Amm. Apostolico

S.E. Francesco

Cacucci

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Papa a Genova. «Lavoro per tutti, non reddito per tutti. Il lavoro è dignità»

Il primo appuntamento è allo stabilimento dell'Ilva. Rispondendo a 4 domande, il Papa traccia il ritratto del buon imprenditore e dice no alle aperture domenicali. Le parole al clero in cattedrale

Al clero: «No al prete statico, chiuso alle sorprese di Dio»

L'incontro in cattedrale, con i vescovi della Liguria, clero, seminaristi e religiosi e rappresentanti di altre religioni, si apre con un momento di silenzio e preghiera. «Vi invito a pregare insieme per i nostri fratelli copti egiziani, che sono stati uccisi perché non volevano rinnegare la fede» ha esordito il Papa ricordando il massacro di ieri in Egitto e invitando tutti presenti a recitare un'Ave Maria.

Lo stile del prete? Quello di Gesù, fra la gente

Anche qui il dialogo di Francesco con i presenti avviene con 4 domande e 4 risposte. Alla domanda di un viceparroco, il Papa risponde: «Più imitiamo lo stile di Gesù, più faremo bene il nostro lavoro». Ma qual era lo stile di Gesù? «Sempre in cammino, in mezzo alla folla». «La maggior parte del tempo la passava sulla strada». «Poi la sera si nascondeva per pregare, per essere col Padre». «Gesù era esposto alla dispersione, come tutti quelli che camminano. Non dobbiamo avere paura del movimento e della dispersione del nostro tempo. La paura più grande che dobbiamo immaginare è quella di una vita statica, quella del prete che ha tutto ben risolto, in ordine, strutturato: gli orari, aperture e chiusure, prego da tale ora a tale ora». «Al prete statico chiederò: ma non ti viene voglia di passare con Signore un po' più tempo? Quel parroco è un buon imprenditore, ma vive da cristiano? O è un credente, buon uomo, ma con uno stile da imprenditore?». «Gesù sempre è stato un uomo aperto alle sorprese di Dio». «L'incontro col Padre è l'incontro con le persone». «Tutto si deve vivere in questa chiave dell'incontro, non c'è un muro che impedisca, non c'è una formalità troppo rigida che impedisca l'incontro. Nella preghiera tu puoi stare un'ora davanti al tabernacolo ma pregando senza incontrare il Signore, come un pappagallo. Così perdi il tuo tempo. Con la gente è lo stesso». «Noi preti sappiamo quanto soffre la gente quando viene a chiedere qualcosa e diciamo "sì, sì ma non ho tempo"». Talvolta la gente è «stufante», ma il prete deve «lasciarsi stancare dalla gente, non difendere troppo la propria tranquillità». «Incontrare la gente è una croce? Quanti drammi devi vedere, e questo stanca l'anima». Una delle cose che non piacciono al Papa è «quando il sacerdote parla troppo di se stesso: non è un uomo dell'incontro, al massimo dello specchio, ha bisogno di riempire il vuoto del cuore parlando di sé». «Il prete che ha una vita di incontro col Signore e con la gente, finendo la giornata strappato, san Luigi Orione diceva "come uno straccio", sa ascoltare, è uomo di orecchio, si lascia stancare dalla gente, è come Gesù». Una cosa che non aiuta è la «debolezza nella diocesanità». «Nella sua vita Gesù mai si è legato alle strutture, sempre si legava ai rapporti. Se un sacerdote vede che la sua vita è troppo legata alle strutture, non va bene questo». «Ho sentito un uomo di Dio che diceva: nella Chiesa si deve vivere quel tetto minimo di strutture per il massimo di vita e mai il contrario. Senza rapporti con Dio e con il prossimo, niente ha senso nella vita di un prete. Farai carriera, ma il cuore rimarrà vuoto». «Questi criteri sono antichi? Così è la vita. Sono i vecchi criteri della Chiesa che sono moderni, ultramoderni».

