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Il Volto Santo di Manoppello e la Sindone di Torino

Nell'era della scienza è possibile il dialogo tra fede e ragione? Gli studi scientifici su antiche reliquie del passato o sugli scritti dei mistici indicano che la scienza può aiutare l'uomo del terzo millennio a far chiarezza sulle ragioni della fede

Sul Velo di Manoppello, custodito in un santuario abruzzese in provincia di Pescara, è visibile un volto di Cristo, detto Volto Santo, dalle proprietà molto peculiari, che lo rendono unico nel panorama artistico mondiale. La sua prima caratteristica è che il Velo è semitrasparente. Il volto impresso è, di conseguenza, visibile da entrambi i lati (fronte-retro), come mostrato in Figura 1, e mostra particolari anatomici cangianti a seconda delle condizioni di osservazione ed illuminazione.

Figura 1: Immagine del Volto Santo visibile sul Velo di Manoppello in funzione delle condizioni di osservazione ed illuminazione.

 

Due recenti lavori di ricerca hanno permesso di chiarire alcuni aspetti sul possibile meccanismo fisico alla base dell’insolito comportamento ottico del Velo [1,2]. Si tratta di un tessuto di fibra di lino costituito da fili molto sottili, con spessore di circa 0.1 mm, e il 42% circa del Velo è costituito da spazio vuoto. Le fibre potrebbero essere state cementate da amido. Ne consegue che esse si comportino, dal punto di vista ottico, come un mezzo traslucido. Di conseguenza la colorazione giallognola del lino antico contribuisce in maniera sostanziale alle tonalità finali del Volto Santo, in particolar modo quando il Volto Santo è visto in trasmissione, con luce particolarmente radente. In questa configurazione il volto presenta la bocca socchiusa. Se, invece, lo si osserva in riflessione, la bocca è aperta, come schematizzato in Figura 1. Perciò il Volto Santo sembra cambiare colore e aspetto in funzione delle condizioni di illuminazione.

Date queste sue peculiarità, che lo rendono unico al mondo, alcuni autorevoli esperti di arte cristiana, come H. Pfeiffer, hanno ipotizzato che il Velo di Manoppello possa essere il velo che, secondo una tradizione medioevale, una pia donna, la Veronica, avrebbe accostato sul volto di Gesù durante la sua salita al Calvario e, miracolosamente, ne sarebbe rimasta impressa un’immagine, insomma una sorta di fotografia. Forse non è un caso che sia emerso, dai più recenti studi sul Velo di Manoppello, che lo spettro di potenza del Volto Santo su di esso visibile, restaurato digitalmente, sia sorprendentemente analogo a quello di una fotografia di un volto umano e non a quello di un dipinto di un volto umano [2].

Date le sue peculiari caratteristiche, in passato altri autori come, ad esempio, B. Paschalis Schlöemer, hanno cercato di confrontare il Volto Santo di Manoppello con il volto visibile sulla Sindone di Torino, la reliquia che, secondo la tradizione cristiana, avrebbe coperto il cadavere di Gesù nel sepolcro sino alla sua Risurrezione.

Figura 2: (a) immagine del Volto Santo visibile in trasmissione sul Velo di Manoppello, restaurata digitalmente; (b) immagine del volto visibile sulla Sindone di Torino, ottenuta dall’analisi digitale delle fotografie con luce visibile e ultravioletti; (c) fotografia del volto dell’Uomo della Sindone con luce visibile.

 

