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Papa Francesco: «Che gioia Madre Teresa di Calcutta santa»

Domenica 4 settembre la piccola suora dei poveri, premio Nobel per la Pace nel 1979, viene proclamata santa da Papa Francesco. È il momento culminante del Giubileo della Misericordia

(Ansaweb)

Madre Teresa di Calcutta, la «santa dei poveri», premio Nobel per la Pace nel 1979, viene proclamata santa da Papa Francesco. Quello di domenica 4 settembre è il momento culminante del Giubileo della Misericordia. A Roma decine di migliaia di pellegrini da tutto il mondo.

 

Madre Teresa di Calcutta è Santa.

Il Papa: «Ha amato tutti»

 

Madre Teresa, la “santa dei bassifondi di Calcutta”, è Santa per tutta la Chiesa cattolica. Papa Francesco ne ha presieduto il rito di canonizzazione in una gremitissima Piazza San Pietro, davanti a decine di migliaia di persone, arrivate da tutto il mondo. «Imitare la sua rivoluzione della tenerezza. Testimone di carità e attenzione ai poveri».

Madre Teresa, la “santa dei bassifondi di Calcutta”, è Santa per tutta la Chiesa cattolica. Papa Francesco ne ha presieduto il rito di canonizzazione in una gremitissima Piazza San Pietro, davanti a circa 120 mila persone, arrivate da tutto il mondo, soprattutto dall’Albania, terra madre della giovane Agnes, e dall’India, terra di vita e sepoltura, 19 anni fa, di Santa Madre Teresa. Con Francesco hanno concelebrato 70 cardinali, 400 vescovi e oltre 1700 sacerdoti. Tantissimi anche i volontari, che oggi concludono il Giubileo a loro dedicato.
"Beatam Teresiam de Calcutta Sanctam esse decernimus et definimus ac Sanctorum Catalogo adscribimus...".
Grande l'applauso quando Papa Francesco proclama Santa una "generosa dispensatrice della misericordia divina”: è questo che è stata Teresa di Calcutta, colei che da Madre dei poveri, non ha mai mancato di rendersi disponibile a tutti “attraverso l’accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata”. Francesco proclama Santa colei che ha donato la sua vita a tutti quegli ultimi che nel nostro mondo sono sempre di più: “Si è impegnata in difesa della vita proclamando incessantemente che 'chi non è ancora nato è il più debole, il più piccolo, il più misero'. Si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato; ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini - dinanzi ai crimini! - della povertà creata da loro stessi. La misericordia è stata per lei il 'sale' che dava sapore a ogni sua opera, e la “luce” che rischiarava le tenebre di quanti non avevano più neppure lacrime per piangere, per piangere la loro povertà e sofferenza”.
La missione di Madre Teresa ha attraversato le periferie delle città e quelle esistenziali, e oggi – dice Francesco – continua ad essere “testimonianza eloquente della vicinanza di Dio ai più poveri tra i poveri”: “Oggi consegno questa emblematica figura di donna e di consacrata a tutto il mondo del volontariato: lei sia il vostro modello di santità! Penso che, forse, avremo un po’ di difficoltà nel chiamarla Santa Teresa: la sua santità è tanto vicina a noi, tanto tenera e feconda che spontaneamente continueremo a dirle: “Madre Teresa”… Questa instancabile operatrice di misericordia ci aiuti a capire sempre più che l’unico nostro criterio di azione è l’amore gratuito, libero da ogni ideologia e da ogni vincolo e riversato verso tutti senza distinzione di lingua, cultura, razza o religione”.
