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L’utopia educativa

Le nuove disposizioni su tv e minori subito da cambiare

Le nuove disposizioni su tv e minori non risolvono il problema e vanno cambiate subito. Lo cantano in coro quelli che ne capiscono, cattolici e laici. Ai genitori si riesce soltanto a dire: attivate il parental control, ossia blindate programmi e canali «pericolosi» inserendo l’ennesimo codice (se possibile non il numero di telefono di casa o la vostra data di nascita, i monelli provano subito quelli). Quali sono i programmi «pericolosi»? Ve lo dicono le emittenti stesse, fidatevi. Un ottimo sistema davvero. Un po’ come dare al porcellino due balle di paglia affinché si costruisca una solida casa per proteggersi dal lupo cattivo.

Detto questo, per risolvere il problema non basta migliorare quelle disposizioni. L’errore è credere, e farci credere, che il problema sia solo, o principalmente, normativo e tecnologico. L’errore è sussurrare agli adulti – genitori, nonni, zii... – che il nostro rapporto con i mass media si risolve dotandoci di strumenti di controllo sofisticati, ossia erigendo barriere, steccati, filtri, reticolati, muraglioni. Non che non servano. Anzi. Ma, da soli, sono un formidabile e ingannevole alibi.

Il problema – come i signori dei media ignorano o, peggio, sanno e fingono di ignorare – è educativo e culturale. I bollini, ad esempio, da un lato possono aiutare gli adulti; ma dall’altro li deresponsabilizzano, invitandoli a delegare ad altri – i misteriosi esperti che vedono in anticipo i programmi, discutono tra di loro e alla fine distribuiscono i bollini – decisioni fondamentali per la crescita dei figli o, per usare la formula che nelle "disposizioni" pubblicate domani sulla Gazzetta Ufficiale risuonano come un mantra, «lo sviluppo fisico, mentale o morale».

Agli adulti occorre dire: noi vi aiutiamo con i bollini, ma la prima cosa da fare, la cosa fondamentale, la cosa irrinunciabile senza la quale i bollini sono i fili di paglia a cui si affida il buon porcellino, è guardarvi in faccia con vostro figlio e parlarci, spiegandogli come vanno usati i media e cominciando a usarli insieme. Con intelligenza e misura, decidendo che cosa vedere, quando e quanto.

Agli adulti va detto che regalare al bimbo il televisorino da tenere nella cameretta è abdicare dal proprio ruolo di genitore, consegnando questo messaggio: «Guarda quello che vuoi, quando e quanto ti pare». Infine, ma sarebbe la prima cosa, occorre che i signori dei media si domandino quale politica culturale per i minori stanno facendo. E quali investimenti. C’è la crisi, soldi zero... Appunto, è proprio in condizioni di penuria che la fantasia può scatenarsi. Di quale produzione radiofonica e televisiva è capace l’industria dei media italiana per i bambini e i ragazzi? Qualcuno ci pensa? Vogliamo parlarne?

Poi lo sappiamo. Poter inserire nei palinsesti qualunque programma a qualsiasi ora è la condizione più desiderabile per il mercato pubblicitario, che mal sopporta vincoli e lacci. I bambini sono un elemento spesso decisivo nell’indirizzare i consumi della famiglia. Quindi al porcellino difficilmente verranno consegnati dei mattoni. Paglia. O, al massimo, per tacitare questi cattolici brontoloni e incontentabili, qualche fragile asse di legno.

Ci vorrebbe dell’altro. Al posto del bollino, ogni tanto dovrebbe comparire la scritta: «Ragazzi, adesso uscite a giocare, il tempo è mite e il terreno in ottime condizioni». Un’utopia? Certamente, utopia. Proprio ciò di cui oggi ci sarebbe bisogno. L’utopia educativa.


 
Umberto Folena
 
© Avvenire, 30 luglio 2012
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