Arcivescovo

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Cacucci

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L’opera-segno: la nuova mensa di S. Chiara

Nella Chiesa Madre, la Cattedrale, a fianco a Santa Chiara, l’Arcivescovo ha voluto che si facesse una mensa dignitosa per accogliere quotidianamente circa 150 bisognosi

A tutti è noto come la crisi del sistema economico, la fragilità relazionale delle famiglie, le debolezze psicologiche e morali di alcune persone, ha accentuato la richiesta di aiuto.

Le Comunità ecclesiali della nostra diocesi, hanno sempre rivelato di avere un volto di accoglienza e mani di generoso sostegno per questi fratelli nel bisogno.

Già dagli anni ’70, i nostri Vescovi Mons. Ballestrero e Mons. Magrassi, con intuito profetico, avevano voluto realizzare progetti operativi quali la mensa per i senza fissa dimora e l’ambulatorio per le fasce sociali meno abbienti, come segno concreto dell’amore delle comunità ecclesiali che si fa particolarmente materna e generosa con i figli più emarginati.

Come ha detto l’Arcivescovo Mons. Cacucci nella relazione al 35° Convegno Nazionale delle Caritas Diocesane, per noi cristiani ”la Trinità ci coinvolge nel piano dell’essere e dell’agire. Una sola e medesima carità ci unisce a Dio come Padre e ai figli di Dio come fratelli. Non sono due carità, ma una sola carità…”

La via mistagogica comporta l’educazione alla carità ecclesiale, che spinge la comunità cristiana a farsi solidale con gli uomini e le donne del proprio tempo ed a servirli nella causa della loro piena promozione. “Ubi amor, ibi oculus”, è la “discretio caritatis” (Fiuggi 2011).

E’ con questi occhi del cuore di Cristo Pastore che le comunità ecclesiali della nostra Diocesi guardano lo straniero, il “fuori classe”, la donna senza famiglia, per sostenerli nella loro promozione umana e nel recupero della loro dignità.

In questa memoria di fedeltà e profezia, che l’Arcivescovo ha guardato, da Padre, con gli “occhi dell’amore”, i tanti che bussano e cercano luoghi dove sperimentare la chiesa che si fa famiglia, madre attenta e premurosa per tutti.

E’ proprio nella Chiesa Madre, la Cattedrale, a fianco a Santa Chiara, che l’Arcivescovo ha voluto che si facesse una mensa dignitosa per accogliere quotidianamente circa 150 bisognosi.

La mensa di S. Giacomo, organizzata nelle aule di catechismo, non è più sufficiente e non garantisce il minimo di accoglienza, di igiene e di decoro.

La mensa di Santa Chiara nasce ai piedi dell’antico monastero francescano delle Clarisse ed è in una posizione centrale rispetto al porto ed ai luoghi di passaggio.

I poveri non sono volti anonimi di passaggio, ma sono i volti di Cristo che interpellano continuamente noi a convertirci, sono nostri maestri ed evangelizzano la Chiesa stessa.

Sono fermento di rinnovamento e ci invitano a condividere con loro il pane “nel tempo, nella cultura, nel cibo, nella Parola di Dio”.

Per questo la Mensa di Santa Chiara, vuole essere uno spazio educativo dove noi cristiani celebriamo la fede nei riti dell’accoglienza e del servizio che educano ai valori della gratuità, della reciprocità, della fedeltà, nella relazione di amore con il prossimo.

La Mensa vuole essere la casa per chi non ha casa, spazio per creare relazioni di famiglia per chi vive nella giungla della solitudine o del degrado.

Questa opera vuole essere, dunque, un cantiere permanente di carità, dove i giovani, le famiglie, i catechisti, celebrano la comunione con Cristo, facendosi mani, cuore, parole di sostegno e di speranza, per chi è in cerca di futuro.

 

Mons. Francesco Lanzolla

Parroco della Cattedrale di Bari e Direttore Ufficio Famiglia