Le deformazioni del Volto Santo, causate dai cedimenti strutturali dei sottilissimi fili che costituiscono il Velo [1], non erano però trascurabili. Pertanto, il confronto quantitativo con il volto dell’Uomo della Sindone ha richiesto prima una correzione da tali deformazioni, realizzata attraverso un restauro digitale dell’immagine [2,3]. Il risultato è mostrato in Figura 2a. La Figura 2b mostra, invece, l’immagine del volto visibile sulla Sindone di Torino, ottenuta dall’analisi digitale delle fotografie con luce visibile e ultravioletti. Le fotografie con luce visibile sono state effettuate da G. C. Durante, mentre quelle agli ultravioletti da G. B. Judica Cordiglia [3]. Il riquadro blu mostra che le proporzioni tra il Volto Santo di Manoppello restaurato digitalmente (Figura 2a) e quelle del volto dell’Uomo della Sindone (Figura 2b), quando esso è visualizzato su di una scala logaritmica, sono le stesse. Il riquadro blu, infatti, è tangente ai profili delle guance. Per confronto in Figura 2c è mostrato, invece, il risultato diretto che si ottiene fotografando la Sindone di Torino con luce visibile (foto di G. C. Durante). Come mostrato dalla freccia bianca, il profilo della guancia è molto diverso da quello che si ottiene mediante l’elaborazione digitale (Figura 2b), e il volto dell’Uomo della Sindone direttamente visibile sul lenzuolo (Figura 2c) sembra essere molto più allungato di quello reale.

Se si ipotizza che un artista del passato, ad esempio nel medioevo, possa aver visto la Sindone di Torino e abbia poi realizzato il Volto Santo di Manoppello, in base a quanto mostrato in Figura 2, lo avrebbe dovuto dipingere con un volto molto più allungato e asciutto, poiché avrebbe avuto come unico riferimento quanto visibile in Figura 2c. E, invece, sorprendentemente, le proporzioni tra i due volti – Figura 2a e 2b – sono le stesse e il Volto Santo di Manoppello restaurato digitalmente, correttamente riproduce quelle effettive dell’Uomo della Sindone. Si osservi, però, che queste ultime sono, a loro volta, ottenibili soltanto attraverso un’elaborazione digitale delle immagini, alcune delle quali per giunta ottenute non con luce visibile ma illuminando il lenzuolo con radiazione ultravioletta che è invisibile all’occhio umano.

Questa inattesa corrispondenza tra i due volti ha spinto a fondere le due immagini [3], visto che avevano le stesse proporzioni, e il risultato ottenuto è mostrato in Figura 3.

Figura 3: fusione dell’immagine del Volto Santo di Manoppello, restaurata digitalmente, con il volto dell’Uomo della Sindone ottenuto dall’elaborazione digitale delle fotografie con luce visibile e ultravioletti.

 

Per saperne di più, sono consultabili sul sito della rivista internazionale Heritage i seguenti studi, fatti in collaborazione con il prof. Emilio Matricciani del Politecnico di Milano e il prof. Giulio Fanti dell’Università di Padova:

[1] L. De Caro, E. Matricciani, G. Fanti, Imaging analysis and digital restoration of the Holy Face of Manoppello – Part I, Heritage 1 (2018): https://www.mdpi.com/2571-9408/1/2/19.

[2] L. De Caro, E. Matricciani, G. Fanti, Imaging analysis and digital restoration of the Holy Face of Manoppello – Part II, Heritage 1 (2018): https://www.mdpi.com/2571-9408/1/2/24.

[3] L. De Caro, E. Matricciani, G. Fanti, A Comparison Between the Face of the Veil of Manoppello and the Face of the Shroud of Turin, Heritage 2 (2019): https://www.mdpi.com/2571-9408/2/1/23.

 

Inoltre, l’11 febbraio p.v., dalle 9:00 alle 13:00, nel Salone degli Affreschi dell’Ateneo dell’Università degli Studi di Bari, sarà possibile ascoltare i più recenti risultati ottenuti nello studio della Sindone di Torino e del Velo di Manoppello. Per i dettagli del programma è possibile consultare i seguenti link:

https://www.uniba.it/eventi-alluniversita/2019/tra-scienza-e-fede

https://www.cnr.it/it/evento/16061/tra-scienza-e-fede

Infine, domenica 10 febbraio p.v., dalle 19:00 alle 20:30, presso il Collegio Universitario di merito IPE, Poggiolevante, a Bari, sarà possibile ascoltare il prof. Giulio Fanti su: La Sindone di Torino: un mistero che sfida la scienza:

https://www.poggiolevante.it/evento/2019-02-10

Liberato De Caro

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