d’azzardo patolo­gico ».
Nella relazione introduttiva, Paola Binetti (Sc) individua sette ri­schi legati alle dipendenze da gioco: la scarsa avvertenza del soggetto, la mancanza di dati epidemiologici certi, la mancata conoscenza dei meccanismi da gioco, l’isolamento del giocatore e la falsa socializzazio­ne offerta dal gioco on line, la man­canza di un’adeguata normativa del gioco on line, gli adescamenti della rete. Ecco perché, di fronte al gioco d’azzardo patologico – scrive anco­ra Paola Binetti – c’è una doppia sfi­da da affrontare: «Prevenire l’insor­genza della condotta patologica e curare il soggetto che si ammala, svi­luppando u­na grave di­pendenza dal gioco».
La relazione non nascon­de le gravis­sime respon­sabilità dello Stato che, or­mai da un paio di de­cenni, sostie­ne l’industria del gioco e ne sollecita i consumi attraverso u­na pubblicità martellante: «Si tratta di un modello di comunicazione che tutela solo gli interessi degli im­prenditori del gioco d’azzardo, sen­za mettersi nei panni del giocatori». Insomma, una situazione di inaudi­ta gravità che sollecita l’accorpa­mento in un testo unico delle quat­tro proposte di legge, «accomunate dal fatto di prevedere, a vario titolo, interventi volti alla cura e alla pre­venzione della dipendenza da gioco patologico».

© Avvenire, 31 ottobre 2013

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