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La potenza di Dio per l’unità dei battezzati

«Col sacramento del Battesimo, quando secondo l’istituzione del Signore è conferito e ricevuto con la debita disposizione d’animo, l’uomo è veramente incorporato a Cristo crocifisso e glorificato e viene rigenerato per partecipare alla vita Divina, secondo le parole dell’Apostolo: “sepolti insieme con Lui nel battesimo, nel battesimo insieme con Lui siete risorti mediante la fede nella potenza di Dio che lo ha ridestato dalla morte". Il battesimo quindi costituisce il vincolo sacramentale dell’unità che vige tra tutti quelli che per mezzo di esso sono stati generati» (Decreto per l’ecumenismo del Concilio Vaticano II n° 22)

Dalla descrizione della “potenza di Dio,” che ha operato mirabilmente per mezzo dello Spirito Santo il mistero pasquale di Suo Figlio, Gesù Cristo, “crocifisso e glorificato” scaturiscono due ampie mie riflessioni utili per la celebrazione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio 2018).

Il tema della annuale ricorrenza ecumenica è “Potente la tua mano, Signore” (Esodo 15,6).

La prima considerazione riguarda la Potenza di Dio nel compiere una volta per sempre la comunione con Dio e con gli uomini attraverso la Pasqua di Gesù Signore. Il battesimo agli anamnesis, kairòs ed eskaton di Cristo Redentore. Infatti è il Sacramento della rinascita cristiana che fa entrare nella storia della salvezza inaugurata ed attuata da Cristo, rendendo chi lo riceve testimone della “mirabilia Dei” nella storia degli uomini. Lo Spirito Santo, donato dal Risorto (cfr Gv.20,22), è la comunione dei fedeli, reggendo l’economia della salvezza all’interno dei loro cuori nel duplice senso di vita che rinasce dall’alto e di vita che si apre continuamente al futuro della chiamata di Dio. Di qui la conversione di tutti i battezzati: il “dall’alto” e il “dal futuro” scandiranno il ritmo della sequela di Cristo. Il Battesimo per tutti i cristiani è l’inizio di un cammino che porterà all’acquisto della pienezza di comunione con Cristo. Il rimanere nell’amore del Signore (cfr.Gv.14,9) non è tuttavia una relazione privata tra il singolo e il “suo” Signore. Esso è l’atto che immette il credente nella comunità tutta intera dei cristiani e lo apre alla comunione. Tutta qui la Potenza della mano del Signore. Il Battesimo è, appunto, atto ecclesiale nel quale lo Spirito Santo “rigenera” il Cristo nei fedeli, affinché l’ecclesia si inserisca, come assemblea dei salvati nel mondo e per il mondo.

La seconda considerazione relaziona il Sacramento del Battesimo con la vocazione ecumenica propria. Il movimento ecumenico si radica fortemente nel Battesimo e si articola in tutte le sue varie dimensioni come movimento “di popolo” e come corrente di vita spirituale. La comunione ecclesiale e interconfessionale, cioè presente e agente in tutti i cristiani, appartenenti a varie chiese o comunità ecclesiali, si vive un anelito continuo verso il futuro della comunione visibile perfetta delle Chiese. E ciò in tre orientamenti.

Il primo è ordinato alla piena ed integra professione di fede. Il che significa che i battezzati dovranno sempre più acquisire la consapevolezza che il cammino verso la piena riconciliazione dei cristiani non ha mai termine e che la fede che essi vivono non e mai ripetitiva. Il passato delle divisioni li incita ad essere sempre più disponibili al rinnovamento per preparare il futuro che li attende.

Infatti il processo ecumenico è esercizio di fedeltà che ha nel futuro di Dio il principio del suo dinamismo, oltre che del suo discernimento. In questa ottica l’arroccarsi di ogni cristiano e di ogni chiesa in se stessi, diventa un ostacolo all’opera dello Spirito Santo nel processo di approfondimento delle verità di fede e di riformulazione conseguente delle forme concettuali delle verità rivelate.

La confessione di fede, infatti, mentre crede, è consapevole che lo Spirito di Dio ha il compito di “annunciare le molte cose” che Cristo “ha ancora da dire”. Lo Spirito Santo è Colui che” guiderà a tutta la verità e, poiché “dirà tutto quello che ascolta, …… annuncerà le cose future” (Gv.16 12,13).

A questo proposito il Concilio Vaticano II così auspica “Questo Santo Concilio instantemente desidera che le iniziative dei figli della Chiesa Cattolica procedano congiunte con quelle dei fratelli separati, senza che sia posto alcun ostacolo alle vie della Provvidenza e senza che si rechi pregiudizio ai futuri impulsi dello Spirito Santo (Decreto per l’ecumenismo, 24).

Per il Concilio la ritrovata unità di fede nel e dal Battesimo è la dichiarazione della insopportabilità delle divisioni e l’accusa a far cadere il giudizio di non fedeltà sulle formulazioni della fede, anche se non si sa dove essa sia e non si sa come essa si esprime. Il che ribadisce come il discernimento ermeneutico non è opera di scienza, ma di fede.

Il secondo orientamento prende atto che il Battesimo è ordinato all’integrale incorporazione della salvezza. L’incorporazione di cui si parla non va intesa in maniera giuridica, ma nella esperienza della comunione. L’integrale poi fa riferimento alla piena comunione che è l’essenziale della vita vocazionale di tutte le Chiese. Va qui anche ricordato che l’integrale fa riferimento alla fedeltà dello Spirito Santo e va intimamente collegato ai mezzi di grazia voluti da Cristo per la sua Chiesa.

Il terzo e ultimo orientamento richiede che il Battesimo sia ordinato alla piena inserzione nella comunione eucaristica, la quale è il banchetto dell’unità. Cristo, donandosi ai suoi, li riconcilia con il Padre e tra di loro, così che essi, i commensali, stanno nella reciproca carità. L’unità, cioè che già li fa essere fratelli in Cristo e che è loro data con il Battesimo, chiede di divenire un’unità completa e piena attorno alla mensa eucaristica. Qui il Cristo diviene “pane” per la loro vita, celebrando l’intima comunione con loro, affinché anche loro vivendo di questa comunione con Lui, entrino in comunione pure tra di loro. L’eucaristia, diviene così il segno condiviso e la parabola vivente che comunica il Cristo che muore nell’atto di unire e trarre tutti a sé (cfr Gv.12,36).

Si tratta del testamento dell’unità dove la Chiesa, che lo celebra, dichiara da “chi” e di “chi” essa è, mostra di “chi” essa vive e si incammina verso Colui che la chiama dal futuro della pienezza comunionale del Regno dei cieli. Per questo si dice che l’eucaristia fa la Chiesa e la Chiesa fa l’eucaristia. L’una e l’altra sono interscambiabili sul fondamento dell’eucaristia quale momento privilegiato della comunione pasquale sempre in atto nella storia della salvezza.

Sac. Angelo Romita

Direttore Ufficio Diocesano per l’Ecumenismo

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