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Sinodo. Enzo Bianchi: aiutiamo i giovani a incontrare Cristo

Per Enzo Bianchi, fondatore della Comunità Monastica di Bose e uditore al Sinodo dei giovani, la Chiesa non deve perdere il desiderio di generare la Fede

“Ho trovato molto interessante l’ascolto delle diverse situazioni dei giovani che vivono nella Chiesa o che non ne fanno parte. Al Sinodo c’è davvero un respiro di universalità”. La testimonianza, rilasciata ai microfoni di Radio Vaticana Italia, è di Enzo Bianchi, fondatore della Comunità Monastica di Bose, in Italia, uditore alla XV assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, dedicata ai “Giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

Dalla Chiesa della sofferenza, all’indifferenza per Dio

“Qui – spiega Bianchi – si ascoltano le situazioni della Chiesa della sofferenza, che vive nell’ostilità e nella persecuzione. E, allo stesso tempo. la voce di Chiese che appartengono all’occidente in cui la visione stessa di Dio è cambiata completamente”. Per cui, sentiamo voci che vengono da giovani che hanno sete di Dio, che cercano Dio, per i quali Dio è veramente un’opzione decisiva. Mentre in altri casi abbiamo piuttosto altre situazioni in cui Dio è diventato indifferente, ed è molto difficile poter fare anche un annuncio del Vangelo. In questi casi si tratterà di trovare nuove vie, attraverso soprattutto l’annuncio di Gesù Cristo, perché altrimenti Dio di per sé resta una parola molto ambigua, non interessante per i giovani, sempre più abituati a vivere come Dio non esistesse”.

Incarnare il Vangelo nella vita, per parlare ai giovani

“Nella Comunità di Bose, fra gli ospiti, abbiamo una grande maggioranza soprattutto di giovani. Credo sia per questo motivo che sono stato invitato al Sinodo”, racconta Enzo Bianchi. “L’esigenza che esprimono i giovani che vengono a Bose è quella di vedere come la fede può incidere nella loro vita: quindi nel quotidiano, nelle loro storie d’amore, nella loro vita professionale, sociale. Questo è quello che loro cercano”. “Certamente – commenta Bianchi – i giovani oggi non vanno subito alla ricerca di Dio, come vorremmo noi, o come pensa una generazione come la mia per la quale la ricerca di Dio era una sete che abitava nel nostro cuore”. “Oggi, si tratta di decodificare il Vangelo anche attraverso un’esperienza umana, per portare poi i giovani, attraverso l’umanità di Gesù, a comprendere che è Lui l’unico che salva e giustifica le loro vite e può immettere vita nella loro vita. Ecco, se si riesce a fare questo passaggio: questo incontro personale con Cristo, allora il cammino della fede è aperto, verso Dio ma anche verso la Chiesa che è il Corpo del Signore”.

Spazi di silenzio, ma abitati dalla Parola

“I giovani del pre-Sinodo hanno chiesto più occasioni di preghiera, silenzio e contemplazione”, ricorda Enzo Bianchi. “È una richiesta importante ma il silenzio deve essere abitato dalla Parola di Dio. Oggi i giovani sentono molto attrattiva per le preghiere di tipo orientale in cui meditazione e silenzio abbondano. Ed è una reazione alla verbosità delle nostre assemblee”. “Ma, attenzione: quel silenzio deve essere sempre una preparazione all’incontro con la Parola. Deve essere abitato dal Vangelo, altrimenti non produce nulla, se non un benessere individualistico. Ma questo è purtroppo la spiritualità che oggi rischia di regnare: un deismo vaporoso, etico, con una ricerca del benessere individuale. Questa non è la spiritualità cristiana: in cui Cristo, la Grazia, la Misericordia, salvano l’uomo e non semplicemente i cammini che lui percorre alla ricerca della pace interiore”.

La Chiesa non perda la voglia di generare Fede

“È ancora difficile dire quali potrebbero essere i frutti pastorali concreti di questo Sinodo, siamo ancora all’inizio”, conclude il fondatore della Comunità di Bose. “Vedremo come i padri sinodali sapranno indicare il futuro. Certo, come ha detto il Papa, il frutto del Sinodo non può essere solo un documento”. “Occorre che si aprano nuovi modi di pastorale, di presenza in mezzo ai giovani, di vicinanza. Perché se manca quello e se manca anche la voglia generativa della Chiesa verso la fede allora non ci sarà una generazione cristiana futura”.

Ascolta l'intervista a Enzo Bianchi
 
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