Il Papa cita la santa, quando diceva: «Forse non parlo la loro lingua, ma posso sorridere», per poi chiedere che si porti “nel cuore il suo sorriso” per donarlo a coloro che incontriamo durante la nostra vita, “specialmente a quanti soffrono”. Perché è così che “apriremo orizzonti di gioia e di “speranza a tanta umanità sfiduciata e bisognosa di comprensione e di tenerezza”.
L’appello di Francesco ai fedeli, nella giornata dedicata alla santa della misericordia, è di “tradurre in concreto ciò che invochiamo nella preghiera e professiamo nella fede”. "Non esiste alternativa alla carità", dice, “quanti si pongono al servizio dei fratelli, benché non lo sappiano, sono coloro che amano Dio”: “La vita cristiana, tuttavia, non è un semplice aiuto che viene fornito nel momento del bisogno. Se fosse così sarebbe certo un bel sentimento di umana solidarietà che suscita un beneficio immediato, ma sarebbe sterile perché senza radici. L’impegno che il Signore chiede, al contrario, è quello di una vocazione alla carità con la quale ogni discepolo di Cristo mette al suo servizio la propria vita, per crescere ogni giorno nell’amore”.
Il compito degli uomini è di “percepire la chiamata di Dio e poi accogliere la sua volontà”. Ma, per accoglierla senza esitazione occorre chiedersi quale sia la volontà di Dio nelle nostre vite e capire cosa piace a Lui: “A Dio è gradita ogni opera di misericordia, perché nel fratello che aiutiamo riconosciamo il volto di Dio che nessuno può vedere (cfr Gv 1,18). E ogni volta che ci chiniamo sulle necessità dei fratelli, noi abbiamo dato da mangiare e da bere a Gesù; abbiamo vestito, sostenuto, e visitato il Figlio di Dio (cfr Mt 25,40). Insomma, abbiamo toccato la Carne di Cristo”.
Francesco si rivolge al mondo del volontariato presente in massa in Piazza San Pietro per il loro Giubileo e a questa folla, “che rende visibile” l’amore di Dio “per ogni persona”, ripete le parole dell’apostolo Paolo: «La tua carità è stata per me motivo di grande gioia e consolazione, poiché il cuore dei credenti è stato confortato per opera tua»: "Quanti cuori i volontari confortano! Quante mani sostengono; quante lacrime asciugano; quanto amore è riversato nel servizio nascosto, umile e disinteressato! Questo lodevole servizio dà voce alla fede - dà voce alla fede! - ed esprime la misericordia del Padre che si fa vicino a quanti sono nel bisogno".
Chi serve gli ultimi e i bisognosi per amore di Gesù non si aspetta né ringraziamenti né gratifiche, ma vi rinuncia perché ha “scoperto il vero amore”: "Come il Signore mi è venuto incontro e si è chinato su di me nel momento del bisogno, così anch’io vado incontro a Lui e mi chino su quanti hanno perso la fede o vivono come se Dio non esistesse, sui giovani senza valori e ideali, sulle famiglie in crisi, sugli ammalati e i carcerati, sui profughi e immigrati, sui deboli e indifesi nel corpo e nello spirito, sui minori abbandonati a sé stessi, così come sugli anziani lasciati soli”.
Dovunque ci sia una mano tesa che chiede aiuto per rimettersi in piedi – è la richiesta di Francesco – lì deve esserci la nostra presenza e la presenza della Chiesa che sostiene e dona speranza, facendolo "con la viva memoria della mano tesa del Signore su di me quando ero a terra.

