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Non zucche, ma teste e cuori

Lettere al Direttore: «Caro direttore,da circa una settimana i quaderni delle mie due figlie più grandi, che frequentano le scuole elementari, paiono avere un solo tema: Halloween. Sembra, nel guardare i loro compiti di questi giorni, e a dire il vero anche nel guardare le vetrine dei negozi, che ci si stia preparando con un conto alla rovescia alla "grande festa" della notte del 31 ottobre (credo sia quella la notte)».

«Vien da dire: è uno scherzetto? Qualcuno potrebbe ricordare forse alle maestre che la giornata di festa, nel nostro Paese, è ancora formalmente intitolata al ricordo di Tutti i Santi? Detto questo, mi permetta due osservazioni. Non voglio entrare nel merito di logiche commerciali: so bene che si vendono meglio vestiti da strega piuttosto che santini. Non vorrei nemmeno invocare quella che pare esser al giorno d’oggi l’unica coppia di santi venerabili: il laicismo e la libertà di far quel che si vuole, tutto quel che si vuole. Una libertà che rigetta ogni richiesta di valore assoluto, anche se buono, anche se naturale, e che così facendo finisce per imporsi essa stessa, paradossalmente, come imperativo assoluto. E allora, parlando di libertà, mi chiedo se sia libertà per tutti. Mi chiedo, e le chiedo: se non si fa il Presepe in tante scuole per non offendere chi non crede, perché nessuno si pone il dubbio se sia il caso o meno di urtare la sensibilità di un cristiano imponendogli una festa come quella di Halloween? Le rispondo io: offendere i cristiani, oggi, par esser lo sport di moda. E non mi dica che così facendo non si impone nulla a nessuno, perché le risponderei allora che nemmeno facendo un Presepe si impone nulla a nessuno. Ma non solo: mi chiedo soprattutto quale messaggio si passa ai giovani, ai bambini, con quella che ormai è l’assodata sostituzione della festa di importazione americana a quella dei Santi. Non è forse meglio dire ai bambini chiaramente che si sta a casa da scuola il primo di novembre per onorare persone che, si creda o meno, si sia cristiani o meno, vanno ricordate per aver speso la loro vita all’insegna dell’Amore, del dono di se stessi verso il prossimo? Non sarebbe un bell’insegnamento? Questi sono i santi, questo è l’esempio che sostituiamo con zucche e fantasmi. E ai bambini, così facendo, togliamo cuori pieni e lasciamo zucche vuote».

Federico Vincenzi, Brescia


Ha fatto le domande e ha dato le risposte, gentile avvocato. E infatti la sua è un’efficace arringa difensiva che si fa positiva proposta. Che altro posso argomentare? Con una battuta potrei solo dirle di stare attento, caro amico, a non essere incriminato in questi tempi di magra, «per attentato al Pil» (Halloween a questo serve, a far girare – anzi, buttare – un altro po’ di soldi...). Ma preferisco essere serio. Come serio è Pier Giorgio Liverani che, qui sotto, rifà un po’ di storia di Halloween e la condisce di considerazioni appropriate e complementari alle sue. Insomma, lei ha ragione. Noi abbiamo ragione. E siccome non basta sperare che altri recuperino la propria, diamoci da fare per far prevalere teste e cuori sulle zucche.

Marco Tarquinio

® Avvenire, 1 novembre 2010

Per polemica o politeismo (e basterebbe l’amore)

controstampa di Pier Giorgio Liverani

I
l Corriere della sera denuncia (mercoledì 27) «l’offensiva cattolica anti Halloween».

Alla maniera 'laica', la situazione è rovesciata. Avrebbe dovuto dire «difensiva». Non sono le celebrazioni di tutti i Santi e dei defunti che minacciano Halloween, ma è questo rito pagano che riduce gli uni e gli altri a notturni spiriti erranti senza alcun significato se non quello di alimentare il business dei consumi e dei costumi. Nei secoli precristiani la festa (in irlandese antico samain da sam e fuin, fine dell’estate) era celebrata in Europa dalle popolazioni celtiche (specialmente in Irlanda).

«Le forze del male – lo ricorda anche il Corriere – si liberavano insieme con gli spiriti dei morti, accendendo fuochi e offrendo sacrifici».

Dall’Europa settentrionale passò a Stati Uniti e Canada, prendendo il nome di All Hallow’s Eve, vigilia di tutti i santi, da cui Halloween, e recuperò il suo antico contenuto pagano. In sostanza non è altro che un’alternativa areligiosa alle celebrazioni di tutti i Santi e dei defunti. Il suo recente rientro in Europa è un’ulteriore iniezione di consumismo estranea alle tradizioni cristiane. Se il carnevale è una specie di contestazione della Quaresima, Halloween è la stessa cosa rispetto all’Avvento che si avvicina. Perciò, le comunità cristiane cercano di correre ai ripari con la fantasia della fede: qualcuno ha inventato Holyween (la notte dei Santi) che prevede chiese aperte anche di notte, l’esposizione alle finestre delle immagini di Padre Pio, Madre Teresa e dei Santi; le maratone benefiche e altro. Tutte semplici forme di difesa delle tradizioni cristiane dalla sempre crescente riduzione dei valori a dolcetti e scherzetti.

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