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Nuovi studi sulla datazione della crocifissione nell'anno 34 e della nascita di Gesù il 25 dicembre dell’1 A.C.

La determinazione delle coordinate temporali – data di nascita, di crocifissione, ecc. – delle vicende storiche riguardanti Gesù di Nazaret riveste una particolare importanza nella storia del Cristianesimo

In particolare, la determinazione della data di morte di Gesù, avvenuta di venerdì secondo la narrazione dei quattro vangeli canonici, un 14 di Nisan del calendario luni-solare ebraico poco prima dell’inizio della pasqua secondo la cronologia giovannea, un 15 di Nisan secondo i sinottici, ha visto da sempre l’attenzione di molti studi1.

A riguardo, all’inizio del XVIII secolo, si è avuta una svolta con l’introduzione dell’approccio moderno di datazione, basato sull’utilizzo dell’Astronomia. L’origine del nuovo metodo di datazione può farsi risalire al lavoro di Isaac Newton, pubblicato postumo, dopo la morte del fisico inglese, nel 1733, dal titolo Of the Times of the Birth and Passion of Christ2.

La necessità di ricorrere all’astronomia deriva dal fatto che il calendario ebraico è luni-solare. L’inizio dei mesi lunari della versione moderna di tale calendario, che astronomicamente hanno una durata di circa 29,5 giorni, è oggi predeterminato secondo delle regole ben definite. Duemila anni fa, invece, essi iniziavano dopo l’osservazione diretta della prima luna crescente al tramonto del sole, dopo l’effettiva congiunzione. Mediante l’osservazione ad occhio nudo del cielo non sempre era possibile verificare che si fosse nella fase di luna crescente già nel primo giorno dopo la congiunzione con il sole (luna nuova) e alcuni mesi erano di 29 giorni, altri di 30. Dal punto di vista pratico l’esperienza mostra che in un’osservazione ad occhio nudo del cielo, quando la frazione del disco lunare illuminata dal sole, visto dalla Terra, è inferiore al 2%…, diventa molto di†fficile vedere la luna nel crepuscolo del tramonto, causando spesso un conseguente slittamento di un giorno dell’inizio del mese lunare3. Condizioni atmosferiche sfavorevoli, inoltre, potevano facilmente far slittare l’inizio dei mesi lunari di un ulteriore giorno, visto che la sottile “virgola” di luna crescente era visibile nel cielo solo per circa un’ora dopo il tramonto del sole.

Con adeguato so‡ftware di calcolo astronomico è oggi possibile determinare con su†fficiente accuratezza l’ora del sorgere e tramontare della luna, la percentuale del suo disco illuminato dal sole, così come era visibile da Gerusalemme duemila anni fa. Utilizzando, quindi, un ben definito criterio di visibilità è possibile avanzare delle ipotesi attendibili su quando i mesi lunari, verosimilmente, abbiano avuto inizio rispetto al calendario giuliano. Di conseguenza l’utilizzo di tale software diventa fondamentale per determinare correttamente le date delle principali feste di pellegrinaggio ebraiche, come la Pasqua e i Tabernacoli, rispetto al calendario giuliano in uso nel I secolo d.C. in gran parte dell’Impero Romano, poiché l’inizio di tali festività cadeva al tramonto del sole del 14, quando iniziava il giorno 15 del mese lunare, entro un giorno circa dall’effettivo plenilunio.

Dodici mesi lunari durano meno di un anno solare rendendo la data della Pasqua ebraica mobile se rapportata al calendario giuliano. Essa, inoltre, doveva cadere dopo l’equinozio di primavera che all’inizio dell’era cristiana ricorreva astronomicamente intorno al 23 marzo del calendario giuliano. Poiché dodici mesi lunari durano 354 giorni, circa 11 giorni in meno rispetto all’anno solare, gli anni del calendario luni-solare ebraico sono costituiti o da dodici o da tredici mesi lunari (embolismici). Infatti, all’incirca ogni tre anni è necessario aggiungere un mese lunare per riallineare il calendario con le stagioni. Il calendario ebraico moderno ha già prefissato gli anni costituiti da 13 mesi. Nel I secolo, invece, non era così, e gli anni con tredici mesi erano ufficialmente proclamati dal Sinedrio quando necessario. L’equinozio di primavera, che segna astronomicamente la fine dell’inverno, di solito era una condizione su†fficiente per garantire una crescita sufficiente degli agnelli da immolare per la Pasqua e la presenza delle prime spighe di grano mature da offrire durante la liturgia del 16‰ di nisan. Quando ciò non succedeva, a causa di un inverno troppo rigido, anche se era già passata la data dell’equinozio di primavera, era inserito un tredicesimo mese nell’anno che terminava, per far slittare di circa trenta giorni l’inizio di quello nuovo4. Non sappiamo quali siano stati gli anni embolismali del I secolo poiché non ci sono pervenuti documenti storici in tal senso, ma l’Astronomia permette di determinare quali possano essere stati gli anni di quel periodo storico caratterizzati da una maggiore probabilità di essere stati di 13 mesi.

