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Il Rosario: contemplazione del volto di Cristo

Il Rosario, bellissima e santificatrice preghiera, devozione raccomandata e diffusa, deve allontanare false interpretazioni: la vana credulità (una specie di toccasana o di tagliando assicurativo per favori divini) che annulla le esigenze della fede operante e di una vita conforme al Vangelo, devozionismo non caratterizzato dalla consapevole partecipazione alla celebrazione eucaristica, pratica stanca e ripetitiva di formule che non sottopone alla obbedienza della fede, dovizia di parole o canti o gesti quasi superstiziosi.

 

Maria vogliamo essere tuoi devoti. Ripetuto con maggiore insistenza, ci giunge questo invito in maggio, mese tradizionalmente dedicato a Maria: si moltiplicano preghiere ed altri atti devozionali.

Forse nessuno ha resistito al fascino che esercita su di noi la persona di Maria, sia pure con alterna intensità nelle diverse età della vita o in momenti particolari della nostra esistenza.

Maggio evoca certamente i ricordi della nostra infanzia, quando una delle prime preghiere imparate a memoria è stata l’Ave Maria, preghiera semplice ma dal profondo contenuto biblico nella parte iniziale, e umano nella seconda parte.

Anche da adulti, pur sopraffatti da mille occupazioni e disorientati da tante ideologie, non disdegniamo di rivolgere il pensiero a Maria, biascicando le parole dell’Ave Maria specialmente in momenti tristi della nostra esistenza.

Del resto Maria, madre di Dio e madre nostra, è stata esaltata dalla teologia (in particolare nella mariologia), dalla liturgia, dalle arti (forse ci sovviene qualche poesia o l’immagine scolpita o dipinta di Lei), dalle Apparizioni mariane, dalle tradizioni popolari. E’ convinzione comune che non si può essere veri cristiani se non si è devoti a Maria, santa nell’anima e nel corpo, intimamente unita a Cristo in ogni momento della sua vita.

All’immenso coro di lode, che a Maria giunge in ogni epoca da ogni parte della terra, vogliamo unire la nostra voce, manifestando a Lei la nostra devozione.

Quale? Come?

I modi sono tanti. Il Rosario però gode di maggiore attenzione, certamente per l’incoraggiamento dei Papi, per gli inviti suggeriti nelle diverse Apparizioni mariane, per la recita amorosa e costante di tanti Santi, ma forse soprattutto per la semplicità della sua struttura.

Ma il Rosario, bellissima e santificatrice preghiera, devozione raccomandata e diffusa, deve allontanare false interpretazioni: la vana credulità (una specie di toccasana o di tagliando assicurativo per favori divini) che annulla le esigenze della fede operante e di una vita conforme al Vangelo, devozionismo non caratterizzato dalla consapevole partecipazione alla celebrazione eucaristica, pratica stanca e ripetitiva di formule che non sottopone alla obbedienza della fede, dovizia di parole o canti o gesti quasi superstiziosi.

Devozione vera è l’atteggiamento interiore di chi, come Maria, vive la sua esistenza imitandoLa nella lode, nel ringraziamento, nel dono di sé a Dio, nella interiorizzazione e meditazione dei misteri della vita del suo Figlio.

Ed è in particolare Giovanni Paolo II, noto anche per la sua devozione a Maria (ha voluto inserire nel suo stemma la lettera M = Maria), preoccupato di “migliorare, riscoprire ed integrare” il Rosario, che, nella lettera apostolica “Il Rosario della Vergine Maria” (16 ottobre 2002), ha invitato a “riprendere con fiducia tra le mani la corona del Rosario, riscoprendola alla luce della Scrittura, in armonia con la liturgia, nel contesto della vita quotidiana”.

Il Rosario, pur rimanendo identico nella sua struttura, deve essere “contemplazione del volto di Cristo con gli occhi del cuore di Maria, che rimette in comunione viva con Gesù nei suoi misteri attraverso il cuore di sua Madre…..Si comprende solo entrando nella dinamica psicologica propria dell’amore”.

Perciò il Rosario recitato escludendo la meditazione è “un corpo senz’anima” (Paolo VI), una preghiera noiosa a motivo della ripetizione.

Lo stesso Papa Giovanni Paolo II, per rendere il Rosario sempre più un compendio del Vangelo e una scuola di preghiera dagli effetti spirituali profondi e abbondanti, suggerisce elementi nuovi e offre suggerimenti: aggiunta dei misteri della luce, lettura di passi biblici, momenti di silenzio, aggiunta al nome di Gesù di una clausola evocatrice del mistero che si sta meditando, preghiera per ottenere nella vita i frutti legati alla meditazione dei misteri.

Preoccupato della lunghezza, il Pontefice suggerisce che non è necessario recitare i 20 misteri: ne basta una sola decade.

Amiamo il Rosario, preghiera contemplativa e di intercessione, ricca di valori, capace di azione pacificatrice per se stessi e di comunione con gli altri.

sac. Giacinto Ardito

Direttore Ufficio Chiesa  e Cultura

 

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