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Il viaggio in Sud America. Il Papa in Cile: seminiamo la pace a forza di vicinanza

Nel suo primo discorso in Cile il Papa ha voluto esprimere così il dolore di fronte al danno causato ai bambini e ha chiesto perdono per lo scandalo degli abusi sessuali perpetrati da religiosi

Un riconoscimento di responsabilità ha segnato le prime parole rivolte alle autorità civili e politiche di Papa Francesco a Santiago del Cile: «Non posso fare a meno di esprimere il dolore e la vergogna che sento davanti al danno irreparabile causato a bambini da parte di ministri della Chiesa. Desidero unirmi ai miei fratelli nell’episcopato, perché è giusto chiedere perdono e appoggiare con tutte le forze le vittime, mentre dobbiamo impegnarci perché ciò non si ripeta».

Nel suo primo discorso in terra cilena il Papa ha voluto esprimere così il dolore di fronte al danno causato ai bambini e ha chiesto perdono per lo scandalo degli abusi sessuali perpetrati da religiosi e sacerdoti della Chiesa in Cile. La Chiesa cilena, che al tempo della dittatura di Augusto Pinochet, godeva di grande prestigio per le sue coraggiose denunce in difesa della giustizia e dei diritti umani, oggi ha visto perdere credibilità presso l’opinione pubblica a causa delle vicende di abusi sui minori come quelle perpetrate dall’influente sacerdote Fernando Karadima, riconosciuto colpevole dalla Santa Sede di abusi sui minori nel 2011.

Nel Palazzo presidenziale La Moneda, papa Francesco è stato ricevuto dalla presidente del Cile uscente, Michelle Bachelet Jeria, figlia di un generale dell’aviazione ucciso dopo il golpe di Pinochet nel 1973. Il Papa ha sottolineato l'avanzamento compiuto negli ultimi decenni da Cile sul cammino della democrazia e dello sviluppo, dopo gli anni della dittatura militare. Un cammino disseminato di ostacoli e episodi turbolenti che – ha affermato papa Francesco – occorre proseguire nel segno di un «patto tra le generazioni».

Rivolgendosi alle autorità civili e politiche citando Sant’Alberto Hurtado, il poeta Pablo Neruda e il cardinale cileno Raúl Silva Henríquez il Papa ha quindi richiamato l'importanza di coltivare la capacità di ascolto, che «assume grande valore in questa Nazione dove la pluralità etnica, culturale e storica esige di essere custodita da ogni tentativo di parzialità o supremazia e che mette in gioco la capacità di lasciar cadere dogmatismi esclusivisti in una sana apertura al bene comune». La capacità di ascolto – ha insistito il Papa – deve abbracciare tutti: i disoccupati, i migranti «che bussano alle porte di questo Paese in cerca di miglioramenti», così come i giovani da proteggere «dal flagello della droga», gli anziani e i bambini, i popoli autoctoni, spesso dimenticati, i cui diritti devono ricevere attenzione e la cui cultura protetta, affinché non si perda una parte dell’identità e della ricchezza della Nazione. Per Papa Francesco occorre trovare vie di fuga dal «paradigma tecnocratico» che favorisce «l’irruzione del potere economico contro gli eco-sistemi naturali, e quindi contro il bene comune dei nostri popoli».

E per perseguire questo intento «la saggezza dei popoli indigeni può risultare di grande sostegno», perché «da loro possiamo apprendere che non c'è vero sviluppo in un popolo che volta le spalle alla terra e a tutto quello che vi è connesso». La saggezza dei popoli autoctoni può offrire un grande contributo. «Da loro - ha affermato infine - possiamo imparare che non c’è vero sviluppo in un popolo che volta le spalle alla terra e a tutto quello e tutti quelli che la circondano. Il Cile possiede nelle proprie radici una saggezza capace di aiutare ad andare oltre la concezione meramente consumistica dell’esistenza per acquisire un atteggiamento sapienziale di fronte al futuro».

Altre chiese incendiate durante la visita di papa Francesco

Dopo gli atti vandalici contro alcune chiese in Cile, sono state incendiate nella notte in Cile, nelle ore successive all'arrivo del Papa altre tre chiese. Gli attacchi seguono di pochi giorni la prima serie di assalti che aveva investito diverse zone della capitale Santiago. Due chiese colpite si trovano a Cunco, località a 700 km da Santiago, nella regione dell'Araucania, che papa Francesco visiterà il 17 gennaio. Secondo fonti dei vigili del fuoco, le due chiese sono andate distrutte contemporaneamente. L'altro incendio ha riguardato la parrocchia della Madre della divina provvidenza a Puente Alto, nella periferia di Santiago. In tutto sono nove le chiese attaccate in questi giorni.

