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La famiglia di fronte alla crisi

Una ricerca Eurisko per Famiglia Cristiana mostra il vero volto della crisi che morde le famiglie italiane. Che non sono un problema, ma restano la vera risorsa del Paese.

«La famiglia per gli italiani è ancora un punto di riferimento e si colloca al terzo posto dopo la salute e il benessere economico. Molti italiani sono soddisfatti della loro famiglia – ben il 45% degli intervistati – e la considerano al primo posto tra le cose importanti della vita. Ben più della vita professionale, ritenuta essenziale solo dall’11% del campione». Giuseppe Minoia, presidente dell’Eurisko, ha introdotto stamani con questo dato di fatto, straordinario se si pensa alla crisi attuale della famiglia ma comune in ormai tutte le indagini demoscopiche, la ricerca promossa dalla nostra rivista e da Centromarca dal titolo «Le famiglie italiane e la crisi. Valori, consumi e progetti» (e allegata a questo articolo in formato pdf).

La presentazione –  avvenuta in un Auditorium Giacomo Alberione di Milano, presso la sede di Famiglia Cristiana, gremito di gente e “condita” da una tavola rotonda coordinata dalla giornalista di Telenova Adriana Santacroce con importanti imprenditori italiani – ha mostrato i contenuti della ricerca condotta nei mesi scorsi dall’Eurisko e ha fornito dati interessanti su come le famiglie e le aziende reagiscono di fronte alla crisi.

Clicca qui e scarica la presentazione della ricerca Le famiglie italiane e la crisi: valori, consumi, progetti

Una crisi che, scoppiata ufficialmente negli Usa con il fallimento di Lehman Brothers nel 2008, pare in realtà un susseguirsi continuo di crisi, o meglio di “scosse”, che si inseguono senza soluzione di continuità cambiando nei cittadini la stessa percezione di “futuro”, che appare oggi un oggetto misterioso, comunque un tempo senza grandi promesse.
I risultati della ricerca sono stati ampiamente trattati e discussi con vari esperti nel servizio di Famiglia Cristiana n. 41, in uscita questa settimana, dal titolo “Appesi alla crisi”.

Ha introdotto la presentazione della ricerca don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, che ha precisato che «non è solo una crisi economica quella che stiamo affrontando ma anche una crisi di valori: manca nel Paese una vera politica familiare, sempre promessa dalla politica e mai realizzata». «La famiglia», ha precisato il direttore, «è il miglior ammortizzatore sociale e se il Paese tiene, questo è solo grazie alle famiglie che si fanno carico di tanti problemi, fra cui la disoccupazione giovanile, in un Paese dove praticamente un giovane su tre non ha lavoro».

Insomma, «ci stiamo tagliando il ramo su cui siamo seduti: molti paesi dedicano oltre il 2% del Pil alle politiche familiari, l’Italia solo l’1% o poco più». Il riferimento obbligato è al “Fattore famiglia”, un sistema fiscale che tenga conto del carico dei figli e che moduli l’onere fiscale in maniera “family-friendly”, sempre promesso ma diventato ormai solo, soprattutto con l’ultima manovra finanziaria, una chimera.

Giuseppe Minoia ha mostrato come il 55% delle famiglie risultano composte da almeno 3 persone (dato in calo), mentre diminuiscono le coppie con figli grandi e piccoli, così come i giovani ancora in famiglia. Crescono, al contrario, i nuclei con 1-2 persone, le coppie giovani e quelle anziane senza figli.

Dati che parlano da sé dell’inverno demografico che i nostri vescovi da tempo denunciano. «Le coppie con figli piccoli o grandi sono quelle realtà che più si preoccupano del futuro, di una progettualità che ha poi positive ricadute su tutti», ha sottolineato Minoia. «Sono quelle che sfuggono a un individualismo pericoloso: quando abbiamo figli, in altre parole, pensiamo di più al sociale. Quando siamo soli o senza figli tendiamo invece a chiuderci».

Ma «il futuro preoccupa, quasi non esiste, non si osa più prefigurare niente, ci si preoccupa solo dei figli. Oltre la metà del campione è pessimista sul futuro del Paese e ritiene che si stia meglio fuori dall’Italia. L’81% pensa anche che non si stiano mettendo le basi del futuro». Anche le aspettative non sono rosee: «L’aspettativa è che la crisi durerà molto, che ci si dovrà adattare a una situazione precaria per un tempo lungo, forse talmente lungo che coinvolgerà un’intera generazione». Per questo «le famiglie diventano più oculate, adottano la multicanalità, la scelta del supermercato più conveniente su ciascun prodotto: discount e outlet sono ormai la quotidianità per molte famiglie».

Un altro dato interessante è che «la famiglia mette in campo nuovi valori, nuovi orientamenti socio- ed etico- culturali, esperienze che sono volte all’arricchimento personale, al recupero della memoria collettiva e  del passato, al recupero della cultura del territorio, alla sostenibilità etica e ambientale, a una contaminazione espressiva e culturale con persone di altri mondi che vengono a casa nostra, alla ricerca di un rapporto meno concitato - per cui si allungano mediamente i tempi a tavola -, a una sensibilità a buttare via meno roba, a comprare meno e a consumare tutto». La conclusione, in definitiva, è incoraggiante: «La famiglia tiene nonostante tutto».

Tra gli imprenditori intervenuti alla tavola rotonda, il trevigiano Mario Moretti Polegato, presidente della Geox, dopo aver mosso qualche velata critica all’attuale sistema scolastico, ha però incoraggiato i giovani a essere imprenditori di sé stessi, soprattutto in un tempo in cui il “posto garantito” sarà sempre meno… garantito.

«In un tempo dove il rischio è di creare una generazione convinta di non saper fare nulla la creatività è fondamentale così come l’innovazione. Ognuno, anche se dipendente, può innovare il suo lavoro e creare così ricchezza», secondo Moretti Polegato: «Questo è il “plus” italiano». Oltre ad invocare sgravi fiscali per chi assuma giovani, l’imprenditore della calzatura ha esorcizzato il rischio della delocalizzazione, perché «il mercato è mobile ed è giusto che si produca dove costa meno».

Però «la creatività non basta, perché essa deve essere anche protetta dalla falsificazione; e le regole sulla proprietà intellettuale e sui brevetti nel mondo ormai garantiscono, persino in Cina, il pieno sfruttamento della creatività». Insomma, se la globalizzazione si è imposta ovunque, questa non significa solo una (negativa) perdita di posti di lavoro ma anche opportunità (positive) di sviluppo in settori dove la creatività, forza peculiare del genio italiano, è ormai garantita da regole internazionali contro la falsificazione, vero flagello del "Made in Italy".

Francesco Belletti, presidente del Forum delle Famiglie, ha infine invocato un patto, «un’alleanza tra la famiglia generatrice di futuro e chi genera futuro attraverso l’impresa e il lavoro». Questi soggetti –  famiglie, imprese e sindacati – «devono accordarsi tra di loro per “generare ancora futuro” e andare insieme dallo Stato per reclamare politiche di sviluppo». Non come è successo recentemente con Confindustria dove si sono difesi solo gli interessi degli imprenditori: «Se le famiglie devono accettare la responsabilità sociale della famiglia, le imprese accettino la responsabilità sociale delle imprese, a partire dalla conciliazione famiglia-lavoro: le carriere delle madri, troppo spesso, sono pesantemente compromesse da una scelta familiare».

Stefano Stimamiglio

© Famiglia Cristiana, 6 ottobre 2011

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