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Povertà. Un bambino su dieci abita in case fatiscenti e gelide

Preoccupante rapporto di Save the children. L'11,2% dei minori vive una condizione di «severo disagio abitativo» e il 14,8% è al freddo. Milano: «Il 2018 deve essere l'anno della svolta»

Freddo e pioggia sono tornate a farsi sentire, ma non tutti i bambini hanno la possibilità di rifugiarsi in case calde e accoglienti. Secondo un report di Save the children, l'11,2% dei minori italiani sta affrontando questo inizio inverno in condizioni di «severo disagio abitativo», un dato superiore di ben quattro punti alla media dell'Unione Europea del 7,2%. Nell'Ue peggio di noi fa soltanto la Polonia.

Tante case fredde

Quando ci sono, poi, le case non sono adeguatamente riscaldate, come ben sa il 14,8% delle famiglie con bambini. Nuclei che fanno parte di quella fetta, sempre più grossa, di popolazione in condizione di «povertà assoluta», che, per quanto riguarda i minori, è aumentata del 14% in un solo anno, interessando 1 milione e 292mila under 18, oltre un terzo dei quali ha meno di 6 anni. Dal 2008, inoltre, il numero dei bambini che vivono in condizioni di disagio abitativo è cresciuto del 15,5%, mentre il 20,3% abita in case con gravi problemi di umidità, pareti gocciolanti e infissi rotti. Il 5,3%, infine, vive in abitazioni scarsamente luminose. Particolarmente preoccupante, annota Save the children, il dato relativo alle famiglie con bambini impossibilitate a riscaldare l’abitazione in modo sufficiente, che supera la media dell’Unione europea di oltre 6 punti percentuali e che, dal 2008, ha registrato un incremento del 28,7%.

Sfratti in aumento

Oltre a condizioni ambientali e «climatiche» difficili, queste famiglie povere devono fronteggiare anche l'incremento esponenziale degli sfratti esecutivi, ben 35.336 nel 2016 (+8% rispetto all'anno precedente). Le richieste di esecuzione di sfratto sono state invece 158.720 (+3%) e si stima che, in almeno il 70% delle famiglie soggette a sfratto siano presenti minori.

«Povertà minorile, vera emergenza»

«In un paese dove la povertà minorile rappresenta una vera emergenza - commenta Raffaela Milano, direttrice dei programmi Italia Europa di Save the Children - tantissimi bambini vivono in alloggi fatiscenti, senza la possibilità di crescere in salute e sicurezza. I dati sul disagio abitativo, già così preoccupanti, sono sottostimati: tengono conto delle sole famiglie con residenza, escludendo quei nuclei con minori in emergenza abitativa che vivono, per esempio, in rifugi di fortuna. Sempre più spesso - aggiunge Milano - al Nord come al Sud, nei quartieri più svantaggiati, ci troviamo a fronteggiare, con le associazioni e i servizi sociali territoriali, casi di emergenza abitativa che colpiscono i bambini, con conseguenze molto gravi per la loro salute, il percorso scolastico, la vita familiare. È indispensabile rafforzare gli strumenti di protezione per scongiurare il ripetersi di queste situazioni».

«Sindaci più sensibili»

Per tutelare la salute e la serenità di tanti minori in condizioni disagiate, Save the children chiede ai sindaci di applicare le deroghe, previste dalla legge, iscrivendo alle anagrafi comunali anche le famiglie, dove sono presenti minori, che vivono in strutture abusive. In questo modo, anche queste famiglie potranno avere accesso ai servizi sociali e a servizi vitali come la luce e il riscaldamento. «Chiediamo che il 2018 sia un anno decisivo nel contrasto alla povertà estrema dei minori - conclude Raffaella Milano -. Nel 2017 è stato introdotto uno strumento importante per le famiglie in povertà socio-economica, il «reddito d’inclusione», ma alle famiglie non iscritte all’anagrafe è preclusa la possibilità di presentare la domanda per il beneficio. Chiediamo quindi ai sindaci di applicare la deroga prevista dalla legge per consentire sempre alle famiglie in difficoltà socioeconomica l’accesso ad un sostegno e, allo stesso tempo, chiediamo che si attivi, a livello nazionale, un piano di contrasto alla povertà abitativa, a partire dalle famiglie con bambini e dalle persone più vulnerabili».

Paolo Ferrario

© Avvenire, mercoledì 27 dicembre 2017

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