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Quando la «rete» rilancia il Vangelo

Il tema della comunicazione è sempre stato centrale per la Chiesa; e non in modo strumentale, ma intrinsecamente legato alla "buona notizia" che Dio si fa vicino, comunicandosi nel Figlio.

È questo oggi un antidoto al rischio già sollevato da Paolo VI: «La tecnica generalizzata come forma dominante di attività, come modo assorbente di esistere, senza che la questione del suo significato sia realmente posta» (Octogesima Adveniens, 29).

Per superare il dislivello crescente tra velocità del mutamento e capacità di coglierne i significati si era già mosso nel 2002 il convegno "Parabole Mediatiche", indicando la direzione per comprendere il ruolo dei media oggi: non più semplici strumenti, ma elementi cruciali del paesaggio sociale, che entrano profondamente nelle sue dinamiche. Solo pochi anni dopo lo scenario mediale era già profondamente mutato e al centro del dibattito era ormai la rete, con la svolta social del web 2.0 che ci vede non più solo destinatari di messaggi, ma parte attiva del nuovo ambiente.

Nel frattempo lo stesso Benedetto XVI aveva sollecitato chi ha responsabilità pastorali a «saper raccogliere le sfide che pongono all’evangelizzazione queste nuove tecnologie» e invitato la Chiesa a esercitare una "diaconia della cultura" nell’odierno "continente digitale", percorrendone tutte le strade (Discorso del 29.10.2009). Ma un po’ per la novità di un ambiente distante e minaccioso per le generazioni non più giovani, un po’ per la rapidissima crescita di popolarità di social network come Facebook, sono emerse serie preoccupazioni da parte di genitori ed educatori, turbati dalla quantità di tempo trascorsa online dai nativi digitali, in questa sfera così totalizzante, orizzontale, refrattaria all’autorità, aperta a un’infinità di opzioni equivalenti. Ascoltando questa inquietudine, e cogliendo la raccomandazione di Benedetto XVI, l’Ufficio delle Comunicazioni Sociali (Ucs), con il Servizio nazionale per il Progetto culturale della Cei, ha scelto di entrare con decisione nello spazio digitale, da un lato istituendo una presenza riconoscibile e costantemente aggiornata per accompagnare e valorizzare il lavoro delle diocesi e della Chiesa su questi temi, grazie all’implementazione del sito (www.chiesacattolica.it); dall’altro iniziando un’esplorazione rigorosa dei nuovi territori digitali.

A questo scopo a partire dal 2009 l’Ucs ha promosso una serie di incontri con un gruppo interdisciplinare di docenti dell’Università Cattolica di Milano, per mettere a punto una ricerca sui social media orientata da un interesse antropologico prima che tecnologico (poi presentata a "Testimoni Digitali", e uscita nello stesso anno col titolo "Abitanti della rete"). In preparazione al convegno sono stati pubblicati sul sito testimonianze video, riflessioni in forma di blog, rimandi al dibattito nazionale e internazionale sui mutamenti in atto. Un percorso di preparazione durato più di un anno e culminato in "Testimoni Digitali" (21-24 aprile 2010) che ha segnato, lo si può dire con certezza retrospettivamente, un vero punto di svolta negli studi sul web, consentendo alla Chiesa italiana di esprimere una posizione estremamente avanzata rispetto al dibattito nazionale ma anche internazionale.

A partire dal convegno sono emersi snodi interpretativi di svolta e di non ritorno. Tra i più significativi il fatto che la rete non è strumento ma ambiente da abitare, ovvero territorio con una propria morfologia che può però essere "addomesticato" sulla base dei significati che sappiamo iscrivervi. Un ambiente fatto di relazioni, dove essere-con è il modo dell’esserci. Un ambiente che non è virtuale, ovvero non-reale, ma dotato di una diversa forma di realtà, dove trasportiamo noi stessi, le nostre relazioni e i nostri interessi; non il luogo di una vita parallela e false identità, ma di manutenzione delle relazioni significative e organizzazione di incontri faccia a faccia, in un continuo attraversamento del confine tra online e offline. Non quindi "perdita", ma possibile valorizzazione della realtà. Come la rete non è di per sé ambiente d’inautenticità (non più di quanto lo sia ogni ambiente sociale) così non è neppure impermeabile alla fede: al contrario, è il luogo dove si manifestano le domande antropologiche che da sempre connotano l’essere umano (bisogno di relazione, di senso, di verità; desiderio di un "oltre") che, anche se non possono trovare piena soddisfazione nel web, possono tuttavia venire intercettate, interpretate, condivise e rilanciate oltre il web.

La testimonianza è la forma che deve assumere oggi la presenza dei cristiani nel mondo "misto": un "contenuto generato dall’utente" che si radica nella verità e nell’ascolto e si traduce in uno stile che costruisce autorevolezza a partire dalla sintonia di pensieri, parole e azioni. Dunque, con "Testimoni Digitali" sono stati raggiunti tre importanti risultati: sul piano dell’interpretazione del significato del web, andando oltre il dualismo digitale; su quello antropologico, dato che il web è un territorio che come ogni ambiente presenta insidie, ma anche opportunità per coltivare la nostra umanità; su quello teologico: la fede è la dimensione verticale che "buca" l’orizzontalità, aprendo a un oltre che la rete fa desiderare senza poterlo offrire. La fede aiuta quindi a vivere nel web senza essere del web, senza lasciarsi risucchiare dai suoi meccanismi, ma sfruttando le opportunità di condivisione e relazione se si tiene la dimensione del senso, e non quella della tecnica, come criterio di orientamento.

Molte cose sono successe dopo "Testimoni Digitali". Tra le tante una merita di essere richiamata: la formazione degli animatori della comunicazione e della cultura. In particolare l’incontro in presenza del corso Anicec 2012, "Officina digitale", ha inaugurato uno stile più partecipativo, e un ripensamento dell’offerta formativa, in sintonia con l’esperienza e le riflessioni di questi anni. Dal dicembre 2012, consapevole del crescente ruolo dei Social Media, l’Ucs è anche su Twitter (@UCSCEI), incoraggiando con questa presenza anche i tanti organismi che nel nostro ambiente operano per la comunicazione. Che questa sia una strada impegnativa, ma doverosa da percorrere, non per sudditanza alle mode, ma per responsabilità verso il cambiamento, lo confermano i messaggi di Benedetto XVI in occasione della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Non ultimo quello di questo anno. In questa linea va letta l’apertura dell’account Twitter @Pontifex, che ha ormai oltre 5 milioni di followers in tutto il mondo. E che Papa Francesco abita oggi con grande naturalezza, testimoniando come la rete sia luogo per ridurre le distanze e tenere viva la speranza.

Domenico Pompili

© Avvenire, 24 aprile 2013

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