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L’alleanza con Dio realizza le aspirazioni dell’uomo

“Molte volte, o Dio, gli uomini hanno infranto la tua alleanza, e tu, invece di abbandonarli, hai stretto con loro un vincolo nuovo per mezzo di Gesù:…un vincolo così saldo che nulla potrà mai spezzare” (preghiera eucaristica della Riconciliazione)

Stiamo celebrando il mistero di Cristo, ossia facciamo memoria dell’opera di salvezza, descritta nella Bibbia e riproposta nell’anno liturgico: una memoria tutta particolare, perché è un ricordare per vivere.

La Quaresima di quest’anno vuole guidarci alla celebrazione (al passaggio) della Pasqua, ripercorrendo le tappe dell’Alleanza; ce ne siamo accorti, facendo attenzione specialmente alle prime letture di queste domeniche, attraverso cui Dio chiama anche noi a vivere l’alleanza, nonostante le nostre infedeltà.

L’alleanza, iniziata con Adamo e culminata nella morte e risurrezione di Cristo (come ricordiamo in ogni Messa), è un comportamento tipico di Dio per esprimere il suo amore verso di noi: lui, Dio, scende al nostro livello e, come tra uguali, stringe un patto con noi. Lo fa continuamente, perché noi non siamo fedeli al patto. Ed Egli, invece di infrangerlo definitivamente, lo rinnova e lo rende più saldo: il suo amore non si arrende.

Lo ha fatto con Noè, che vive un perenne cammino di conversione (“non ci saranno più le acque per il diluvio, ma l’impegno di Dio a non distruggere ogni carne”).

Ad Abramo ha ricordato che il sacrificio fa parte dell’alleanza: l’offerta di Isacco, suo figlio, in sacrificio a Dio prefigura il dono supremo di Dio che “non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi”.

Domenica scorsa abbiamo meditato che è Gesù il tempio in cui è definitivamente stabilita e continuamente rinnovata l’alleanza e non sono più le leggi scolpite sulla pietra: facendo parte del corpo di Cristo, si vive nella nuova e definitiva alleanza.

Domenica prossima la fedeltà di Dio all’alleanza si manifesterà nel dono del suo Figlio, “perché il mondo (noi) si salvi per mezzo di Lui”.

E da ultimo, nella quinta domenica, Dio continua a scrivere un’alleanza nuova nel nostro cuore, a non ricordare più i nostri peccati, a creare in noi un cuore puro, nella misura in cui accettiamo la logica del seme che, per portare frutto, deve morire.

Sulla croce l’alleanza trova il suo punto definitivo di arrivo: per noi Gesù versa il sangue della nuova ed eterna alleanza.

Mi scuso per questa sintetica carrellata; il mio augurio è che possa stimolarci ad approfondire i ricchi contenuti racchiusi nella liturgia: come questa si scandisce a tappe, così noi in un itinerario continuo vogliamo crescere nella conoscenza e nell’amore di Dio.

Il progetto di Dio è quanto mai onorifico per noi: “Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa” è scritto nell’Esodo (Cap. 19,6).

La storia della salvezza offre, da una parte, l’immagine di Dio che stipula alleanza con il suo popolo, cambiando partner ma non progetto; dall’altra, presenta una umanità che viene meno alla parola data.

Forse è nostra pretesa voler godere i benefici della divina alleanza senza osservare i correlativi doveri, così come impongono i patti bilaterali.

Impariamo da Gesù, sempre fedele al patto suggellato anche con il suo sangue.

Egli porta a compimento tutte le promesse contenute nei patti: la remissione dei peccati, la legge nuova dell’amore scritta nei cuori, l’interiorità reciproca (“Chi beve il mio sangue dimora in me ed io in lui”).

Ci aiuti Maria, “arca dell’alleanza”: lei ha attuato la parola con cui Israele rinnovava l’alleanza (essere fedele agli impegni) e ha insegnato a noi a fare altrettanto (“fate quello che Egli vi dirà”).

sac. Giacinto Ardito

Direttore Ufficio Chiesa e Mondo della Cultura

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