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La Chiesa vi ama e vi vuole felici

La nostra intervista al cardinale Walter Kasper: «Non si può modificare la parola di Gesù, che è vincolante. La dottrina del matrimonio non muta, è la disciplina che deve tener conto delle nuove realtà, caso per caso».

“Misericordia è il nome di Dio”. L’allora cardinal Bergoglio, prima del conclave, si rivolge così al teologo Kasper prendendo dalle sue mani il libro sulla misericordia che poi citerà dalla finestra nel suo primo Angelus da Papa. E misericordia è la parola che pronuncia più volte il cardinale tedesco, relatore al Concistoro straordinario sulla famiglia. Nella sua abitazione di piazza Leonina, circondato da libri, il cardinale Walter Kasper parla di anche di felicità, di quella “normale che la maggioranza della gente cerca in una famiglia stabile, con dei figli. La Chiesa deve fare tutto il possibile, ha il compito, la missione di aiutare la gente a trovare questa felicità, che non è un semplice sentimento. Ha il dovere di aiutare a costruire una famiglia sana. Ed è in una famiglia stabile che un bambino cresce felice, altrimenti le fratture saranno un peso nella sua vita”.

Nella sua relazione lei ha spiegato che c’è un abisso tra la dottrina della Chiesa sulla famiglia e il vissuto reale dei cristiani. Come colmarlo?

“Sì, questo abisso ovviamente c’è e non solo in Italia. Ma c’era già durante la vita di Gesù. Anche gli apostoli erano molto sorpresi dalle sue parole. Ma quando Gesù dice che quel che Dio ha legato, l’uomo non può scioglierlo dice anche che è Dio che lega, che abbraccia le due persone, che vuole aiutarle affinché possano riuscire nel loro progetto di vita. Forse dobbiamo ben comprendere e interpretare e spiegare la dottrina della Chiesa. La dottrina non vuol essere un giogo, un peso, ma un invito e anche un aiuto a trovare la felicità. Questo non vuol dire che non ci sono problemi. Ci sono tante difficoltà e non soltanto quelle morali, ci sono problemi di economia, di condizioni lavorative, di abitazione. E c’è anche un compito sociale della Chiesa che deve contribuire perché la nostra società moderna sia più amichevole per le famiglie”.

Lei sostiene che non bisogna partire da un elenco di insegnamenti e comandamenti, né fissarsi sulle questioni roventi. Come agire allora?

“I comandamenti di Dio vogliono aiutare a trovare la libertà, la felicità. Dobbiamo spiegare questo. Ed è un insegnamento che possiamo offrire, ma non imporre. Io credo che dobbiamo mostrare la bellezza della famiglia, la bellezza della vita cristiana. La bellezza convince, non i comandamenti imposti all’altro”.

Eppure questi comandamenti a volte sono avvertiti come un peso. Soprattutto quando un’unione fallisce.

“Il fallimento è possibile anche per un cristiano e vediamo che oggi, purtroppo, ci sono molti matrimoni che falliscono. Ma anche in queste situazioni la Chiesa deve essere vicina, aiutare, consigliare, incoraggiare. Il grande problema che stiamo dibattendo è come fare tutto ciò senza venir meno alla dottrina. Perché dobbiamo essere chiari: la dottrina non si può togliere e non si può cambiare la parola di Gesù che è vincolante. Quello che si può fare è riflettere sulla differenza tra dottrina e disciplina e dunque capire, come è antica tradizione della Chiesa, su come agire con i divorziati risposati. Vorrei anche dire che non esistono ‘i’ divorziati risposati”.

In che senso?

