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Terra Santa: da gennaio 2020 tornerà visitabile il luogo del Battesimo di Gesù

E’ l’obiettivo del custode francescano di Terra Santa, padre Francesco Patton, che ha accompagnato nella visita del sito di Qasr Al-Yahud, sulla riva occidentale del fiume Giordano, il cardinale Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali. Riempito di mine durante la guerra del 1967, il terreno che circonda il piccolo convento è stato da poco bonificato

“Vorremmo accogliere qui i pellegrini per la celebrazione della festa del Battesimo di Gesù, il prossimo gennaio. Così quello che per quasi 50 anni è stato un campo minato, diventerà un campo di pace, di preghiera, di ritrovo dei pellegrini”. E’ un sogno che si realizza, quello che padre Francesco Patton, custode francescano di Terra Santa, racconta durante la visita del sito di Qasr Al-Yahud, (in arabo “Il castello degli Ebrei”) con il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, in occasione delle celebrazioni per gli 800 anni dell’incontro tra san Francesco e il sultano d’Egitto Al-Kamil.

Sulle rive del Giordano, i resti di una cappella del IX secolo

Qui, sulla riva occidentale del fiume Giordano, nei Territori Palestinesi ora occupati dallo stato d'Israele, si fa memoria del Battesimo di Gesù, e nel 1950 sono state scoperte le rovine di una cappella del IX secolo. All'interno del sito si trova il piccolo convento francescano, circondato dal 1967, durante la Guerra dei sei giorni, da un campo minato che è stato bonificato solo negli ultimi anni. Il cardinal Sandri e il custode padre Patton lo visitano con il nunzio apostolico in Israele e Palestina monsignor Leopoldo Girelli e una delegazione di frati francescani. A fare da guida padre Eugenio Alliata, archeologo dello Studium Biblicum Franciscanum e direttore del Terra Sancta Museum. Dopo la visita al convento e alla chiesa della Custodia di Terra Santa, il cardinale ha guidato un breve momento di preghiera concluso sulla riva del Giordano, presenti anche alcuni funzionari israeliani e alcuni soldati dell'esercito. 

Padre Patton: custodire, ma anche restaurare, i luoghi sacri 

Per padre Patton tornare a celebrare la Messa in questo luogo significa ristabilire il filo della tradizione. “In questi anni –sottolinea - abbiamo sempre festeggiato in un altro luogo sulle rive del fiume Giordano. Chiaramente per noi sarà molto significativo poter tornare dove tradizionalmente i francescani accoglievano i pellegrini. Il recupero di questo Santuario sarà un ulteriore passo a compimento della missione che la Chiesa ci ha affidato. Missione non solo di custodire i santuari, ma anche di recuperarli, di restaurarli e renderli accessibili". Ecco come ne parla a “Vatican News”:

Ascolta l'intervista a padre Patton

R. – Questo luogo, che è il sito del battesimo, è stato per 50 anni un campo minato: dal 1967 fino all’anno scorso. Poi, dopo che è stato svolto questo lavoro di pulizia, adesso può tornare ad essere un luogo d’accoglienza dei fedeli e dei pellegrini. Ma quando si smina un terreno, per me è sempre un avvenimento, perché un luogo che stava ad indicare il conflitto – le mine sono qualcosa di terribile – un campo minato, può diventare un campo di pace, un campo di preghiera, un campo di ritrovo dei pellegrini. Ed è molto bello anche che venga qui il cardinale Sandri, in questa nostra visita nell’VIII centenario dell’Incontro tra san Francesco e Al-Malik Al-Kamil: in fondo, è un sogno che si realizza. Questo luogo probabilmente già il prossimo gennaio sarà in grado di accogliere i pellegrini per la celebrazione della festa del Battesimo di Gesù, e da qui i pellegrini vedranno la riva giordana e la riva cisgiordana della Terra Santa.

Su quale riva del Giordano battezzava Gesù?

R. – Secondo il racconto di Giovanni, battezzava al di là del Giordano e probabilmente questo aveva anche un significato simbolico: il purificarsi per potere poi entrare con una dignità nuova nella Terra promessa – era un po’ come rifare il cammino dell’Esodo. Per noi, al di là dell’essere sull’una o sull’altra riva, è chiaro che questo luogo nell’insieme richiama questo momento iniziale del ministero pubblico di Gesù che è un momento nel quale Gesù si manifesta di fatto come il Figlio di Dio ma anche, nel Vangelo di Giovanni, come l’Agnello di Dio che prende su di sé il peccato del mondo, quindi è il momento in cui comprendiamo che il mistero dell’Incarnazione è un mistero di solidarietà: il Figlio di Dio che si è fatto uomo per prendere su di sé tutto quello che rende meno umana la nostra vita.