La fraternità è il contrario dell'autosufficienza

Alla domanda sulla fraternità sacerdotale, il Papa risponde con un'altra domanda: «Quanti anni ha Lei? Ottantuno? Gliene avrei dati 20 di meno». «Fraternità è una bella parola, ma non si quota in Borsa. È tanto difficile la fraternità, è un lavoro di tutti i giorni». «Ascoltarsi, pregare insieme, un buon pranzo e fare festa insieme. I preti giovani, una partita di calcio insieme. Questo fa bene. Fratelli». «Dobbiamo recuperare il senso della fraternità. È una parola che non è entrata profondamente nel cuore dei presbiteri ancora». «Dobbiamo aiutarci l'uno l'altro. Anche litigare, come litigavano i discepoli quando si domandavano chi fosse il più grande di loro. È bello sentire discussioni nelle riunioni sacerdotali perché se c'è discussione c'è libertà, amore, fiducia, fratellanza». «Vi dirò una cosa: sapete che per fare le nomine di vescovi si chiedono informazioni. Alcune volte si trovano vere calunnie o opinioni che svalutano la persona del prete. E si capisce che dietro c'è gelosia, invidia. C'è tradimento, si spella il fratello».

Ore 9.30 l'attesa in cattedrale

Nella Cattedrale di San Lorenzo i canti e la recita del rosario scandiscono il tempo dell’attesa: oltre 1600 sono i religiosi e le religiose, i sacerdoti e i vescovi che aspettano l’arrivo di papa Francesco. Dalle prime ore del mattino in file ordinate trepidanti e ansiosi sacerdoti ma anche suore e consacrati convergevano verso una piazza San Lorenzo transennata e controllata dalle forze dell'ordine e dal servizio di volontari predisposto dalla Chiesa di Genova. Fuori dalla Cattedrale un maxi schermo permette di seguire la celebrazione di papa Francesco anche a chi non ha trovato posto nella Cattedrale stracolma: a quello che doveva essere l'appuntamento con la comunità religiosa genovese si è unito però anche un gran numero di fedeli che si sono disposti appena fuori dalle transenne per salutare l’arrivo nel centro cittadino di papa Francesco. (dall'inviata Ilaria Solaini)

All'Ilva: «Il lavoro è una priorità umana. E del Papa»

«È la prima volta che vengo a Genova, qui vicino al porto da dove è partito il mio papà. E questo mi fa una grande emozione». Così ha esordito papa Francesco. Si è poi svolto il dialogo, in 4 domande e 4 risposte, con esponenti del mondo del lavoro. Un imprenditore, una lavoratrice interinale, un sindacalista, un disoccupato.

Il buon imprenditore e lo speculatore

Accolto dagli applausi, il Papa scandisce: «Il lavoro è una priorità umana, e quindi della Chiesa e del Papa». «Non c'è buona economia senza buon imprenditore» afferma. «Il lavoro va fatto bene». E pensare che il lavoratore lavori bene solo perché è pagato è una grande disistima nei suoi confronti. Bisogna lavorare bene per rispetto della propria dignità, e della dignità del lavoro. «Il vero imprenditore conosce i suoi lavoratori, ne condivide le fatiche e le gioie. Se non ha l'esperienza della dignità del lavoro non sarà un buon imprenditore. Quando deve licenziare qualcuno è sempre una scelta dolorosa. Nessun buon imprenditore ama licenziare la sua gente. Chi pensa di rivolvere il problema della sua impresa licenziando gente è un commerciante. Oggi vende la sua gente, domani venderà la dignità propria». E ricorda l'episodio, già citato in altre occasioni, di un imprenditore che lo ha avvicinato piangendo, dopo la Messa in Casa Santa Marta, perché costretto a dichiarare fallimento facendo perdere il lavoro a 60 persone. «Pregava e piangeva». L'imprenditore «non è uno speculatore, che usa e strumentalizza persone per fare profitto». Lo speculatore licenzia, sposta l'azienda, senza problemi. «Con lo speculatore l'economia perde volto e volti. Dietro le decisioni dello speculatore non ci sono persone. Bisogna temere gli speculatori, non gli imprenditori». «Paradossalmente, qualche volta il sistema politico sembra incoraggiare chi specula sul lavoro e non chi crede nel lavoro. Perché crea burocrazia e controlli, così chi non è speculatore rimane svantaggiato e chi lo è riesce a trovare i mezzi per eludere i controlli». il Papa cita l'economista Luigi Einaudi: «Milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge, non soltanto la sete di guadagno».

