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Messa Natale. Francesco: Gesù cambia il mondo, vincere l'indifferenza

Nel mondo attuale, “c'è bisogno di coltivare un forte senso della giustizia”: questo l’invito di Papa Francesco nella Notte di Natale.

Durante la Messa presieduta ieri sera nella Basilica Vaticana, il Pontefice ha esortato i fedeli a vivere in sobrietà, come Gesù, e a vincere la “cultura dell’indifferenza” con la pietà cristiana. Preceduta dall’antico canto della Kalenda, che annuncia il Natale, la celebrazione ha visto la preghiera dei fedeli anche in arabo e cinese, lingua in cui si è pregato per “i poveri e gli ultimi della terra”.

La nascita di Dio cambia il mondo. Non c’è posto per dubbi e indifferenza
“Oggi il Figlio di Dio è nato: tutto cambia…Non siamo più soli e abbandonati”.

È vero: Dio nasce e cambia il mondo. Inizia da qui l’omelia di Papa Francesco, da quel cambiamento portato da Dio nel mondo attraverso suo Figlio. Una nascita che porta “gioia e letizia” nei cuori degli uomini perché “la promessa si è compiuta”, scacciando incertezze e timori:

“Non c’è posto per il dubbio; lasciamolo agli scettici che per interrogare solo la ragione non trovano mai la verità. Non c’è spazio per l’indifferenza, che domina nel cuore di chi non riesce a voler bene, perché ha paura di perdere qualcosa. Viene scacciata ogni tristezza, perché il bambino Gesù è il vero consolatore del cuore”.

Non restare inerti, ma annunciare la gioia del Vangelo
Gesù Bambino è “principio di vita nuova”, “luce vera” che rischiara l’esistenza umana “rinchiusa nell’ombra del peccato”– sottolinea il Pontefice – e ci fa “scoprire nuovamente chi siamo!”, spingendoci alla gioia dell’evangelizzazione:

“Non possiamo rimanere inerti. Non ci è lecito restare fermi. Dobbiamo andare a vedere il nostro Salvatore deposto in una mangiatoia. Ecco il motivo della gioia e della letizia: questo Bambino è nato per noi, è dato a noi”.

Vivere con sobrietà, giustizia e pietà cristiana
Restiamo in silenzio e lasciamo parlare Gesù, dice allora il Papa, anzi: prendiamoLo in braccio e lasciamoci abbracciare da Lui, così “ci porterà la pace del cuore che non avrà mai fine”, insegnandoci le cose essenziali della vita:

“In una società spesso ebbra di consumo e di piacere, di abbondanza e lusso, di apparenza e narcisismo, Lui ci chiama a un comportamento sobrio, cioè semplice, equilibrato, lineare, capace di cogliere e vivere l’essenziale. In un mondo che troppe volte è duro con il peccatore e molle con il peccato, c’è bisogno di coltivare un forte senso della giustizia, del ricercare e mettere in pratica la volontà di Dio. Dentro una cultura dell’indifferenza, che finisce non di rado per essere spietata, il nostro stile di vita sia invece colmo di pietà, di empatia, di compassione, di misericordia, attinte ogni giorno dal pozzo della preghiera”.

Da Gesù inizia il riscatto perenne per gli uomini dal cuore semplice
Di qui, l’invito finale di Papa Francesco a vivere “lo stupore e la meraviglia” del Natale guardando a Gesù Bambino, sul cui volto sono impressi “i tratti della bontà, della misericordia e dell’amore di Dio Padre” e dal quale derivano “la vera liberazione ed il riscatto perenne” per “gli uomini dal cuore semplice”.

Ed è stata con infinita tenerezza, quindi, che al termine della Messa, il Pontefice ha preso tra le braccia la statua del Bambinello posta davanti all’Altare della Confessione e, in processione, l’ha portata fino al Presepe allestito in Basilica, nella Cappella della Presentazione. Qui si è fermato in preghiera silenziosa. Attorno a lui, quindici bambini provenienti da diverse nazioni, tra cui Kenya, Centrafrica, Filippine, Sri Lanka e Stati Uniti, tutti Paesi visitati dal Papa durante quest’anno.