© Avvenire, 5 settembre 2016

 

Francesco invita 1500 poveri a pranzo con la pizza

 

Nel giorno della canonizzazione di madre Teresa un'iniziativa speciale è stata dedicata ai più poveri e bisognosi, invitati oltre che alla cerimonia di canonizzazione a un pranzo in Vaticano a base di autentica pizza napoletana, direttamente da Papa Francesco.

L'invito del Pontefice è arrivato a 1500 poveri, provenienti in gran parte dai dormitori delle case delle suore di madre Teresa in Italia, per tramite dell'Elemosiniere pontificio, mons. Konrad Krajewski, che dopo averli accompagnati sul sagrato da dove hanno assistito alla messa da postazioni di prima fila nel reparto San Pietro, ha svolto gli "onori di casa" nell'atrio dell'aula Paolo VI, dove è stato offerto il pranzo d'eccezione, oltre 3mila pizze cucinate con forni mobili da 20 pizzaioli campani.

E non è mancata, a chiusura del menu, come dolce, anche
la tipica sfogliatella napoletana. Gli invitati speciali sono partiti la notte scorsa a bordo di pullman messi a disposizione per l'occasione, dalle città di Milano, Bologna, Firenze, Napoli e dalla stessa Roma.

Si tratta di indigenti, senzatetto ma anche donne rimaste senza lavoro ospitati e assistiti nei centri gestiti dalle suore della Congregazione fondata da Madre Teresa in India e oggi attiva in 139 Paesi del mondo. Giuseppina, 53 anni, di Napoli, ci tiene a far sentire la sua voce prima di entrare, pass al collo, dall'ingresso dell'ex Sant'Uffizio, dove le guardie svizzere lasciano passare solo gli ospiti del pranzo.

"Ho conosciuto Madre Teresa più di venti anni fa all'aeroporto di Bucarest - racconta -. Era una vera santa. Mi consegnò una medaglietta della Madonna raccomandandomi di pregarla e diede la benedizione a mia figlia. Quella medaglietta ha fatto moltissimi miracoli. L'abbiamo pregata anche per una ragazza che così si è svegliata dal coma".

© Avvenire, 5 settembre 2016

 

Madre Teresa: un cammino di santità per immagini

 

“Sono albanese di sangue, indiana di cittadinanza. Per quel che attiene alla mia fede, sono una suora cattolica. Secondo la mia vocazione, appartengo al mondo. Ma per quanto riguarda il mio cuore, appartengo interamente al Cuore di Gesù”. Madre Teresa è l’esempio perfetto di una fede operosa e di un amore a Cristo che si riversa sul mondo.
Sul sito della Santa Sede è possibile leggere la sua intera biografia, mentre qui abbiamo selezionato alcune foto dall'archivio di Avvenire che raccontano il cammino di santità della suora nata a Skopje, nell'attuale Macedonia, da una famiglia di origine albanese.

India 1969. Madre Teresa visita i malati a Calcutta in uno dei ricoveri da lei creato.

19 ottobre 1973. A Milano Madre Teresa partecipa alla prima grande Veglia missionaria italiana, organizzata dal direttore del Centro missionario del Pime, padre Giacomo Girardi, con un grande corteo per le vie della città dal Castello Sforzesco a piazza Duomo.

12 maggio 1979. A Milano Madre Teresa durante la manifestazione del Movimento per la vita al Castello Sforzesco nel primo anniversario della legge 194/1978.

10 dicembre 1979. Cerimonia di consegna del Premio Nobel per la pace a Oslo.

10 dicembre 1981. Il Rettore Giuseppe Lazzati conferisce la prima laurea honoris causa in Medicina e Chirurgia a Madre Teresa di Calcutta, nell'auditorium della Facoltà di Medicina del Policlinico Gemelli.

10 agosto 1982. A Beirut, in Libano, Madre Teresa salva dai bombardamenti un gruppo di bambini di un orfanotrofio. Disabili e malati, i piccoli erano stati abbandonati dal personale in fuga.

Febbraio 1986. Madre Teresa assieme a Giovanni Paolo II in viaggio apostolico a Calcutta, in India.

19 ottobre 2003. In piazza San Pietro la cerimonia di beatificazione di Madre Teresa, raffigurata sull'arazzo esposto sul colonnato del Bernini.

5 settembre 2007. Suore missionarie della Carità riunite per il 10 anniversario della morte di Madre Teresa.

© Avvenire, 3 settembre 2016

 

Santa Teresa, la forza esemplare

 

Madre Teresa di Calcutta a Milano nel 1973 (Fotogramma)

"C’è un solo Dio, ed è Dio per tutti. Per questo è importante che ognuno appaia uguale dinanzi a Lui. Ho sempre detto – ha scritto Madre Teresa – che dobbiamo aiutare un indù a diventare un indù migliore, un musulmano a diventare un musulmano migliore e un cattolico a diventare un cattolico migliore. Crediamo che il nostro lavoro debba essere d’esempio alla gente". Con questa esemplarità di vita cristiana Madre Teresa di Calcutta è oggi elevata al culto della Chiesa universale. Con lei oggi si sbriciolano i muri, ogni sorta di muri.

