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Papa all’udienza: Chiesa senza frontiere che solleva chi soffre e non condanna

Papa Francesco, nella prima udienza generale dopo la pausa di luglio, ha ripreso la serie di catechesi sugli Atti degli apostoli, commentando il miracolo di Pietro della guarigione di uno storpio, nel nome di Cristo. La nostra mano che aiuta gli altri ad alzarsi “è la mano di Gesù”

In Pietro che prende per mano il paralitico, lo solleva e così lo guarisce, “appare il volto di una Chiesa senza frontiere che si sente madre di tutti, che sa prendere per mano e accompagnare per sollevare, non per condannare”. La nostra mano che aiuta gli altri ad alzarsi “è la mano di Gesù”. Papa Francesco riprende così, commentando il miracolo di Pietro compiuto nel nome di Gesù, la serie di catechesi sugli Atti degli apostoli, dopo la pausa di luglio.

I miracoli degli apostoli manifestano la divinità di Gesù

Nell'udienza generale numero 280 del suo pontificato, in aula Paolo VI, presenti 6 mila fedeli, tra i quali un gruppo di bambini profughi ospiti della cooperativa Auxilium, Francesco ricorda che “tanti miracoli che hanno fatto gli apostoli erano proprio una manifestazione della divinità di Gesù”. Sottolinea che il mendicante, paralitico fin dalla nascita, che gli apostoli incontrano alla porta del Tempio, stava lì perché la legge mosaica “impediva di offrire sacrifici a chi avesse menomazioni fisiche, ritenute conseguenza di qualche colpa”. E il Papa rammenta che anche per il cieco alla nascita il popolo domanda a Gesù se “è cieco per i suoi peccati o per i peccati dei suoi genitori?”. “Sempre – commenta - c’è una colpa, dietro a una malformazione, in quella mentalità”.

Con lo sguardo, Pietro e Giovanni creano una relazione 

Poi, prosegue il Pontefice, “si innesca un gioco di sguardi. Lo storpio guarda i due per chiedere l’elemosina, gli apostoli invece lo fissano, invitandolo a guardare verso di loro in un modo diverso, per ricevere un altro dono”. E Pietro compie il miracolo della guarigione, nel nome di Gesù Cristo.

Gli apostoli hanno stabilito una relazione, perché questo è il modo in cui Dio ama manifestarsi, nella relazione, sempre nel dialogo, sempre nelle apparizioni, sempre con l’ispirazione del cuore: sono relazioni di Dio con noi; attraverso un incontro reale tra le persone che può accadere solo nell’amore.

No a parrocchie che pensano ai soldi prima che ai sacramenti

Papa Francesco ricorda poi che il Tempio era anche “un luogo di scambi economici e finanziari” e che contro questo utilizzo si erano scagliati sia Gesù che i profeti:

Ma quante volte io penso a questo, quando vedo qualche parrocchia che si pensa che sono più importanti i soldi che i sacramenti! Per favore! Chiesa povera: chiediamo al Signore quello.

Volto di Chiesa che crea ponti di amicizia al posto di barriere

Il mendicante, spiega ancora il Papa, incontrando gli apostoli, “non trova denaro ma trova il Nome che salva l’uomo: Gesù Cristo il Nazareno. Pietro invoca il nome di Gesù, ordina al paralitico di mettersi in piedi”, lo prende per mano e lo solleva. In questo gesto, ricorda Francesco “san Giovanni Crisostomo vede ‘un’immagine della risurrezione’”. “Qui  - prosegue il Pontefice - appare il ritratto della Chiesa, che vede chi è in difficoltà, non chiude gli occhi, sa guardare l’umanità in faccia per creare relazioni significative, ponti di amicizia e di solidarietà al posto di barriere

Appare il volto di “una Chiesa senza frontiere che si sente madre di tutti”, che sa prendere per mano e accompagnare per sollevare – non per condannare. Gesù sempre – sempre! – tende la mano, sempre cerca di sollevare, di fare che la gente guarisca, che sia felice, che incontri Dio.

Accompagnamento è accostarsi all'altro, con compassione

Si tratta, chiarisce ancora Papa Francesco “dell’’arte dell’accompagnamento’ che si caratterizza per la delicatezza con cui ci si accosta all’altro, nella prossimità, “con uno sguardo rispettoso e pieno di compassione ma che nel medesimo tempo sani, liberi e incoraggi a maturare nella vita cristiana”.

E questo fanno questi due apostoli con lo storpio: lo guardano, dicono “guardaci”, tende la mano, lo fa alzare e lo guarisce. Così fa Gesù con tutti noi. Pensiamo questo quando siamo in momenti brutti, in momenti di peccato, in momenti di tristezza. C’è Gesù che ci dice: “Guardami: io sono qui!”. Prendiamo la mano di Gesù e lasciamoci alzare.

La nostra ricchezza è il Vangelo: così possiamo arricchire gli altri

Pietro e Giovanni, conclude il Papa “ci insegnano a non confidare nei mezzi, che pure sono utili, ma nella vera ricchezza che è la relazione con il Risorto”. Siamo poveri, ma abbiano una grande ricchezza: “Il nostro tutto è il Vangelo, che manifesta la potenza del nome di Gesù che compie prodigi”. La domanda finale che Francesco rivolge a tutti è: “Qual è la nostra ricchezza, qual è il nostro tesoro? Con che cosa possiamo rendere ricchi gli altri?”.  

Non dimentichiamo: la mano tesa sempre per aiutare l’altro ad alzarsi; è la mano di Gesù che tramite la nostra mano aiuta gli altri ad alzarsi.

Ricordo di santa Edith Stein, una vita contro l’intolleranza

Nel salutare i pellegrini di lingua italiana, il Pontefice ricorda poi che il 9 agosto la Chiesa celebra “la festa di Santa Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein, vergine e martire, compatrona d’Europa”. Riferendosi alla monaca, filosofa e mistica tedesca dell'Ordine delle Carmelitane Scalze, di origine ebraica, che venne trucidata nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, il 9 agosto 1942, Papa Francesco invita tutti “a guardare alle sue scelte coraggiose, espresse in un’autentica conversione a Cristo, come pure nel dono della sua vita contro ogni forma di intolleranza e di perversione ideologica”.

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

© www.vaticannews.va, mercoledì 7 agosto 2019

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