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Le catacombe, luogo di testimonianza, fede e arte

"Oggi ricordiamo coloro che hanno camminato prima di noi, nella speranza di incontrarci, di arrivare dove c’è l’amore che ci ha creati e ci aspetta: l’amore del Padre". Così il Papa nel tweet del giorno dedicato alla commemorazione dei defunti. Francesco ha scelto di celebrare oggi la Messa in uno dei luoghi più antichi della testimonianza cristiana: le Catacombe di Priscilla. "Una esortazione e insieme una conferma" commenta il direttore della Biblioteca dell'Istituto Patristico Augustinianum

Uno dei più grandi luoghi di sepoltura dei primi cristiani di Roma, la "regina catacumbarum": così era chiamato in tutti i documenti topografici e liturgici antichi, il cimitero dei martiri che sorge sulla Via Salaria, la Catacomba di Santa Priscilla. Qui, oggi pomeriggio alle 16.00, Papa Francesco, come annunciato ieri al termine della recita dell'Angelus, si recherà in macchina per celebrare l'Eucarestia nel giorno che la Chiesa dedica alla commemorazione dei fedeli defunti. 

L'anno scorso il Pontefice trascorse questa giornata al cimitero Laurentino con la toccante sosta davanti alle tombe dei bimbi, quelli scomparsi prematuramente per malattie o incidenti e quelli mai nati, il cosiddetto “Giardino degli angeli”. In precedenza per tre anni consecutivi, nel 2013, 2014 e 2015, aveva celebrato la Messa all’ingresso del cimitero monumentale del Verano. Nel 2016 aveva scelto la celebrazione a Prima Porta, nel 2017 invece si era recato in visita al cimitero americano di Nettuno, dove sono sepolti i soldati statunitensi caduti in Italia durante la seconda guerra mondiale, e poi al Sacrario delle Fosse Ardeatine.

Testimonianza della fede primitiva

Quest'anno lo sguardo e il cuore di Francesco vanno ad uno dei luoghi che racchiudono la testimonianza della fede primitiva, con tutta la sua bellezza di decori e simboli. Scavata nel tufo già tra il secondo e il quinto secolo - su ambienti preesistenti occupati dalle tombe della famiglia degli Acili Glabrioni cui appartiene la nobildonna Priscilla donatrice del terreno -  la catacomba è venuta alla luce nel XVI secolo. Si estende per circa 13 km di gallerie, a vari livelli di profondità di cui il più antico è il primo. In esso troviamo loculi e cubicoli, cioè tombe di famiglie abbienti o di martiri, e gli arcosoli, altro tipo nobile di tomba, spesso decorati con pitture a soggetto religioso. Tante le raffigurazioni di pregio ispirate da storie bibliche dell'Antico e del Nuovo Testamento, che esprimono la fede nella salvezza e nella Resurrezione promessa da Gesù. Sulle lapidi tombali frequenti anche i simboli significativi per i cristiani tra cui, il più noto, è il pesce, che nasconde le cinque parole “Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore” attraverso le iniziali delle cinque lettere greche che compongono la parola “ICTUS”, pesce. Di particolare valore artistico la "Cappella greca" e la Nicchia che contiene la più antica immagine della Vergine Maria col Bambino sulle ginocchia, e accanto un profeta, che nella sinistra tiene un rotolo e con la destra addita una stella, probabilmente raffigurazione della profezia di Balaam: “una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele” (Num. 24,15-17). La presenza del profeta sta a indicare nel Bambino il Messia atteso per secoli.

La Comunione nella Chiesa e la riflessione sulla morte

Con la presenza del Papa oggi in questo luogo sacro in cui storia, fede e testimonianza eroica dei primi cristiani si intrecciano, non solo si "rafforza ancora una volta il legame tra terra e cielo, ma anche tra il martirio e l'esperienza di vita dei primi cristiani e il popolo di Dio di oggi". Così nella nostra intervista padre Kolawole Chabi direttore della Biblioteca dell'Istituto Patristico Augustinianum. Il significato della ricorrenza odierna - spiega - è iscritto nella nostra professione di fede quando si afferma:"Credo nella santa Chiesa cattolica, nella comunione dei Santi", ma è anche nella necessità di dare uno spazio speciale alla riflessione sul valore della morte e della Resurrezione che già nutre quotidianamente la liturgia.  

La speranza cuore della preghiera di oggi

La veste viola della celebrazione odierna racchiude in sè il senso della penitenza e dell'attesa, mentre a nutrire la preghiera specialmente la Colletta, è la speranza, quella stessa che oggi il Papa sottolinea nel suo tweet, che è insieme speranza di "riabbracciare chi ci ha preceduto" e di arrivare dove "c’è l’amore che ci ha creati e ci aspetta: l’amore del Padre".

Quale dunque il valore della ricorrenza odierna e quale il significato della scelta del Papa? Le parole del padre Kolawole Chabi:

Ascolta l'intervista a padre Chabi

R. – Siamo una Chiesa che è comunione e la professione di fede dice “Credo nella comunione dei Santi” e quindi siamo uniti con questi fratelli che ci hanno lasciato,che hanno fatto un percorso, una parte del pellegrinaggio prima di noi e se ne sono andati. Ma è anche molto importante dedicare il tempo per riflettere, appunto, sul senso della vita, della morte e della resurrezione: non per niente siamo cristiani. E quando lo facciamo oggi, in modo particolare, chiediamo l’intercessione di quelli che abbiamo celebrato ieri, tutti i Santi che sono già nella felicità e affidiamo alla misericordia di Dio quelli che oggi ricordiamo, i nostri cari defunti.

Nelle varie celebrazioni di oggi, la preghiera da che cosa è nutrita, da quali parole?

R. – La Chiesa implora Dio: per esempio, la Colletta dell’Eucaristia di oggi dice: “Ascolta, o Dio, la preghiera che la comunità dei credenti innalza a te nella fede del Signore risorto e conferma in noi la beata speranza che insieme ai nostri fratelli defunti risorgeremo in Cristo a vita nuova”. Questa è la preghiera che oggi in tutte le parti del mondo, come Colletta, innalziamo al Signore. Quindi c’è la speranza che ci guida, che siamo salvati nella speranza.

Il colore liturgico di questa commemorazione di oggi è il viola, il colore della penitenza, anche dell’attesa. Questa veste ci dice qualcosa anche del significato della morte, della lettura della morte per i cristiani?

R. – Certo: è la vita che viene trasformata, che non finisce. Il Signore ci introduce nella vita che non finirà più: ci dice: “Sono venuto perché abbiano la vita e perché l’abbiano in abbondanza”, e in questa abbondanza della vita noi non possiamo entrare senza passare per questa via, che è la via della morte.

Il Papa ha scelto come luogo per commemorare i fedeli defunti un luogo che raccoglie la testimonianza, la storia e la fede dei primi cristiani. Qual è secondo lei il valore di questa scelta?

R. – Il Papa riafferma questa nostra comunione, che la Chiesa è comunione. Questi primi cristiani, come dice lei, hanno camminato su questa via prima di noi, però sono sempre uniti a noi: hanno fatto la strada sulla quale anche noi stiamo camminando, e speriamo di congiungerci a loro, alla fine. Quindi il Papa riafferma, in qualche modo, questa comunione e la sua diventa anche una esortazione a prendere sul serio questa nostra unione di fede, di vita al di là della morte e un'esortazione a cercare di camminare sull’esempio dei primi cristiani defunti: è la maniera migliore di onorarli.

Gabriella Ceraso - Città del Vaticano

© www.vaticannews.va, sabato 2 novembre 2019

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