Non ha forse aperto lei le porte in ogni parte del mondo? Non è stata coraggiosa strumento di incontro e di pace? Ha parlato da pari a capi di Stato e dirigenti di organismi internazionali. Ha spazzato via da sé le distinzioni di fedi, di razza, di origine, di cultura, di lingua o di stato sociale.

Perché Madre Teresa è, ed è sempre stata, una donna universale, secondo quell’apertura propria e universalistica del Vangelo. È ed è sempre stata the mother, la madre. Come la Chiesa. Anzi, come la natura della stessa Chiesa che non brilla di luce propria, ma della luce riflessa di Cristo. Ed è solo Cristo che in lei traspariva, e che non solo a parole lei ha servito e amato nel prossimo, e soprattutto nelle piaghe dei poveri, dai quali lo ha ricevuto.

Così ha reso testimonianza fino alla fine di una Chiesa che se vuole essere fedele al suo Fondatore deve servire tutti, tenere accesa la fiamma e la tensione della fraternità universale e deve continuare a ripetere con la testimonianza della vita e delle opere, senza stancarsi, a tempo opportuno e importuno, le parole di Cristo: "Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso".

Madre Teresa ha rovesciato la tradizionale asimmetria delle pratiche di assistenzialismo, spesso condotte dall’alto al basso. Sul modello evangelico diede esempio di relazione reciproca tra chi dona e chi riceve nella comprensione e nel rispetto, attraverso la condivisione di stili e condizioni di vita. Per lei "essere rifiutati è la peggiore malattia che un essere umano possa provare".

Particolare attenzione ha perciò dedicato all’isolamento sociale. Per questo le sue iniziative sono sempre state inclusive, anche in relazione alle diversità di cultura, lingua e religione. Sulla sua semplice tomba bianca a Calcutta, meta di pellegrinaggi di credenti di ogni fede, è stato inciso un verso del Vangelo di Giovanni. Un verso che nient’altro dice se non tutta la sua vita e la testimonianza rivoluzionaria della misericordia che siamo oggi e sempre chiamati a vivere: "Amatevi gli uni gli altri come Io ho amato voi". Questa Chiesa Madre Teresa, con fortezza e semplicità, ha incarnato.

E per questo il suo esempio è attuale e sempre lo sarà. Qui è la radice della sua santità, una "santità che non è un lusso ma una necessità", secondo la descrizione del Concilio e di Tommaso d’Aquino, il quale insegna che ciò che conta è l’unione con Dio, realizzata dalla grazia, e l’adesione alla legge di Cristo, che è la legge suprema della carità. Questa è la strada più autentica e più umana, anche la più realista.

L’esempio di vita di Madre Teresa, quale "testimone privilegiata di carità e di generosa attenzione ai poveri e agli ultimi", contribuisca a portare sempre più Cristo "al centro della vita" e a vivere generosamente il suo Vangelo "nel continuo esercizio delle opere di misericordia per essere costruttori di un futuro migliore", ha scritto papa Francesco alla vigilia della canonizzazione.

E ha pregato affinché i suoi devoti, "imitandone l’ardore apostolico", possano attuare "quella rivoluzione della tenerezza iniziata da Gesù Cristo con il suo amore di predilezione ai piccoli". Se lo spirito di amore disinteressato e di accoglienza incarnato da Madre Teresa è parte essenziale dell’identità cristiana e un’applicazione concreta delle opere di misericordia indicate da Gesù nel Vangelo si è chiamati così a essere strumenti di pace, di dialogo e di amicizia, si è invitati a essere a nostra volta segni di semplicità, nel quotidiano dono di sé, sull’esempio di Cristo. Non ci sarà altro modo di combattere il male che tesse la sua tela nel nostro mondo.

E se Madre Teresa incarna "il cammino della misericordia che va dal cuore alle mani", di una Chiesa capace di uscire verso gli altri, in maniera non autoreferenziale, che si manifesta nella fedeltà, nella tenerezza, perché non aggiungere santa Teresa di Calcutta accanto ai nomi di altre donne – Teresa d’Avila, Caterina da Siena, Teresa di Lisieux e Ildegarda di Bingen – proclamate dottori della Chiesa?