Date tutte le precedenti premesse risulta evidente come l’approccio moderno introdotto da Newton per la datazione della crocifissione sia poi diventato quello definitivo. L’astronomia, però, può essere utilizzata non solo per la datazione della crocifissione, alla quale dedicheremo un paragrafo per riassumere i risultati già ottenuti dagli studi precedenti e per discutere di una nuova possibilità che emerge proprio dalla Œ flessibilità con cui i Giudei di duemila anni fa proclamavano l’inizio del mese e gli anni embolismici. Verificheremo, infatti, in questo studio come l’approccio astronomico possa fornire utili informazioni anche per la determinazione dell’inizio della vita pubblica di Gesù di Nazaret e del suo precursore, Giovanni Battista. La datazione che si ottiene, attraverso i riferimenti cronologici alle diverse feste ebraiche presenti nel vangelo giovanneo, può essere posta in relazione anche a quella della crocifissione. Attraverso altri riferimenti che troviamo negli Atti degli Apostoli (cfr. At ‰6-8Š) e nei vangeli canonici (cfr. Gv 2,20; Lc 1,8Š) essa può essere posta in riferimento sia alla vicende storiche della prima comunità giudeo-cristiana, in particolare al martirio di Stefano e alla conversione di Paolo, sia alla ristrutturazione del santuario del tempio voluta da Erode il Grande, citata da Giuseppe Flavio in Antichità Giudaiche, e ai turni delle classe sacerdotali, ipotizzando che essi siano iniziati proprio in occasione della inaugurazione cultuale del nuovo santuario permettendo, in ultima analisi, di formulare delle ipotesi su quali possano essere stati gli anni in cui sarebbe nato e morto Gesù di Nazaret ottenendo, come vedremo, importanti correlazioni con la tradizione cristiana.

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1 Per una dettagliata ricostruzione storica degli studi sulla datazione della crocifissione prima dell’approccio moderno: C.P.E. Nothaf, Dating the Passion: The Life of Jesus and the Emergence of Scientific Chronology (200-1600), Brill, Leiden-Boston 2012, 1-319.

2 Cfr. I. Newton, Of the Times of the Birth and Passion of Christ, «Observations upon the prophecies of Daniel and the Apocalypse of St. John», Londra 1733; J.P. Pratt, Newton’s Date for the Crucifixion, «Quarterly Journal of the Royal Astronomical Society» 32 (1991) 301-304.

3 Un altro criterio di visibilità ad occhio nudo utilizzato per definire l’inizio dei mesi lunari è, ad esempio, che l’età della luna, dopo la congiunzione astronomica con il sole (luna nuova), deve aver superato le 24 ore. Di solito, dopo 18Š ore dalla luna nuova la frazione illuminata è all’incirca dell’1%…; dopo 24 ore diventa del 2%…, anche se non esiste una relazione univoca di proporzionalità fra le due quantità poiché la frazione illuminata dipende non soltanto dall’età della luna ma anche dalla differenza in azimut tra luna e sole e dalla sua altezza sull’orizzonte, cioè dalla differenza di orario di tramonto dei due astri. Per una rassegna dei più importanti criteri di visibilità storicamente utilizzati per definire l’inizio dei mesi lunari, per i metodi empirici moderni e per i modelli teorici: L.E. Doggett, B.E. Schaefer, Lunar crescent visibility, «Icarus» 107 (1994) 399.

4 Cfr. G. Ricciotti, Vita di Gesù Cristo, Arnoldo Mondadori, Milano 1974, 179.

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Fernando La Greca - Liberato De Caro

© www.annalestheologici.it, 31 2017 pp. 11-52

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