Arcivescovo

S.E. Francesco

Cacucci

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Settimana Liturgica Nazionale. Quarto Giorno domenica 30 agosto

La relazione del Priore di Bose Enzo Bianchi in Basilica, le conclusioni di S.E. Mons. Alceste Catella e la Concelebrazione Eucaristica in Cattedrale alle ore 11.00 presieduta dall'Arcivescovo di Bari-Bitonto Mons. Francesco Cacucci, chiudono i lavori della Settimana Liturgica Nazionale.

 

Ultimo giorno di lavori, domenica 30 agosto.

Alle ore 9.00, presso la Basilica di San Nicola, fr. Enzo Bianchi Priore della Comunità monastica di Bose relazionerà su L’Eucaristia della famiglia nel Giorno del Signore.

La famiglia si caratterizza come realtà in cui vivere relazioni di amore che diventano storia e che legano in alleanza tra loro un uomo e una donna e, nel contempo, le diverse generazioni. La famiglia dunque non va solo letta nella storia, ma va anche letta come amore che diventa storia, che si fa storia.

Per gli uomini la famiglia è storia: storia possibile di un inizio, di un’alleanza, di un perdurare nel tempo. Non a caso la famiglia è detta in ebraico bajit, in greco oîkos-oikía, ossia «casa», una realtà visibile, riconoscibile e riconosciuta, che è lo spazio vitale della famiglia.

Nella Bibbia  la famiglia è il luogo dell’amore, l’epifania dell’amore, l’alleanza nell’amore. Il patto nuziale che fa dell’uomo e della donna «una sola carne», è la prima affermazione dell’amore, è un amen detto all’incontro tra i due partner, tra le due alterità, è un antidoto al vivere senza l’altro.

L’amore genera l’alleanza e l’alleanza a sua volta genera paternità, maternità e quindi fraternità, tutte relazioni originarie essenziali alla vita.

Nella famiglia si impara anche la fiducia. La vita di ciascuno di noi dipende soprattutto dalla nostra capacità di credere, di avere fiducia negli altri, nella vita, nel futuro, di accettare la fiducia degli altri, ma questo è un insegnamento che si riceve innanzitutto nella famiglia.

Infine, nella famiglia si può accedere alla speranza, si può vincere la disperazione che incombe su ogni vita: avanzando nella vita si comprende che si può solo sperare con gli altri, e nella famiglia «sperare insieme» è necessario per imparare ad abitare il mondo e il tempo.

La famiglia è anche il luogo per eccellenza della prossimità. L’amore reciproco tra sposi, l’amore reciproco ma non simmetrico tra genitori e figli, l’amore fraterno, stanno all’interno del  comandamento che subordina tutti gli altri e che riassume tutta la Legge.

Nella famiglia l’amore è diffusivo: dai genitori ai figli, fino a farsi prossimo a coloro che sono senza famiglia, diventando padri e madri per gli orfani, attentamente amorosi verso le vedove, condividendo i beni dati da Dio al credente e alla sua famiglia.

Sia per l’Antico sia per il Nuovo Testamento la famiglia resta il luogo privilegiato, «l’ambiente naturale della trasmissione della fede».

In questa che si potrebbe chiamare chiesa domestica, i genitori devono essere per i loro figli i primi maestri della fede e assecondare la vocazione propria di ognuno». Credere insieme, esercitarsi nella fede si apprende nella famiglia.

Quanto al rapporto tra famiglia e giorno del Signore, se i primi cristiani testimoniavano: «Sine dominico non possumus», «senza domenica non possiamo vivere», anche la famiglia deve dare ancora oggi la stessa testimonianza nella compagnia degli uomini. La pratica cristiana della

domenica, il vivere cristianamente la domenica è sempre stato difficile e faticoso, come sempre lo è la sequela del Signore Gesù.

Per la sequela del Signore, dunque, per essere suoi discepoli in comunione con lui, occorre vivere la domenica come famiglia. Oggi che la società è frantumata, che le relazioni sono sempre più

precarie e la comunicazione sempre più virtuale, in vista dell’umanizzazione occorre un ritmo comune del tempo di riposo, antidoto all’alienazione da lavoro ma anche possibilità di stare insieme, di fare comunità, di vivere la comunione. Per reagire a questa deriva occorre riaffermare che è decisiva la pratica domenicale vissuta in famiglia; altrimenti anche l’eucaristia è vissuta solo individualmente come un  precetto da soddisfare e non come la possibilità di vivere in comunione ciò che si è: una famiglia, appunto.

Ecco il compito che sta davanti a noi: insieme sentirsi chiamati dal Signore, insieme ascoltare la Parola di Dio, insieme celebrare la fede, insieme vivere l’eucaristia che rende tutti un unico corpo, il corpo stesso di Cristo.

E dopo la celebrazione eucaristica, l’essenziale della vita cristiana, si dovrebbe insistere sulla possibilità della festa vissuta insieme, a cominciare dalla tavola festiva condivisa in famiglia.

E così torniamo al ruolo della famiglia: i genitori sono chiamati a insegnare ai figli non solo il ritmo settimanale, scandito dal giorno del Signore, ma quello dell’intero anno; hanno cioè il compito di far comprendere ai figli il valore delle feste – a partire dalla Pasqua, festa delle feste – e di aiutarli a

viverle da cristiani. Qui si situa anche l’insegnamento a pregare, che deve avere inizio quando i bambini sono molto piccoli;un insegnamento che nasce dal pregare con loro da parte dei genitori.

La Conclusione della Settimana è affidata a S.E. Mons. Alceste Catella, Vescovo di Casale Monferrato e Presidente del Centro di Azione Liturgica.

In Cattedrale alle ore 11.00 l’Arcivescovo di Bari-Bitonto S.E. Mons. Francesco Cacucci presiederà la Celebrazione Eucaristica di chiusura.

 

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