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Papa Francesco: misericordia è sintesi dell'agire di Gesù

L'invito di Papa Francesco è a «non frapporre alcun ostacolo all’agire misericordioso del Padre». Il Papa ha messo in guardia dal ritagliarsi «una fede “fai da te” che riduce Dio nello spazio limitato dei propri desideri e delle proprie convinzioni. Ma questa fede non è conversione al Signore»

Circa 25mila i fedeli presenti in piazza per l’udienza generale, tra cui anche un gruppo di una trentina di fedeli cinesi della diocesi di Prato e un gruppo di un centinaio di fedeli provenienti da Hong Kong e guidati dal cardinale John Tong Hon. In piazza anche 120 seminaristi partecipanti al Campus promosso dalla Conferenza episcopale italiana. Sempre dall’Italia, 400 pellegrini della via Francigena provenienti dalla diocesi di Frosinone. Duecento gli sbandieratori di Castiglion Fiorentino che hanno atteso Papa Francesco ai lati del tratto finale che conduce al sagrato, come di consueto percorso a piedi dal Papa al termine del giro in jeep tra i settori della piazza.
Appena sceso dalla jeep, il Papa ha salutato altri bambini e si è fermato ad accarezzare in particolare un disabile.

Nella catechesi odierna Papa Francesco ha riflettuto sulla misericordia che ci salva e ha al centro il brano del Vangelo di Matteo (11, 2-6) nel quale si rivela la bontà e la misericordia di Gesù.

A Giovanni Battista che dal carcere manda i suoi discepoli da Gesù per domandargli se lui sia il Messia, Gesù risponde di essere lo strumento concreto della misericordia del Padre, che a tutti va incontro portando la consolazione e la salvezza, e in questo modo manifesta il giudizio di Dio. «I ciechi - ha proseguito il Papa -, gli zoppi, i lebbrosi, i sordi, recuperano la loro dignità e non sono più esclusi per la loro malattia, i morti ritornano a vivere, mentre ai poveri è annunciata la Buona Notizia. E questa diventa la sintesi dell’agire di Gesù, che in questo modo rende visibile e tangibile l’agire stesso di Dio».​

«Il messaggio che la Chiesa - ha sottolineato ancora il Papa - riceve da questo racconto della vita di Cristo è molto chiaro. Dio non ha mandato il suo Figlio nel mondo per punire i peccatori né per annientare i malvagi.
A loro è invece rivolto l’invito alla conversione affinché, vedendo i segni della bontà divina, possano ritrovare la strada del ritorno».

Il Papa ha messo in guardia ogni uomo a «costruirsi immagini di Dio che gli impediscono di gustare la sua reale presenza». «Alcuni si ritagliano una fede “fai da te” che riduce Dio nello spazio limitato dei propri desideri e delle proprie convinzioni - ha sottolineato Papa Francesco -. Ma questa fede non è conversione al Signore che si rivela, anzi, gli impedisce di provocare la nostra vita e la nostra coscienza.

Altri riducono Dio a un falso idolo; usano il suo santo nome per giustificare i propri interessi o addirittura l’odio e la violenza. Per altri ancora Dio è solo un rifugio psicologico in cui essere rassicurati nei momenti difficili: si tratta di una fede ripiegata su sé stessa, impermeabile alla forza dell’amore misericordioso di Gesù che spinge verso i fratelli.

Altri ancora considerano Cristo solo un buon maestro di insegnamenti etici, uno fra i tanti della storia. Infine, c’è chi soffoca la fede in un rapporto puramente intimistico con Gesù, annullando la sua spinta missionaria capace di trasformare il mondo e la storia».

L'invito finale di Papa Francesco è a «non frapporre alcun ostacolo all’agire misericordioso del Padre», «ma domandiamo il dono di una fede grande per diventare segni e strumenti di misericordia».

© Avvenire, 7 settembre 2016

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