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Il vescovo e una comunità che annuncia

Esattamente trent'anni fa monsignor Tonino Bello entrava nella diocesi di Molfetta. Rileggiamo con gli occhi di oggi alcuni brani dell'omelia che tenne quel giorno

 

Il 21 novembre 1982 monsignor Tonino Bello - pastore molto amato scomparso nel 1994, di cui è in corso la causa di beatificazione - faceva il suo ingresso nella diocesi di Molfetta. Del vescovo Tonino Bello in tanti in questi anni abbiamo imparato ad amare la parola sempre ricca di immagini quanto sferzante. L'amico Lorenzo Pisani (che quel giorno di trent'anni fa a Molfetta c'era e quegli anni accanto al vescovo Tonino li ha vissuti in prima persona) ci ha inviato l'omelia che tenne in occasione del suo ingresso in diocesi. Ne proponiamo un brano in cui spiega quale può essere l'unico stile credibile della nuova evangelizzazione.

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Ecco, popolo di Dio che vivi a Molfetta: la buona notizia che vengo a portarti, fresca di giornata, ma anche antica quanto l'eternità, è questa: Gesù Cristo è il Signore, il solo Signore, il solo Santo, il solo Altissimo, il solo Re della gloria. Non ce n'è altri. Egli è l'«a» e la «zeta», l'inizio e la fine, il principio di intelligenza di tutto il creato, l'asse di convergenza di ogni realtà. In Lui precipita tutta la storia e le onde dell'universo si infrangono su di Lui.

Se in questa notizia non trovate motivi per esultare più che tanto, se non vi abbandonate alla gratitudine, se non sentite l'insopprimibile bisogno di alzarvi subito per andare a trasmettere agli altri questo annuncio, è segno che noi credenti siamo diventati vecchi, e che lo scetticismo, il sorriso gonfio di cautele, il calcolo prudenziale di chi la sa lunga, la freddezza senile, hanno preso il sopravvento sull'entusiasmo e, forse anche, sulla speranza. E non ci consideriamo più come portalettere che recapitano un lieto messaggio atteso lungamente, ma come fattorini che consegnano una cambiale o la bolletta della luce. (...)

Se io, cari fratelli nella fede, sono stato inviato a voi a proclamare che Gesù è Risorto ed è l'unico Re e Signore; se io, chiamato a essere vostro vescovo, sono stato incaricato di svegliare l'aurora che già vi dorme nel cuore... chi porterà questo annuncio di speranza agli «altri», a quella porzione del popolo di Molfetta che non coincide più col perimetro della Chiesa, a coloro ai quali i valori cristiani non dicono più nulla?

Chi farà pervenire la buona notizia di Cristo ai tanti fratelli che, frastornati dai problemi di sopravvivenza e di lavoro, non hanno più tempo di pensare al Signore, ai disoccupati, ai pescatori della nostra città preoccupati del loro futuro e angustiati dal loro presente spesso più amaro dell'acqua su cui galleggia la loro vita raminga, alle migliaia di marittimi che solcano gli oceani del mondo, portandosi dietro amarezze personali, lacerazioni di affetti, preoccupazioni familiari?

Chi porterà questo annuncio di salvezza a tante persone generose che non sanno valicare i confini dell'inframondo e si battono solo per una giustizia senza trascendenze, per una libertà senza utopie, per una solidarietà senza parentele?

Chi griderà l'urlo di liberazione totale, portatoci da Cristo, nel cuore di tanti giovani sbandati che, al loro insopprimibile bisogno di felicità, cercano risposte nelle ideologie del pensiero negativo, nel fascino del nichilismo, nelle allucinazioni della violenza, nel paradiso della droga?

Chi inchioderà una spina di speranza nel petto di tanta gente disperata, avvilita dalle miserie morali, sconfitta, emarginata, per la quale Gesù Cristo è un forestiero, la Chiesa è una estranea, il Vangelo è solo un brandello di ricordi infantili?

Dovrò essere solo io, vostro vescovo, ad assumermi questo compito così gravoso nei confronti del mondo?

Assolutamente no.
Ma non perché non ce la faccio.
Non perché si tratta di un'impresa che supera le mie capacità e scoraggia, non dico la mia povertà, ma anche l'audacia dei più forti.

È solo perché questo compito spetta a tutto il popolo di Dio attendato a Molfetta.
È perché un annuncio di speranza oggi diventa credibile solo se offerto da una comunità che vive in comunione e non da un singolo (sia pure vescovo) che gioca con le parole e si esercita con l'accademia.

Dei capi carismatici la gente oggi comincia a dubitare.
Il mestiere del «leader» non regge più, e men che meno nella Chiesa.

Tocca a noi, allora, popolo tutto intero di battezzati, depositari della speranza cristiana, passare per le strade del mondo e proclamare insieme:

«Coraggio, gente, non ti deprimere. Se avverti il riacutizzarsi di antiche angosce. Se ti sgomenta la solitudine della strada e l'indifferenza dei tuoi compagni di viaggio. Se sperimenti i brividi di vecchi deliri e di nuove paure. Se ti opprime il buio della notte che non termina mai...
Non perderti d'animo, perché non è detta l'ultima parola. Alzati e cammina con noi.
O almeno prova a guardare nella nostra stessa direzione. In fondo c'è una luce. E c'è un Uomo che, nonostante tutto, è capace di presentarti il tratto di strada che ti rimane, lungo o breve che sia, come un'occasione straordinaria di rinascere».

don Tonino Bello

© www.vinonuovo.it, 21 novembre 2012

 

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