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Intervento dell'Ufficio Famiglia al Convegno Chiesa e Mezzogiorno

Riflessione dei Direttori dell'Ufficio Famiglia al Convegno tenutosi presso la Fiera del Levante in data 18 settembre 2010 su "Chiesa e Mezzogiorno: I cristiani per la solidarietà, la legalità, la sussidiarietà." Il convegno ha trattato il documento dei Vescovi "Per un paese solidale. Chiesa italiana e mezzogiorno"

Partiamo dalle conclusioni intitolate Invito al coraggio ed alla speranza, all’interno delle quali sono stati rivolti alcuni appelli tra cui.. “Scriviamo a voi, famiglie, che siete cellule vive della Chiesa, indirizzandovi una parola di speranza, perché abbiate coraggio nelle tribolazioni del mondo (cfr Gv 16,33) e non vi lasciate intimorire dai messaggi di morte e di terrore. State saldi in un solo spirito e combattete unanimi per la fede del Vangelo (cfr Fil 1,27). A questo educate i vostri figli, perché crescano nel timore del Signore amando questa nostra terra come madre e non come luogo conteso da privilegi, avidità ed egoismi”.

A seguito di queste considerazioni dei vescovi italiani, vogliamo porci una domanda: “Come coltivare la speranza”? Quale ruolo possono avere le nostre famiglie nel “coltivare la speranza”?

Possiamo riflettere sulla famiglia, desiderare che divenga luogo di relazioni costruite sull’amore nella reciprocità e nella uguale parità, capace di infondere fiducia e rendere i soggetti veramente “persone”, individui che hanno una propria interiorità, capaci di realizzare il proprio progetto di vita senza perdersi dietro ai bisogni, ai desideri, alle paure; protagonisti della propria vita e della società. La familiarità infatti è il primo elemento antropologico della socialità. La famiglia risorsa per costruire uomini e donne capaci di edificare relazioni positive, segno di speranza.

Perché ciò avvenga è necessario che uomo e donna vivano in un clima di amore secondo il progetto che Dio ha pensato per loro e che si pongano uno al servizio dell’altro perseguendo il reciproco bene. In questo rapporto di libertà e amore sarà facile educare i figli allo spirito di servizio, alla solidarietà, alla consapevolezza di essere protagonisti della propria vita, non ripetendo modelli comportamentali precostituiti, ma tirando fuori dalla sapienza “popolare”, la sapienza del cuore che è del “buon meridionale”. Nella casa, cantiere di amore incarnato e vissuto, i ragazzi comprendono che la famiglia è una comunità di culto in cui genitori e figli si associano nel lodare, ringraziare e invocare con Cristo il Padre comune. Cristo ha definito il suo corpo e la sua carne come il nuovo tempio, allo stesso modo l’uomo e la donna, il padre e la madre, accogliendo Cristo, diventano peril bambino il primo tempio, il primo spazio sacro in cui incontrarsi con Dio.

La famiglia è un micro sistema sociale che nel bene o nel male educa i figli alla socialità, alla scoperta e al rispetto dell’altro attraverso il valore dell’alterità, proprio della relazione uomodonna. È qui che deve svilupparsi l’educazione religiosa, che insegni ai figli a trovare Dio non in
formule astratte ma nella loro concreta esperienza di vita. Tutto ciò insegna ai figli ad affrontare l’ignoto con speranza e li prepara a donare a loro volta la vita che hanno ricevuto.

Il numero 14 richiama la missione pastorale della Chiesa, e come Ufficio riteniamo sia utile ed importante che sia evidenziata la specificità della famiglia dove possono venire fuori le positività citate nel documento. Solidarietà e condivisione elementi portanti della vita di ciascuno di noi che si traducono in azioni concrete tutte miranti al bene comune. Se riusciamo a sommare le energie positive che si sprigionano da ogni nostra famiglia mettendole a sistema potremmo riuscire a creare condizioni favorevoli affinché le speranze dei nostri giovani possano diventare realtà.

Come far divenire il Sud "laboratorio in cui esercitare un modo di pensare diverso rispetto ai modelli che i processi di modernizzazione spesso hanno prodotto, cioè la capacità di guardare al versante invisibile della realtà e di restare ancorati al risvolto radicale di ciò che conosciamo e facciamo: al gratuito e persino al grazioso, e non solo all’utile e a ciò che conviene; al bello e persino al meraviglioso, e non solo al gusto e a ciò che piace; alla giustizia e persino alla santità, e non solo alla convenienza e all’opportunità." (n. 17). Una strada è riuscire a creare una parrocchia a dimensione di famiglia, tenendo alto e vivo il senso di “famiglia icona della trinità”, immagine tanto cara a Don Tonino e densa di significato. Una parrocchia che “non può limitarsi a essere scuola di dottrina, ma deve diventare occasione d’incontro con la persona di Cristo e laboratorio in cui si fa esperienza del mistero ecclesiale, dove Dio trasforma le nostre relazioni e ci forma alla testimonianza evangelica di fronte e in mezzo al mondo”. Riscoprire l’importanza della casa quale luogo di creazione di progettualità, luogo di realizzazione e di maturazione di particolari sensibilità, spirituali e culturali, necessarie a dare vita ad una “innovativa” opera educativa.

Infine si vuole mettere in evidenza una criticità: il depauperamento di energie vitali giovanili costrette ad emigrare dal mezzogiorno per mancanza di lavoro. Mancanza di lavoro o al massimo lavoro precario che non invoglia i giovani a creare relazioni stabili e durature.

I direttori dell’Ufficio Famiglia
Don Franco Lanzolla, Cinzia e Michele Vurro

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