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Siamo un Paese sotto tutela

Anticipiamo il "Primopiano" del N. 34 di Famiglia Cristiana, in edicola dal 18 agosto. Nessun programma di risanamento sarà accolto se non a partire dai costi della politica

La politica non avverte la gravità del momento. Certo, deputati e senatori hanno interrotto le vacanze e rinunciato a viaggi esotici. Ma non pensino d’essere “martiri”. In Italia migliaia di famiglie non sanno più cosa sono le ferie. Non se ne possono permettere il “lusso”. Si arrangiano, con qualche giorno, presso amici e parenti. Nel Paese, intanto, si aggira lo spettro del “podestà forestiero”. Ne ha parlato l’economista Mario Monti, già commissario europeo. Il Governo, di fatto, è eterodiretto. Incapace di assumersi responsabilità, per non perdere consensi. Così la Banca centrale europea ci impone una lista di impegni, indispensabili a uscire dalla crisi.

Stretti come siamo nella morsa, tra crescita zero e fragilità dei conti pubblici. Il Paese è sotto tutela, nelle mani di banchieri e tecnocrati. Quel che non si è fatto a tempo e con il consenso delle parti, saremo costretti a deciderlo di fretta e per necessità. In un clima da resa dei conti e tensioni sociali. Ma tant’è. I politici sono simili a bambini viziati. Guai a toccargli i privilegi. Caricano i cittadini di pesi insopportabili, ma si guardano bene dal muovere un dito. Non hanno credibilità nel chiedere sacrifici, se non sono disposti a farne. Agiscono da “padroni” e non da “servitori” dello Stato.

Ma quale credito può ancora avere una classe politica che da mesi nasconde la crisi e che, compatta, ha messo ai voti che Ruby è nipote di Mubarak? L’indignazione dei cittadini è al limite. Nessun programma di risanamento sarà accolto se non a partire dai costi della politica. “Lacrime e sangue”, quindi. Ma per tutti. Non solo per le fasce più deboli o per famiglie con figli, anziani e disabili a carico. La casa brucia, ma le preoccupazioni sono ben altre: processo lungo e leggi ad personam. Nulla a che vedere con il debito pubblico, povertà delle famiglie, impoverimento del ceto medio, disoccupazione alle stelle.

Ancora oggi, con il Paese sull’orlo del precipizio, nessun cenno di autocritica su ritardi ed errori. La politica pensa solo a sopravvivere. Anche la Manovra per il pareggio di bilancio era stata spostata avanti negli anni, prima che i mercati e l’Europa ci obbligassero ad anticiparla. Così la responsabilità poteva ricadere su un altro esecutivo. Anche le ultime nomine di ministri e sottosegretari sono il prezzo pagato per rianimare un Governo senza più idee, sfiduciato nei recenti referendum.

Nello sconfortante circo dei mass media, con molta stampa prezzolata e una Rai non più servizio pubblico, brilla qualche “cane da guardia” del giornalismo nostrano. Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, del Corriere della Sera, continuano a mettere a nudo privilegi, sprechi, inganni e promesse mancate della “casta” politica. A cominciare dall’abolizione delle Province e dalla diminuzione del numero dei parlamentari. Solo dichiarazioni di intenti. Nulla di concreto.

Intanto il Paese, sotto tutela, balla sull’orlo del baratro. Incapace di coesione. Paghiamo lo scotto di tanti silenzi verso una “politica allegra” o del “dito medio”, che ha frantumato il Paese. Serve una scossa etica, per ritrovare l’anima. Quella vera, solidale. Di un popolo che ha intelligenza, capacità e risorse. Anche morali. «Basta un po’ di serietà», ha scritto Ferruccio De Bortoli. «Quella serietà che finora, purtroppo, non c'è stata».

© Famiglia Cristiana, 12 agosto 2011

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