“Voglio dire che non è possibile una soluzione unica perché le situazioni sono molto molto diverse. Ci vogliono discernimento, prudenza e saggezza per aiutare queste persone. Mi chiedo, per esempio, cosa fare con una donna abbandonata dal marito con dei bambini che ha una nuova situazione, magari con altri figli. Ha fallito il primo matrimonio, non ha potuto realizzare ciò che ha promesso davanti a Dio, alla Chiesa e agli uomini. Ma adesso non può ritornare nella prima situazione e anche abbandonare la seconda sarebbe una nuova colpa. Eppure, mi chiedo, se fa ciò che può fare, se vive una buona vita cristiana, se educa i suoi figli nella fede, le si può negare l’assoluzione del peccato? Ogni peccato può essere perdonato se il peccatore lo chiede. Secondo me, davanti Dio, non è possibile che esista una situazione in cui uno si trovi immerso in una buca senza via d’uscita. Questo è contro la misericordia di Dio. Non ci sono peccati che non possono essere perdonati.

In concreto vuol dire che si può riaccostare ai sacramenti?

“È una domanda che pongo. Se questa persona crede alla remissione dei peccati, anche se si trova in questa situazione, può accostarsi di nuovo alla mensa del Signore? Ma io non posso dare una risposta, non posso decidere io, deve decidere la Chiesa. Ci sarà un Sinodo straordinario e poi uno ordinario sulla famiglia e il Sinodo, con il Papa deciderà su questo punto. C’è molta gente che aspetta una soluzione. Ripeto. La risposta non può essere generale perché le situazioni sono troppo diverse. Ma noi cerchiamo una soluzione per la gente che vive nelle nostre parrocchie, che si impegna, che ha desiderio serio di questo sacramento. Non cerchiamo una soluzione facile per chi vive queste cose in modo molto superficiale, molto lontano dalla Chiesa. Ci vuole un aiuto di misericordia senza toccare la dottrina e la parola di Gesù. Non sarebbe un aiuto per la gente abbandonare la dottrina. Ma il fallimento è possibile, noi tutti siamo peccatori e abbiamo bisogno del perdono di Dio ogni giorno. Su questo abbiamo aperto un dibattito libero, aperto, anche pubblico come vuole il Papa. E anche se qualcuno ha cercato di bloccarlo non è possibile. È una questione che tocca troppa gente”.

Si è parlato anche di nullità. È un problema?

“Molti curatori di anime sono convinti che tanti matrimoni in senso canonico non sono validi. Il matrimonio è un sacramento e presuppone la fede e se la fede non c’è il matrimonio in senso canonico è nullo. Bisogna chiedere che le procedure per la dichiarazione di nullità siano più veloci, più snelle. Su questo c’è un crescente consenso tra i vescovi. E poi dobbiamo pensare alla catechesi. Molti sono battezzati, ma non evangelizzate, sono battezzati, ma di fatto non sono veri cristiani, sono battezzati, ma sono pagani. E se si sposano in chiesa senza la fede il sacramento non è possibile. Per questo occorre migliorare la preparazione prematrimoniale partendo già da prima, dalla pastorale giovanile”.

Annachiara Valle

© Famiglia Cristiana, 15 marzo 2014

 

Concistoro, la famiglia tra discernimento e "coraggio pastorale"

La relazione introduttiva ai lavori del Concistoro del cardinale tedesco Walter Kasper (elogiato da papa Francesco per la "serenità" del suo approccio) ha suscitato diverse questioni soprattutto sul tema dei divorziati risposati e della nullità delle nozze. Il Papa ha chiesto una "riflessione profonda" in attesa del Sinodo di ottobre.

Per le risposte bisognerà attendere il Sinodo di ottobre. Ora è il tempo del discernimento e della preghiera. Non a caso, ad aprire i lavori del Concistoro straordinario sulla famiglia papa Francesco ha voluto il teologo tedesco Walter Kasper, Presidente emerito del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani. Il porporato nella sua relazione introduttiva ha posto molte domande senza dare risposte. Era quello che gli aveva chiesto il Pontefice il quale, giovedì mattina, è intervenuto chiedendo una riflessione «profonda» su questi temi che non scada però nella «casistica»: «La famiglia», ha detto, «oggi è disprezzata, è maltrattata, e quello che ci è chiesto è di riconoscere quanto è bello, vero e buono formare una famiglia, essere famiglia oggi; quanto è indispensabile questo per la vita del mondo, per il futuro dell’umanità. Ci viene chiesto di mettere in evidenza il luminoso piano di Dio sulla famiglia e aiutare i coniugi a viverlo con gioia nella loro esistenza, accompagnandoli in tante difficoltà e anche con una pastorale intelligente, coraggiosa e piena d’amore».