Stefania Falasca

© Avvenire, 4 settembre 2016

 

Ciprian e quell'incontro che gli salvò la vita

 

L’Istituto Serafico di Assisi visto dall’alto

«Un giorno, all’improvviso, Madre Teresa di Calcutta varca la soglia dell’orfanotrofio che sembrava aver inghiottito Ciprian per sempre. Si avvicina a Ciprian, lo prende in braccio e lo porta via da lì».

È il passaggio cruciale dell’esistenza di Ciprian, oggi un giovane di 35 anni, che in quell’istituto in Romania ci si trovava dopo essere stato abbandonato alla nascita dalla madre. Il motivo? Le ossa del suo cranio non si saldano e allora è destinato a una esistenza piena di problemi gravissimi, persino una diagnosi infausta sulla possibilità di continuarla quella vita così sfortunata.

Ciprian
è nato a Tirgoviste, vicino a Bucarest. Al potere vi è ancora il dittatore Nicolae Ceausescu. Constatate le gravi condizioni di salute viene abbandonato in un orfanotrofio in condizioni precarie. La struttura non è in grado di prendersi cura di lui, soprattutto di potergli fornire quelle cure che in qualche modo potrebbero rendere meno amara la sua crescita. Non si tratta di arrivare alla piena guarigione, purtroppo, ma almeno di offrire dignità di vita a questo piccolo.

E quando ormai la sua esistenza sembrava segnata ecco irrompere Madre Teresa che lo prende con sé e lo affida in un primo momento alle sue consorelle di Bucarest. Ci vorrà del tempo prima di ottenere il permesso di partire per l’Italia, dove la religiosa di Calcutta intende portarlo per farlo operare. Un desiderio che si avvera e che vede Ciprian essere in cura prima al «Bambin Gesù» e poi al Policlinico Gemelli di Roma. Le operazioni riescono a salvargli parzialmente la vista di un occhio. Nel 1995 il Tribunale dei minori di Roma dichiara lo stato di adottabilità per Ciprian, ma nonostante l’impegno e gli sforzi della stessa Madre Teresa e delle sue consorelle non si riesce a trovare una famiglia disposta all’adozione. La sua disabilità e lo stato di salute «spaventano».

Quando Ciprian compie 15 anni arriva per lui una seconda svolta: si aprono le porte dell’Istituto Serafico di Assisi, un centro di eccellenza italiana e internazionale nel campo della riabilitazione e nella ricerca scientifica per i ragazzi con disabilità plurime. Ma Madre Teresa non perde di vista il suo Ciprian tanto che nel 1993 verrà in Italia appositamente per essere la madrina di Battesimo del ragazzo romeno. E lo seguirà sino alla fine dei suoi giorni. «Sono passati quasi venti anni da allora – raccontano al Serafico – e oggi Ciprian continua a vivere nella nostra struttura, dove è diventato un attore negli spettacoli del laboratorio teatrale, un pittore al laboratorio grafico, un marciatore tale da affrontare un tratto del Cammino di Santiago de Compostela, un campione di nuoto che ha persino vinto la medaglia d’oro alle special olympics nel 2014». Ed è anche «un straordinario “smontatore” di oggetti – dice con il sorriso una delle assistenti sociali –. Gli è sempre piaciuto smontate tutto, un giocattolo, un mobiletto, un tavolo. Per lui smontare un oggetto significa conoscerli, scoprirne i dettagli, avere certezza di ogni pezzetto».

E sicuramente Madre Teresa non ha mai smesso di stare accanto al suo Ciprian, a cui ha donato con quel gesto in orfanotrofio, una possibilità di vita vera.

Enrico Lenzi

© Avvenire, 3 settembre 2016

 

«Così la Madre viveva con noi a Roma»

 

La stanza dove Madre Teresa viveva a San Gregorio al Celio

A fare il servizio di portinaia, in questi giorni che precedono la canonizzazione di Madre Teresa, c’è sister Prasna, di origine friulana. «Il nome significa “vuota”, e la Madre diceva che era un programma di vita, perché bisogna essere completamente vuoti perché il Signore possa riempirci», spiega rapidamente, mentre passiamo in cappella e mi mostra la reliquia del sangue della loro fondatrice.

