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La Settimana Santa: venerdì. Sant'Agostino, la croce e la fuga dalla Risurrezione

Venerdì Santo richiama il buio, la sofferenza, la morte. È il giorno dello sguardo fisso sulla croce, da contemplare pensando alla Pasqua. L’insegnamento di sant’Agostino, la pittura di Paolo Uccello

Il Venerdì Santo è il giorno della croce, della passione e morte di Cristo, del suo estremo dono d’amore per la salvezza di ogni uomo. È il giorno del silenzio e della contemplazione, del digiuno e della preghiera. Non si celebra l’Eucaristia ma la Passione del Signore che, di consueto, si articola in tre momenti: Liturgia della Parola, adorazione della Croce, Comunione eucaristica con le ostie consacrate la sera prima durante la Messa in Coena Domini. Contemplando le terribile sofferenze patite da Gesù il cuore si riempie di commozione e gratitudine ma con lo sguardo e il cuore già proiettati sulla Pasqua. La croce infatti ha senso solo perché via alla Risurrezione. «Chi scappa dalla croce, scappa dalla risurrezione» ha sintetizzato mercoledì scorso il Papa.

Una verità da incidere nel cuore

Naturalmente la Passione del Signore ha interpellato santi e mistici di ogni tempo. Uniti, concordi nel ribadire che non esiste fede autentica senza croce. Scrive sant’Agostino: «Come vorrei, o miei fratelli, incidervi nel cuore questa verità! Se volete vivere un cristianesimo autentico, aderite profondamente al Cristo in ciò che egli si è fatto per noi, onde poter giungere a lui in ciò che è e che è sempre stato. È per questo che ci ha raggiunti, per farsi uomo per noi fino alla croce. Si è fatto uomo per noi, per poter così portare i deboli attraverso il mare di questo secolo e farli giungere in patria, dove non ci sarà più bisogno di nave, perché non ci sarà più alcun mare da attraversare. È meglio, quindi, non vedere con la mente ciò che egli è, e restare uniti alla croce di Cristo, piuttosto che vedere la divinità del Verbo e disprezzare la croce di Cristo. Meglio però di ogni cosa è riuscire, se possibile, a vedere dove si deve andare e tenersi stretti a colui che porta chi avanza».

Riccardo Maccioni

© Avvenire, giovedì 29 marzo 2018

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