Il ricatto sociale e la dignità. «Lavoro per tutti, non reddito garantito»

Francesco prende poi spunto dalle parole di una lavoratrice interinale: «Tu hai finito con la parola "riscatto sociale". A me viene in mente "ricatto sociale". Quello che dico adesso è accaduto in Italia un anno fa. C'era povera gente disoccupata. La ragazza che me lo ha raccontato era colta, parlava alcune lingue. Le hanno detto: saranno 10-11 ore al giorno, lei ha detto "Sì, sì". Le hanno detto: si comincia con 800 euro al mese. Lei: "800 soltanto, 11 ore?". L'impiegato dello speculatore le ha detto: signorina, guardi indietro la coda, se non le piace se ne vada. Questo è ricatto». «Un'altra persona mi ha raccontato che ha lavoro, ma da settembre a giugno. Viene licenziato a giugno e ripreso a settembre. E così si gioca, nel lavoro in nero». Dopo queste aggiunte a braccio, Francesco prende in mano il testo scritto: «I luoghi della Chiesa sono i luoghi della vita, dunque anche le piazze e le fabbriche. Molti degli incontri tra Dio e gli uomini sono avvenuti mentre le persone lavoravano: Mosè pascolava il gregge, i primi discepoli erano pescatori. La mancanza di lavoro è molto più del venire meno di una sorgente di reddito per poter vivere. Lavorando noi diventiamo "più" persone, la nostra umanità fiorisce. I giovani diventano adulti solo lavorando». «Il lavoro è amico dell'uomo e l'uomo è amico del lavoro. Gli uomini e le donne si nutrono con il lavoro, con il lavoro sono unti di dignità». Per questo «attorno al lavoro si unisce l'intero patto sociale». Quando non si lavora «la democrazia entra in crisi». E cita l'articolo 1 della Costituzione italiana: «L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro». «Togliere il lavoro, sfruttare la gente è anticostituzionale». «L'obiettivo vero da raggiungere non è il reddito per tutti, ma il lavoro per tutti. Perché senza lavoro per tutti non ci sarà dignità per tutti». «Il lavoro di oggi e di domani sarà diverso, forse molto diverso da quello di ieri. Ma dovrà essere lavoro, non pensione. Si va in pensione all'età giusta, è un atto di giustizia. Ma è contro la dignità delle persone mandarle in pensione a 40 anni, dare loro un assegno dello Stato e dire "Arrangiati"». «La scelta è fra il sopravvivere e il vivere».

La meritocrazia è un'ingiustizia

La competitività non è buona impresa, perché mina «quel tessuto di fiducia che è l'anima di ogni organizzazione». «Bisogna dire con forza che questa cultura competitiva tra i lavoratori dentro l'impresa è un errore e quindi va cambiata se vogliamo il bene dell'impresa, dei lavoratori e dell'economia». Un altro errore: la meritocrazia. «Usa una parola bella, il merito, ma sta diventando una legittimazione etica della diseguaglianza perché interpreta i talenti delle persone non come un dono ma come un merito, determinando un sistema di vantaggi e svantaggi cumulativi». In questa cultura, «il povero è considerato un demeritevole e quindi un colpevole». È la vecchia logica degli amici di Giobbe, che volevano convincerlo di essere colpevole della propria sventura. È la logica del fratello maggiore nella parabola del Figliol Prodigo.

No al lavoro domenicale

Una disoccupata. Ci sono quelli che vorrebbero lavorare ma non riescono e quelli che sono «Senza il tempo della festa, il lavoro è schiavismo. Nelle famiglie dei disoccupati non è mai domenica. Per celebrare la festa dobbiamo celebrare il lavoro». Il lavoro è fatica, ma «una società edonista che vuole solo il consumo non capisce il valore del lavoro». «Tutte le idolatrie sono esperienze di puro consumo». «Senza ritrovare una cultura che stima la fatica e il sudore - sottolinea il Papa - continueremo a sognare il consumo di puro piacere». «Il lavoro è il centro di ogni patto sociale».

E papa Francesco chiude con l'invocazione allo Spirito Santo: «Vieni Santo Spirito... nella fatica riposo, nella calura riparo, nel pianto conforto. Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna. Amen».

Ore 8.30

Comincia il viaggio apostolico a Genova di papa Francesco con la prima tappa allo stabilimento Ilva di Cornigliano, dove il Papa risponde a 4 domande di un imprenditore, una lavoratrice interinale, un sindacalista e un lavoratore. Partecipano all'incontro 3.500 persone.

Ore 8.20

Papa Francesco atterra all'aeroporto Cristoforo Colombo di Genova. Il Pontefice è arrivato nello scalo genovese a bordo di un Falcon dell'aeronautica militare, partito dall'aeroporto di Ciampino. Ad attenderlo c'erano le massime autorità genovesi civili ed ecclesiastiche.

Anna Maria Brogi e l'inviata Ilaria Solaini

© Avvenire, sabato 27 maggio 2017