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Luca Mercalli: "Stiamo subendo i primi effetti dei cambiamenti climatici, ma c'è chi ancora li nega"

"Io speravo che una voce così diversa e originale, come quella di Papa Francesco nell'Enciclica Laudato Si', portasse il dibattito sul clima a un gradino superiore, e invece ignoriamo il tema finché non viviamo l'emergenza. Eppure si tratta del mondo che consegneremo ai nostri figli"

Luca Mercalli è uno dei meteorologi più noti, fa del suo meglio per diffondere al grande pubblico informazione scientifica in tema di clima. E in giorni difficili, in cui il Paese soffre per le piogge e per il vento, come anche nei giorni della calura estiva, viene chiamato spesso in causa per spiegare. Anche se preferirebbe che il clima, problema globale e mondiale, non cessasse di fare notizia fino al prossimo nubifragio.

Prof. Mercalli che succede?

"E' il 31 di ottobre è normale che ci sia l'autunno in atto, il problema semmai è che arriva tardivamente. Dobbiamo ricordarci di quello che abbiamo passato a luglio, con un caldo sopra media. Non dimentichiamo che il 24 di ottobre c’erano 30 gradi in Pianura padana: nella terza decade di ottobre non hanno eguali in 250 anni di registrazioni meteorologiche".

Significa qualcosa il fatto che ai 30 gradi del 24 ottobre seguano violenti temporali?

"Non è questo il problema su cui dobbiamo concentrarci. Non ha tanto senso commentare il tema dell’evoluzione climatica globale basandosi su singoli episodi: anche i 30 gradi del 24 ottobre se fossero un fatto isolato non significherebbero molto di per sé, ma dicono invece molto perché sono uniti a molte altre anomalie simili che confermano il trend di aumento della temperatura terrestre. La cosa che conta davvero, di cui dobbiamo preoccuparci, al di là della nostra percezione, è questa: i dati ci dicono che la terra è più calda di un grado rispetto a cento anni fa e che lo diventerà ancora di più in relazione alle attività dell'uomo. Tanto più bruceremo combustibili fossili tanto più la temperatura aumenterà. Se saremo molto bravi a curare questo malanno potremo contenere l'aumento e si arriverà a +2° a fine secolo come dice l’accordo di Parigi; se non saremo bravi arriveremo a +5°, e al momento non siamo bravi, dato che nessuno si sta seriamente occupando di questo problema che poi è il tema dell'Enciclica Laudato si' del 2015".

Al di là della percezione empirica quali sono i segnali di cui ci si deve preccopare?

"Abbiamo già un pezzo di danno fatto: i fenomeni meteorologici che vediamo ora sono una spia di questo danno, sono influenzati dal cambiamento climatico, anche se è difficile dire nel caso del vento dei giorni scorsi quanto dipenda dal comportamento umano e quanto da fenomeni naturali, per questo dico che non dobbiamo focalizzarci sul singolo episodi, ma sulla sostanza: i dati sul lungo termine e su tutto il pianeta ci parlano di una terra che sta seguendo le previsioni che sono già di 100 anni fa: si stanno tutte verificando e se non corriamo ai ripari consegneremo ai nostri figlio un mondo più complicato in cui vivere".

Quali sono i segni del cambiamento in atto?

"I segni sono prima di tutto nei dati forniti dagli strumenti scientifici, più affidabili delle nostre sensazioni. Poi ci sono anche delle cose che cominciamo tutti noi a percepire: in Italia mai negli ultimi anni si erano raggiunte temperature estive superiori ai 40 gradi in Pianura padana e cominciamo a soffrire, perché vent’anni fa le condizioni erano diverse. L’estate del 2017 ha segnato a Forlì un valore mai visto in Pianura padana: 43 gradi, sono valori da India. La risposta è prontamente arrivata con gli insetti: la zanzara tigre per esempio. Con la conseguenza di malattie tropicali e parassiti che danneggiano l’agricoltura. I ghiacciai che fondono innalzano il livello dei mari, sta aumentando di tre millimetri all’anno: chi pensa a Venezia? Di questo passo andrà sott’acqua il Bangladesh e saranno milioni di profughi con migrazioni epocali, atolli corallini sono già in sommersione adesso".

Per questo ha scritto per Electa, Uffa che caldo!, un libro che spiega i problemi del clima ai bambini?

"I bambini saranno il bersaglio dei cambiamenti climatici dei prossimi decenni, vedranno un crescendo, ma informare è necessario: se non capisci non puoi agire. Il nostro obiettivo è trasferire ai bambini, con parole semplici e disegni, concetti complessi. Ma la vera scommessa è che si verifichi nelle famiglie la scena dell'ultima pagina, in cui bambini e genitori insieme a tavola, cercano di capire che cosa succede e correre ai ripari. Dobbiamo raggiungere i genitori perché non possiamo delegare alle nuove generazioni: sarà troppo tardi". 

Stiamo vivendo tempi bui: c’è grande diffidenza nei confronti di tutte le competenze, l’avverte anche nel suo campo?

"Molto, c’è ancora gente che dice che non è vero che ci sono cambiamenti climatici in corso. Lo dice persino il presidente degli Stati Uniti"

Come si contrasta questo diffidenza?

"Facendo il possibile per raggiungere le persone, dalla divulgazione televisiva ai libri per bambini, ma quando vedo che un documento fondamentale come l’Enciclica Laudato si' di papa Francesco è uscita dai radar dell’informazione in pochi giorni non posso essere ottimista. Io speravo che una voce così diversa e originale, che poteva rinforzare il punto di vista degli scienziati, portasse il dibattito a un gradino superiore e invece è stata presto ignorata. Io lavoro per la Tv italiana e per la Tv svizzera. Sulla Tv italiana si parla di questi temi complessi per un minuto a mezzanotte, sulla Tv svizzera per un’ora e mezza alle 20.30. Bisogna avere il coraggio di cercare audience facendo cultura".

In compenso il clima va in prima pagina quando ci si trova ad affrontare l’emergenza…

"È così, quando arriva l’alluvione o l’acqua alta a Venezia si aprono i Tg, ma l’emergenza è il momento delle emozioni, del capro espiatorio. In una giornata ho fatto dieci interventi sul clima per dire le stesse cose che dico ogni volta che c’è un nubifragio, un temporale. Però poi manca l’approfondimento. Oggi è la giornata dei bilanci, dei morti, delle emozioni, il prossimo mese dovrebbe essere il tempo dell’approfondimento, ma verosimilmente non se ne parlerà più fino alla prossima emergenza".

Che cosa si dovrebbe, invece, fare nel prossimo mese?

"Quello che dico nel libro: spendere tempo per capire e poi agire assumendo comportamenti virtuosi: isolamento termico, pannelli solari, alimentazione a basso consumo di carne, usare mezzi pubblici". 

Vede attorno un po’ di presa di coscienza, qualcosa migliora nella consapevolezza o è del tutto pessimista?

"Vedo contraddizioni: c'è una nicchia di persone che cresce, si impegna, migliora sempre di più. Purtroppo mancano le moltitudini, e quello porta al pessimismo. Questi problemi non possono essere risolti o migliorati se si muove solo una minoranza, dovrebbero essere una priorità globale, mondiale, e invece vedo pochi che vogliono impegnarsi sempre di più e una gran parte di popolazione distratta, che non guarda la Tv, che non legge i giornali. Su Internet c’è tutto e il contrario di tutto e il rischio è di prendere per buona l’informazione che semplifica, quella che vogliamo sentire. Ma così non ci si salva".

Elisa Chiari

© www.famigliacristiana.it, martedì 30 ottobre 2018

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