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L'udienza. Il Papa: dire «no» all’eugenetica che sopprime gli imperfetti

Il monito di Francesco all’udienza del Convegno “Catechesi e persone con disabilità”. «Una visione narcisistica e utilitaristica considera marginali le persone con disabilità e li ritiene infelici»

È «ancora troppo forte nella mentalità comune un atteggiamento di rifiuto» della disabilità come se questa condizione «impedisse di essere felici e di realizzare se stessi». Papa Francesco sceglie l’udienza ai partecipanti al Convegno “Catechesi e persone con disabilità: un’attenzione necessaria nella vita quotidiana della Chiesa” per denunciare una «falsa concezione della vita»: è quella che esclude i deboli e i fragili e che purtroppo domina «a livello culturale» traducendoci in «espressioni che ledono la dignità di queste persone». E afferma con forza: «Lo prova la tendenza eugenetica a sopprimere i nascituri che presentano qualche forma di imperfezione». Invece, aggiunge il Pontefice, «tutti conosciamo tante persone che, con le loro fragilità, anche gravi, hanno trovato, pur con fatica, la strada di una vita buona e ricca di significato. Come d’altra parte conosciamo persone apparentemente perfette e disperate». E chiarisce: «È un pericoloso inganno pensare di essere invulnerabili. Come diceva una ragazza che ho incontrato nel mio recente viaggio in Colombia, la vulnerabilità appartiene all’essenza dell’umano».

Il testo del discorso del Papa

Questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, Francesco ha di fronte a sé chi segue le tre giornate di lavoro dell’iniziativa promosso dal Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, in occasione del 25° anniversario di promulgazione del Catechismo della Chiesa cattolica. Con loro l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio. «Conosciamo il grande sviluppo che nel corso degli ultimi decenni si è avuto nei confronti della disabilità – afferma Francesco –. La crescita nella consapevolezza della dignità di ogni persona, soprattutto di quelle più deboli, ha portato ad assumere posizioni coraggiose per l’inclusione di quanti vivono con diverse forme di handicap, perché nessuno si senta straniero in casa propria». Eppure, prosegue, «una visione spesso narcisistica e utilitaristica porta, purtroppo, non pochi a considerare come marginali le persone con disabilità, senza cogliere in esse la multiforme ricchezza umana e spirituale».

 

Dinanzi a certe tendenze che alimentano la cultura dello scarto, il Papa propone come «risposta» l’«amore». «Non quello falso, sdolcinato e pietistico, ma quello vero, concreto e rispettoso», precisa Bergoglio. «Nella misura in cui si è accolti e amati, inclusi nella comunità e accompagnati a guardare al futuro con fiducia, si sviluppa il vero percorso della vita e si fa esperienza della felicità duratura», sottolinea Francesco. E ricorda che «la fede è una grande compagna di vita quando ci consente di toccare con mano la presenza di un Padre che non lascia mai sole le sue creature, in nessuna condizione della loro vita». Poi il richiamo. «La Chiesa non può essere “afona” o “stonata” nella difesa e promozione delle persone con disabilità. La sua vicinanza alle famiglie le aiuta a superare la solitudine in cui spesso rischiano di chiudersi per mancanza di attenzione e di sostegno». Quindi l’invito alle comunità affinché non manchino «le parole e soprattutto i gesti per incontrare e accogliere le persone con disabilità». E specialmente la liturgia domenicale «dovrà saperle includere, perché l'incontro con il Signore Risorto e con la stessa comunità possa essere sorgente di speranza e di coraggio nel cammino non facile della vita».

 

L’ultima parte della riflessione di Francesco è dedicata alla catechesi che «è chiamata a scoprire e sperimentare forme coerenti perché ogni persona, con i suoi doni, i suoi limiti e le sue disabilità, anche gravi, possa incontrare nel suo cammino Gesù». Secondo Bergoglio, «nessun limite fisico e psichico potrà mai essere un impedimento a questo incontro». Ai sacerdoti il Papa chiede di «non cadere nell’errore neo-pelagiano di non riconoscere l’esigenza della forza della grazia che viene dai Sacramenti dell'iniziazione cristiana». E a tutta la comunità suggerisce di «superare il disagio e la paura che a volte si possono provare nei confronti delle persone con disabilità». Da qui l’esortazione a «inventare con intelligenza strumenti adeguati perché a nessuno manchi il sostegno della grazia» e a formare «catechisti sempre più capaci di accompagnare queste persone». Non solo. Francesco sollecita anche che «sempre più nella comunità le persone con disabilità possano essere loro stesse catechisti, anche con la loro testimonianza, per trasmettere la fede in modo più efficace».

Giacomo Gambassi

© Avvenire, sabato 21 ottobre 2017

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