La Messa del Papa al Parque O'Higgins: ogni uomo sia trattato come uomo

Dal Palacio de la Moneda, papa Francesco si è trasferito in auto chiusa al Parque O'Higgins, secondo parco pubblico più grande del Cile, dove presiederà una Messa (la spianata del parco può contenere fino a 600mila fedeli). Dopo un giro in papamobile tra i fedeli, è iniziata la Messa, nel corso della quale ha avuto luogo l’Incoronazione dell’Immagine della Beata Vergine Maria del Carmelo.

"Non posso fare a meno di evocare quel grande Pastore che ebbe Santiago, il quale in un Te Deum disse: 'Se vuoi la pace, lavora per la giustizia' [...] E se qualcuno ci domanda: 'Cos'è la giustizia?', o se per caso pensa che consista solo nel 'non rubare', gli diremo che esiste un'altra giustizia: quella che esige che ogni uomo sia trattato come uomo' (Card. Raul Silva Henriquez, Omelia nel Te Deum Ecumenico, 18 settembre 1977)". Questo uno dei passaggi dell'omelia che il Papa ha celebrato al Parco O'Higgins di Santiago, ricordando le parole del vescovo dell'epoca della dittatura cilena. "Seminare la pace a forza di prossimità, a forza di vicinanza!". È l'invito rivolto da papa Francesco ai fedeli durante la Messa al Parco O'Higgins di Santiago del Cile. "A forza di uscire di casa e osservare i volti, di andare incontro a chi si trova in difficoltà, a chi non è stato trattato come persona, come un degno figlio di questa terra. Questo è l'unico modo che abbiamo per tessere un futuro di pace, per tessere di nuovo una realtà che si può sfilacciare", ha spiegato papa Francesco. "L'operatore di pace sa che molte volte bisogna vincere grandi o sottili meschinità e ambizioni, che nascono dalla pretesa di crescere e 'farsi un nome', di acquistare prestigio a spese degli altri - ha sottolineato il Papa -. L'operatore di pace sa che non basta dire: non faccio del male a nessuno, perché, come diceva San Alberto Hurtado: 'Va molto bene non fare il male, ma è molto male non fare il bene". "Costruire la pace è un processo che ci riunisce e stimola la nostra creatività per dar vita a relazioni capaci di vedere nel mio vicino non un estraneo, uno sconosciuto, ma un figlio di questa terra", ha aggiunto papa Francesco.

"La speranza è il nuovo giorno, lo sradicamento dell'immobilità, lo scuotersi da una prostrazione negativa". Queste parole di Pablo Neruda sono state citate da papa Francesco nell'omelia, dove ha esortato i cileni a "sradicare l'immobilità paralizzante di chi crede che le cose non possono cambiare, di chi ha smesso di credere nel potere trasformante di Dio Padre e nei suoi fratelli, specialmente nei suoi fratelli più fragili, nei suoi fratelli scartati".

Come prosegue la giornata di papa Francesco in Cile

Dopo il pranzo in nunziatura, Papa Francesco visiterà il carcere femminile San Joaquìn, che ospita oltre 1.400 detenute a fronte di una disponibilità di circa 850 posti. Accoglie il 45% delle donne detenute in tutto il Cile. Il Papa incontrerà una rappresentanza di circa 500 detenute e ascolterà la testimonianza di una di loro, quindi rivolgerà a tutte un saluto.

Intorno alle 17 locali (le 21 in Italia) incontrerà i sacerdoti e i religiosi nella cattedrale di Santiago, accolto dal vescovo Ezzati e pronuncerà il suo quarto discorso. Dopo l'incontro con i sacerdoti, saluterà 50 vescovi cileni, che hanno scelto di concedere ai sacerdoti parte del loro tempo con il Papa, avendo già incontrato il Pontefice a Roma, per una visita ad limina.

Infine, alle 19.15 (le 23.15 in Italia) è prevista una visita privata al santuario San Alberto Hurtado e l'incontro privato con 90 confratelli gesuiti. Il santuario è dedicato al sacerdote della compagnia del Gesù vissuto nella prima metà del Novecento, fondatore dell'iniziativa 'Hogar di Cristo', case di accoglienza per gli emarginati.

Stefania Falasca, inviata a Santiago del Cile

© Avvenire, martedì 16 gennaio 2018

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