 

Nel 2000 la visita di san Giovanni Paolo II

Il terreno di Qasr Al-Yahud, frequentato dai pellegrini sin dal 1641, venne acquistato dalla Custodia nel 1932. Nel 1956 fu costruita una chiesetta, affidata ai frati di Gerico. A causa della guerra del 1967 tra Israele e Giordania, che toccò molto da vicino l’area, i frati furono costretti a scappare in fretta dal convento, abbandonando il sito che non fu più recuperato e divenne un campo minato di 55 ettari. Nel 2000 si aprì un accesso in occasione della visita di san Giovanni Paolo II in Terra Santa. Nel 2011 c’è stato un primo risanamento da parte delle autorità israeliane, che hanno reso il sito accessibile ai pellegrini, ma è solo nel gennaio 2018 che l’associazione “Halo Trust” ha concentrato il suo interesse su questo territorio. Grazie agli accordi e alla collaborazione delle autorità israeliane e ai finanziamenti di alcuni benefattori, l’area è stata bonificata.

Padre Alliata: Costantino avrebbe voluto essere battezzato qui

Padre Eugenio Alliata, docente di Archeologia biblica e Escursioni allo Studio Biblico Francescano di Gerusalemme, dal 2009 direttore del Museo della Flagellazione, descrive così la storia del sito:

Ascolta l'intervista a padre Alliata

R. – Questo luogo è menzionato già dai più antichi pellegrini. Il pellegrino di Bordeaux che viene nel 333 dopo Cristo, dice che si trova a cinque miglia dalla foce del Giordano, una distanza che porta questo punto. Si dice – come scrivono alcuni autori antichi – che l’imperatore Costantino avrebbe desiderato essere battezzato nel luogo stesso dove anche Gesù era stato battezzato: il Giordano. Quindi era un luogo molto famoso, molto noto. Si tratta di continuare questa memoria che risale ai primi tempi della Chiesa e che non è mai stata realmente dimenticata. La frequentazione al luogo è stata sospesa solo quando è diventato troppo rischioso poter continuare questa tradizione. Se si può riprendere, lo faremo subito. È anche un segno dei tempi, perché il movimento verso una riconciliazione non è mai stato così forte come in questo tempo: almeno a parole il movimento è molto forte. Bisogna che si trasformi anche in fatti.

Quindi, quando questo luogo potrà tornare ad essere un luogo di accoglienza per i pellegrini?

R. - Dipende dalla velocità con la quale verranno fatti lavori. La decisione di massima è già stata presa - la Custodia ha deciso di riaprire il sito ai pellegrini - ma naturalmente bisogna che si faccia un progetto significativo e che questo trovi finanziamenti adeguati. Il luogo è pronto. Il primo passo è stato quello di liberarlo dai segni della guerra, soprattutto dalle mine, che abbondavano lungo il confine. Il secondo passo deve essere quello di attrezzarlo in maniera conveniente come luogo di sosta per i pellegrini, di preghiera …

Altri progetti in questo momento in Terra Santa?

R. - Ad esempio, sul Monte Tabor sono stati creati nuovi spazi per la preghiera, presso la chiesa di San Giovanni a Ain Karem si vogliono fare dei lavori importanti, a Betlemme è state restaurata tutta la basilica. Questo è stato più un fatto ecumenico, comune. Anche ciò che è stato fatto al Santo Sepolcro è importante. Si è partiti dall’Edicola, adesso si vogliono estendere i lavori a un po’ tutta la basilica, per dare una presentazione dignitosa ad uno dei luoghi più importanti della cristianità.

Il monte Nebo, che notizie ci dà?

R. - Sul Monte Nebo sono stati fatti dei lavori importanti, perché dove c’era una semplice copertura anche un po’ danneggiata dal tempo, è stata costruita una nuova che di fatto serve anche come basilica, come chiesa. questo luogo è frequentato molto dai pellegrini che amano fermarsi a pregare in questo posto, così pieno della memoria della Bibbia.

Aumenta il numero dei pellegrini. Perché questo incremento? È un desiderio di confermare veramente la fede, di toccare con la mano le pietre che videro la storia di Gesù?

R. - La Terra Santa è sempre stata una grande attrazione. Bisogna dire che anche nel tempo il viaggio diventa in un certo senso più facile, meno costoso, le attrezzature più adeguate e quindi i viaggi sono facilitati. Bisogna che anche la parte ecclesiastica sia all’altezza di questo incremento del numero dei pellegrini.

Alessandro Di Bussolo / Silvonei Protz – Città del Vaticano

© www.vaticannews.va, venerdì 4 ottobre 2019

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