Da un lato, quindi, la bellezza dell’esperienza familiare, come dimensione essenziale dell’avventura umana, e dall’altro le ferite di chi ha alle spalle un matrimonio fallito e vorrebbe riaccostarsi ai sacramenti e vivere in piena comunione con la Chiesa la propria fede. Kasper, nella sua relazione, ha evidenziato la necessità di un discernimento che significa anzitutto «capire che ci sono situazioni diversificate», «regole generali ma anche situazioni concrete».

Nel passaggio sui divorziati risposati, ad esempio, Kasper ha evidenziato che essi adesso possono ricevere la comunione spirituale e non quella sacramentale: lo hanno affermato sia la Congregazione per la dottrina della fede, sia Benedetto XVI durante l'incontro mondiale della famiglie a Milano. Ma chi riceve la comunione spirituale è considerato in intima unione con Cristo e la Chiesa, perché allora non può accedere anche a quella sacramentale?

Tra le relazioni del Papa e la relazione del cardinale Kasper, ha osservato il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, si è notata molta «sintonia, nella impostazione di guardare con realismo, vedendo con profondità l'inserimento nel piano di Dio e tutto ciò che di bello nella famiglia, con una prospettiva ampia, fondata teologicamente che arriva a vedere anche i problemi della pastorale, ma non parte focalizzata e ristretta su questi problemi».

Lo stesso Kasper, d’altra parte, ha ricevuto venerdì mattina i complimenti dal Papa: «Ieri, prima di dormire, ma non per addormentarmi ho letto e riletto il lavoro del cardinale Kasper. Vorrei ringraziarlo perché ho trovato profonda teologia, anche un pensiero sereno nella teologia. È piacevole leggere teologia serena. E ho trovato quello che Sant’Ignazio ci diceva, quel sensus ecclesiae, l’amore alla Madre Chiesa, lì. Mi ha fatto bene e mi è venuta un’idea, ma mi scusi eminenza se la faccio vergognare, ma l’idea è: questo si chiama fare teologia in ginocchio. Grazie. Grazie».

Occorre, dunque, trovare una terza via tra rigorismo e lassismo, tra fedeltà e misericordia, una pastorale che tenga conto dell’impulso del Papa e dei profondi mutamenti sociali dovuti alla secolarizzazione. Al centro, come ha specificato padre Lombardi, «non c’è una messa in discussione della dottrina della Chiesa ma una riflessione nuova a partire dal Vangelo sulla famiglia nell’ordine della creazione e della redenzione, con uno sguardo attento anche ai problemi della pastorale di oggi».

Insomma, il realismo è la cifra distintiva della discussione tra i porporati che è stata molto ampia (43, in totale, gli interventi dei cardinali) e serena con, ha detto ancora Lombardi, «una serie di interventi attenta dal punto di vista giuridico, canonico, sui problemi delle procedure sulla nullità, su come migliorare, semplificare, riprendere in considerazione questo ambito».

Antonio Sanfrancesco

© Famiglia Cristiana, 15 marzo 2014

 

Da Kasper a Lehmann, le sollecitazioni dei vescovi tedeschi

La comunione ai divorziati risposati è stato un tema molto discusso durante il pontificato di Benedetto XVI. In particolare sono stati i vescovi della Germania a chiedere a Roma una nuova pastorale per queste persone e norme più elastiche circa l'ammissione all'eucaristia

La presa di posizione della diocesi di Friburgo sull’eucaristia ai divorziati risposati è solo l’ultimo “strappo” su un tema assai scottante e sul quale, paradossalmente, si è discusso più durante il pontificato di Benedetto XVI rispetto agli anni del dopo Concilio e di papa Wojtyla.