«Ne abbiamo un’altra nella sua stanza», aggiunge. Nel convento di San Gregorio al Celio, a due passi dal Circo Massimo, l’ex pollaio dei monaci camaldolesi era stato donato alle Missionarie della carità e da loro trasformato in piccole stanze.

In una di queste dormiva la suora di origini albanesi che sarà elevata all’onore degli altari da papa Francesco. Uno spazio angusto, minuscolo, ora aperto alla venerazione dei fedeli: un letto a dir poco austero (due panche che sorreggono il materasso), una scrivania con una sedia, un piccolo armadietto in legno. «Abbiamo aggiunto da poco una teca in vetro dove esporre un golfino blu della Madre», spiega suor Prasna, mentre prende fra le mani un crocifisso in legno appoggiato sulla scrivania, che custodisce l’altra reliquia del sangue della santa.

All’esterno della cameretta, c’è un via vai di suore, impegnate nelle pulizie con secchi e spazzoloni; altre consorelle insieme a suor Cyrene, la superiora provinciale dell’Italia di origini marchigiane, sono andate con un pulmino in via Casilina ad allestire tende in cortile e posti letto per le tante suore che arriveranno da ogni parte del mondo in occasione della canonizzazione.

A pochi metri, non si ferma il servizio delle Missionarie della carità ai più poveri fra i poveri, a cui sono chiamate e per cui professano un quarto voto, specifico, voluto dalla loro fondatrice. Nella casa di accoglienza di San Gregorio al Celio vengono ospitati oltre 60 uomini, stranieri e italiani, senza dimora o con disabilità, anche ex detenuti in alcuni casi. «Qui il pranzo si serve alle 11», riferisce Carla Cesarotti, una volontaria storica. «Ho bussato a questa porta nel 1983 e la superiora di allora, suor Monia, mi invitò a lavare i pavimenti. Ho cominciato così, provando una grandissima gioia mista a meraviglia. Allora nella casa venivano accolte anche le donne e io mi occupavo del loro piano. Ho stretto subito amicizia con alcune, che chiedevano affetto e ascolto».

Oggi Carla ha quasi 70 anni, i suoi due figli Davide e Nicoletta sono sposati e l’hanno resa nonna, eppure continua a venire a dare una mano alle suore con il sari bianco orlato di blu, che conosce tutte per nome e che la salutano con un sorriso luminoso. Ancora le brillano gli occhi di commozione quando ripensa al suo primo incontro con Madre Teresa, 32 anni fa: «Mi è venuta incontro e mi ha abbracciato, come fa una mamma che rivede sua figlia. L’accompagnavo con la mia macchina nei giri che doveva fare quando si fermava a Roma per qualche tempo. Era molto ironica, gioiosa; il suo sorriso, che entrava nell’anima, era un dono enorme. Un giorno le chiesi cosa significasse per lei chiudere una casa o trasferire altrove una comunità di consorelle. Rispose: “Vuol dire che è la volontà del Signore”, perché concepiva la realtà come un dono di Dio». E nelle sue parole, aggiunge Carla, «si percepiva un’esperienza spirituale aperta a tutti. Ripeteva: “Sia tu indù, cristiano o musulmano, è il modo in cui vivi la tua vita che mostra se appartieni a Dio oppure no”».

Sono una ventina i volontari che frequentano più assiduamente la casa di accoglienza di San Gregorio al Celio. Oltre a Carla, da sette anni c’è Ofredo Carotti, 63 anni, un passato da impiegato nel settore bancario e finanziario. Dopo un lungo percorso interiore di conversione, ha deciso di riavvicinarsi alla fede, grazie alla testimonianza di Madre Teresa, conosciuta indirettamente attraverso servizi televisivi, libri e articoli di giornale. Nel 2009 ha scelto di fare volontariato presso le sue figlie spirituali, «in cui la vedo viva. Così mi sembra di averla incontrata personalmente».

Laura Badaracchi

© Avvenire, 3 settembre 2016

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