Isabella Piro

© www.news.va, 25 dicembre 2015

 

Il testo dell'omelia

 

A partire dalla nascita di Gesù, per gli uomini dal cuore semplice inizia la via della vera liberazione e del riscatto perenne: così il Papa nella Messa della Notte di Natale presieduta nella Basilica Vaticana. Di seguito pubblichiamo il testo dell'omelia:

In questa notte risplende una «grande luce» (Is 9,1); su tutti noi rifulge la luce della nascita di Gesù. Quanto sono vere e attuali le parole del profeta Isaia che abbiamo ascoltato: «Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia» (9,2)! Il nostro cuore era già colmo di gioia per l’attesa di questo momento; ora, però, quel sentimento viene moltiplicato e sovrabbonda, perché la promessa si è compiuta, finalmente si è realizzata. Gioia e letizia ci assicurano che il messaggio contenuto nel mistero di questa notte viene veramente da Dio. Non c’è posto per il dubbio; lasciamolo agli scettici che per interrogare solo la ragione non trovano mai la verità. Non c’è spazio per l’indifferenza, che domina nel cuore di chi non riesce a voler bene, perché ha paura di perdere qualcosa. Viene scacciata ogni tristezza, perché il bambino Gesù è il vero consolatore del cuore.

Oggi il Figlio di Dio è nato: tutto cambia. Il Salvatore del mondo viene a farsi partecipe della nostra natura umana, non siamo più soli e abbandonati. La Vergine ci offre il suo Figlio come principio di vita nuova. La luce vera viene a rischiarare la nostra esistenza, spesso rinchiusa nell’ombra del peccato. Oggi scopriamo nuovamente chi siamo! In questa notte ci viene reso manifesto il cammino da percorrere per raggiungere la meta. Ora, deve cessare ogni paura e spavento, perché la luce ci indica la strada verso Betlemme. Non possiamo rimanere inerti. Non ci è lecito restare fermi. Dobbiamo andare a vedere il nostro Salvatore deposto in una mangiatoia. Ecco il motivo della gioia e della letizia: questo Bambino è «nato per noi», è «dato a noi», come annuncia Isaia (cfr 9,5). A un popolo che da duemila anni percorre tutte le strade del mondo per rendere partecipe ogni uomo di questa gioia, viene affidata la missione di far conoscere il “Principe della pace” e diventare suo efficace strumento in mezzo alle nazioni.

Quando, dunque, sentiamo parlare della nascita di Cristo, restiamo in silenzio e lasciamo che sia quel Bambino a parlare; imprimiamo nel nostro cuore le sue parole senza distogliere lo sguardo dal suo volto. Se lo prendiamo tra le nostre braccia e ci lasciamo abbracciare da Lui, ci porterà la pace del cuore che non avrà mai fine. Questo Bambino ci insegna che cosa è veramente essenziale nella nostra vita. Nasce nella povertà del mondo, perché per Lui e la sua famiglia non c’è posto in albergo. Trova riparo e sostegno in una stalla ed è deposto in una mangiatoia per animali. Eppure, da questo nulla, emerge la luce della gloria di Dio. A partire da qui, per gli uomini dal cuore semplice inizia la via della vera liberazione e del riscatto perenne. Da questo Bambino, che porta impressi nel suo volto i tratti della bontà, della misericordia e dell’amore di Dio Padre, scaturisce per tutti noi suoi discepoli, come insegna l’apostolo Paolo, l’impegno a «rinnegare l’empietà» e la ricchezza del mondo, per vivere «con sobrietà, con giustizia e con pietà» (Tt 2,12).

In una società spesso ebbra di consumo e di piacere, di abbondanza e lusso, di apparenza e narcisismo, Lui ci chiama a un comportamento sobrio, cioè semplice, equilibrato, lineare, capace di cogliere e vivere l’essenziale. In un mondo che troppe volte è duro con il peccatore e molle con il peccato, c’è bisogno di coltivare un forte senso della giustizia, del ricercare e mettere in pratica la volontà di Dio. Dentro una cultura dell’indifferenza, che finisce non di rado per essere spietata, il nostro stile di vita sia invece colmo di pietà, di empatia, di compassione, di misericordia, attinte ogni giorno dal pozzo della preghiera.

Come per i pastori di Betlemme, possano anche i nostri occhi riempirsi di stupore e meraviglia, contemplando nel Bambino Gesù il Figlio di Dio. E, davanti a Lui, sgorghi dai nostri cuori l’invocazione: «Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza» (Sal 85,8).

© www.news.va, 25 dicembre 2015

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