Che si tratti di una questione aperta e, dal punto di vista pastorale, in cima alle preoccupazioni di moltissimi vescovi, è stato lo stesso papa Ratzinger a dirlo quando in due occasioni – il discorso ai preti della diocesi di Aosta nel luglio 2005 e il discorso ai giudici della Rota Romana del 28 gennaio 2006 – ha suggerito che la questione andava approfondita soprattutto in riferimento ad un caso particolare: valutare cioè la nullità di un matrimonio ecclesiastico celebrato senza fede da parte di uno dei due coniugi per quelle persone che in una seconda convivenza tornano a praticare e chiedono di poter ricevere la comunione.

In pratica, come ha sintetizzato il vaticanista Sandro Magister, allo studio c’è «il possibile ricorso a una decisione “in foro interno” di accedere alla comunione, da parte di un cattolico divorziato e risposato, qualora il mancato riconoscimento di nullità del suo precedente matrimonio contrasti con la sua ferma convinzione di coscienza che quel matrimonio era oggettivamente nullo».

Un’apertura che differisce con un documento del 1994 firmato dallo stesso Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede nel quale, ribattendo la posizione della Chiesa, si affermava che senza la nullità del primo matrimonio, non si poteva dare l’eucaristia: «La Chiesa», si legge, «afferma di non poter riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il precedente matrimonio. Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la legge di Dio e perciò non possono accedere alla comunione eucaristica».

Le sollecitazioni a rivedere questa norma sono arrivate per lo più dalla Germania. Nel 1993 furono tre vescovi della Renania, tra i quali due teologi di prestigio come Karl Lehmann e Walter Kasper, oggi cardinali e il secondo collega universitario di Ratzinger e grande elettore di Bergoglio all’ultimo Conclave, si dissero favorevoli ad ammettere i divorziati risposati all’eucaristia se dopo un incontro con un sacerdote avessero ritenuto in coscienza di esservi autorizzati.

Qualche anno fa, questa proposta è stata ripresa dal quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung che ha pubblicato l’appello firmato da 143 teologi tedeschi con il titolo: “Chiesa 2011: una partenza necessaria”.

Il dibattito è tornato in primo piano nel 2005 quando se ne parlò al Sinodo e a far discutere furono ancora le parole del cardinale Kasper: «I divorziati risposati», spiegò il porporato tedesco, «sono un problema pastorale emergente: quello del Sinodo non è il risultato finale, il Sinodo non è concluso, perché dopo le “proposizioni” ci sarà l'esortazione finale. Ogni vescovo, in qualsiasi Paese dell'Occidente sa che questo è un grave problema. Ogni pastore sa di casi in cui sarebbe opportuno trovare soluzioni e lo stesso Papa, durante le sue vacanze in Valle d'Aosta, ha invitato a riflettere su tali casi, questa è anche la mia posizione».

Per Kasper ci sono alcuni casi particolari su cui riflettere: «Se vogliamo rimanere fedeli alle parole di Gesù, possiamo soltanto dire che, quando è stato contratto un matrimonio avente valore sacramentale, fintanto che il coniuge è in vita non può esservi un secondo matrimonio sacramentale riconosciuto dalla Chiesa. Il matrimonio civile di un divorziato oggettivamente è in contraddizione con gli insegnamenti di Gesù», scrisse in un intervento per precisare meglio le sue parole. «Esistono tuttavia casi complessi dal punto di vista pastorale: ad esempio, quando il primo matrimonio, per quanto valido, è stato contratto in maniera superficiale e, alla fine, fallisce, mentre il secondo viene vissuto in modo coscientemente cristiano e risulta felice e armonioso. Alcuni padri della Chiesa greci, in tali situazioni, bensì impossibili in sé, hanno raccomandato di usare indulgenza».

Nel settembre  2011, in occasione del viaggio di Benedetto XVI in Germania, la questione è tornata in primo piano. A intervenire fu monsignor Wilhelm Imkamp, consultore della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, che criticò aspramente quei settori della chiesa tedesca che avevano appoggiato la richiesta di riforma avanzata dal presidente tedesco Christian Wulff, il quale nel discorso tenuto a Berlino davanti al Papa, espresse la speranza di un passo avanti della Chiesa: «Milioni di persone che vivono in matrimoni interconfessionali e i milioni di cattolici risposati, ma anche molti altri gruppi aspettano un messaggio di liberazione».
«Se il cristiano cattolico Wulff », replicò Imkamp, «usa il suo incarico politico e le possibilità che questo gli apre per discutere dei suoi problemi personali con e nella chiesa si può parlare senz’altro di un certo sconfinamento». 

Il problema, in ogni caso, c’è ed è molto avvertito, non solo in Germania. Anche perché vescovi e sacerdoti hanno quotidianamenter a che fare con divorziati risposati che frequentano le parrocchie e magari siedono anche nei Consigli pastorali.

Qualche anno fa la rivista cattolica progressista francese Témoignage chrétien spiegò in un’inchiesta che «non solo molti cattolici, ma anche molti vescovi (almeno in privato) dicono di essere a disagio relativamente alla posizione della chiesa cattolica riguardante le coppie di divorziati risposati».
«Non c’è da stupirsi», era la chiosa della rivista. «Anche se soffocate e represse per un certo periodo, le vere questioni tornano a galla».

Una cosa appare ormai certa: il Sinodo convocato per l’ottobre 2014 dovrà dare una risposta precisa e chiarificatrice su questo tema.

Antonio Sanfrancesco

© Famiglia Cristiana, 15 marzo 2014

 

Il Papa: «Separati da accompagnare, e non da condannare»

Nell'omelia della messa celebrata venerdì mattina a Santa Marta Francesco ha invitato a non fare casistica, come i farisei, sulle persone che hanno alle spalle un amore fallito e a non condannarli ma ad accompagnarli "con amore"

Chi ha avuto la terribile esperienza di un amore fallito deve essere accompagnato e non condannato versando sulle loro ferite il balsamo della misericordia. È la riflessione di papa Francesco nell’omelia della messa celebrata venerdì mattina a Santa Marta durante la quale ha criticato il modo con cui nel Vangelo i farisei presentano a Gesù il problema del divorzio. Il loro stile, ha rilevato il Pontefice, è sempre lo stesso: “la casistica”, “E’ lecito questo o no?:
«Sempre il piccolo caso. E questa è la trappola: dietro la casistica, dietro il pensiero casistico, sempre c’è una trappola. Sempre! Contro la gente, contro di noi e contro Dio, sempre! “Ma è lecito fare questo? Ripudiare la propria moglie?”. E Gesù rispose, domandando loro cosa dicesse la legge e spiegando perché Mose ha fatto quella legge così. Ma non si ferma lì: dalla casistica va al centro del problema e qui va proprio ai giorni della Creazione. È tanto bello quel riferimento del Signore: “Dall’inizio della Creazione, Dio li fece maschio e femmina, per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne”».

Il Signore, ha proseguito il Papa, «si riferisce al capolavoro della Creazione» che sono appunto l’uomo e la donna. E Dio, ha detto, «non voleva l’uomo solo, lo voleva con la sua compagna di cammino». È un momento poetico, ha osservato, quando Adamo incontra Eva: «È l’inizio dell’amore: andate insieme come una sola carne. Il Signore, ha quindi ribadito, “sempre prende il pensiero casistico e lo porta all’inizio della rivelazione”. D’altro canto, ha poi spiegato, “questo capolavoro del Signore non è finito lì, nei giorni della Creazione, perché il Signore ha scelto questa icona per spiegare l’amore che Lui ha verso il suo popolo": 
«Il Signore prende questo amore del capolavoro della Creazione per spiegare l’amore che ha con il suo popolo. E un passo in più: quando Paolo ha bisogno di spiegare il mistero di Cristo, lo fa anche in rapporto, in riferimento alla sua Sposa: perché Cristo è sposato, Cristo era sposato, aveva sposato la Chiesa, il suo popolo. Come il Padre aveva sposato il Popolo di Israele, Cristo sposò il suo popolo. Questa è la storia dell’amore, questa è la storia del capolavoro della Creazione! E davanti a questo percorso di amore, a questa icona, la casistica cade e diventa dolore. Ma quando questo lasciare il padre e la madre e unirsi a una donna, farsi una sola carne e andare avanti e questo amore fallisce, perché tante volte fallisce, dobbiamo sentire il dolore del fallimento, accompagnare quelle persone che hanno avuto questo fallimento nel proprio amore. Non condannare! Camminare con loro! E non fare casistica con la loro situazione».

Quando uno pensa a questo, dunque, «vede quanto bello è l’amore, quanto bello è il matrimonio, quanto bella è la famiglia, quanto bello è questo cammino e quanto amore anche noi, quanta vicinanza dobbiamo avere per i fratelli e le sorelle che nella vita hanno avuto la disgrazia di un fallimento nell’amore». Richiamandosi infine a San Paolo, Papa Francesco ha sottolineato la bellezza «dell’amore che Cristo ha per la sua sposa, la Chiesa!»: «Anche qui dobbiamo stare attenti che non fallisca l’amore! Parlare di un Cristo troppo scapolo: Cristo sposò la Chiesa! E non si può capire Cristo senza la Chiesa e non si può capire la Chiesa senza Cristo. Questo è il grande mistero del capolavoro della Creazione. Che il Signore ci dia a tutti i noi la grazia di capirlo e anche la grazia di mai cadere in questi atteggiamenti casistici dei farisei, dei dottori della legge».

Antonio Sanfrancesco

© Famiglia Cristiana, 15 marzo 2014

 

«Più matrimoni invalidi di un tempo»

Separazioni, divorzi, seconde nozze. Sull'Osservatore Romano un intervento di monsignor Gerhard Ludwig Müller, arcivescovo prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Che chiude all'idea di seguire le comunità cristiane ortodosse che ammettono seconde o terze unioni.

Riprende ciò che in proposito di matrimonio dice Gesù nei Vangeli e richiama la riflessione dei Padri della Chiesa e dei Concili, ribadendo dunque l'indissolubilità del matrimonio. Ma osserva anche che oggi  «i matrimoni sono probabilmente più spesso invalidi di quanto non lo fossero in passato» per il progressivo cedimento alla mentalità corrente che caratterizza anche molti cristiani. E  insiste sulla cura pastorale dei divorziati risposati, specificando che essa non deve «ridursi alla questione della recezione dell’Eucaristia», perché «oltre alla Comunione sacramentale ci sono diversi modi di entrare in comunione con Dio: nella fede, nella speranza e nella carità, nel pentimento e nella preghiera. Dio può donare la sua vicinanza e la sua salvezza alle persone attraverso diverse strade, anche se esse si trovano a vivere in situazioni contraddittorie».

Monsignor Gerhard Ludwig Müller, arcivescovo prefetto della  Congregazione per la dottrina della fede, affronta in uno scritto pubblicato dall'Osservatore Romano i temi della famiglia, e più segnatamente dell'accompagnamento pastorale di chi ha vissuto separazioni, divorzi, altre unioni. «Talvolta si sostiene che la Chiesa abbia di fatto tollerato la pratica orientale, ma ciò non corrisponde al vero», sostiene tra l'altro il presule. «I canonisti hanno sempre parlato di una prassi abusiva, e vi sono testimonianze circa alcuni gruppi di cristiani ortodossi che, divenuti cattolici, dovettero firmare una confessione di fede in cui si faceva esplicito riferimento alla impossibilità della celebrazione di seconde o terze nozze».

Tuttavia non deve venir meno l'attenzione: «Come rimarcano costantemente i recenti documenti del Magistero, i pastori e le comunità cristiane sono chiamate ad accogliere con apertura e cordialità le persone che vivono in situazioni irregolari, per essere loro accanto con empatia, con l’aiuto fattivo e per far loro sentire l’amore del Buon Pastore.  Una cura pastorale fondata sulla verità e sull’amore troverà sempre e nuovamente in questo campo le strade da percorrere e le forme più giuste».

Alberto Chiara

© Famiglia Cristiana, 15 marzo 2014

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